L’AQUILA – Questi i principali risultati ottenuti dall’economia della provincia di Teramo nel corso del 2010 emersi nel corso di una conferenza stampa che si è svolta ieri.

Torna la voglia di fare impresa: dopo quattro anni in cui il tasso di sviluppo imprenditoriale è risultato negativo, nel corso del 2010, si rileva un + 1,2 per cento, frutto dell’incremento del tasso di natalità dal 7 per cento al 7,5 per cento e della sensibile contrazione del tasso di mortalità dal 7,1 per cento al 6,3 per cento. Sono le società di capitale a presentare il saldo più favorevole (+248 imprese), seguite dalle imprese individuali e dalle società di persone.

Per quanto concerne l’andamento dei vari settori si rileva ancora un andamento negativo per l’agricoltura, il manifatturiero e il commercio; risultati positivi per il macro settore dei servizi.
 
L’artigianato provinciale conta a fine anno 9.634 imprese, uno stock diminuito di 47 unità (-185 nel 2009), quale risultato di 751 iscrizioni e 798 cessazioni. Il settore mantiene ancora un forte peso sull’economia provinciale con il 26,5 per cento delle imprese totali e contribuendo per il 16,9 per cento alla produzione del valore aggiunto.
 
Nel 2010 si consolida la crescita delle “donne in impresa”: le imprese partecipate in prevalenza da donne sono 9.682, contro le 9.518 del 2009, con un aumento quindi di 164 unità, pari al  + 1,7 per cento. La presenza maggiore si riscontra nel commercio (23,5 per cento con 2.272 imprese), in agricoltura (23,4 per cento con 2.262 unità), nel manifatturiero (12 per cento), nelle attività dei servizi di alloggio e ristorazione (9 per cento) e nelle altre attività di servizi (8 per cento).
 
Gli imprenditori extracomunitari passano da 4.148 a 4.246, risultato determinato in modo particolare dall’incremento registrato nel settore delle costruzioni, del commercio al dettaglio, dei servizi di ristorazione e delle coltivazioni agricole. I principali paesi di provenienza sono la Cina, l’Albania e le nazioni dell’Africa Settentrionale.
 
Sulla scia di quanto accaduto nel 2009, anche lo scorso anno i fallimenti sono aumentati in provincia di Teramo (+14,9 per cento) concentrati nei settori di specializzazione dell’economia teramana, abbigliamento e pelletteria (11), costruzioni (12) e commercio (10) e riguardano prevalentemente la forma giuridica della società a responsabilità limitata, ordinaria o a socio unico (per il 64 per cento dei casi).
 
Tutti gli indicatori sul mercato del lavoro evidenziano un deterioramento. Gli occupati sono diminuiti di 2.200 unità, le persone in cerca di occupazione sono  aumentate di 3.500 unità, facendo “schizzare” il tasso di disoccupazione all’8,6 per cento (6,0 per cento nel 2009), le ore autorizzate di Cassa integrazione guadagni sono cresciute del 35 per cento rispetto al 2009, arrivando ad oltre 12 milioni di ore.
 
Secondo le risultanze dell’indagine congiunturale del Cresa, i principali indicatori dell’attività manifatturiera denotano incoraggianti segnali di ripresa. Infatti, a parte i risultati negativi del terzo trimestre dell’anno, si rilevano incrementi tendenziali della produzione industriale, del fatturato, degli ordinativi e dell’export, mentre in flessione risultano i livelli occupazionali.
 
Il 2009 è stato l’anno “nero” dell’export teramano (-26 per cento). Nel corso del 2010  si è avuto un parziale recupero con un incremento del 14,6 per cento del valore esportato: un risultato così positivo non si registrava dal 1997. La spinta delle esportazioni ha sicuramente contribuito al tendenziale miglioramento degli indicatori di produzione e fatturato. Le migliori performance si rilevano per la componentistica auto, la gomma e plastica, i prodotti chimici, l’abbigliamento ed i mobili; in diminuzione ancora l’export di pelletteria.
 
Nel corso del 2010  il tasso di espansione del credito bancario è cresciuto in provincia di Teramo, a un tasso superiore al contesto regionale e nazionale. Il credito alle famiglie è cresciuto a un ritmo molto elevato, (+25,83 per cento), il tasso di sviluppo del credito alle imprese per la provincia di Teramo è risultato pari + 5,06 per cento. Sul lato del risparmio, per la raccolta bancaria da famiglie e imprese, il 2010 si è rilevato un anno negativo (complessivamente – 2,37 per cento). La qualità del credito ha evidenziato diffusi segnali di deterioramento; il flusso di nuove sofferenze rettificate in rapporto ai prestiti vivi, ha raggiunto a giugno 2010 il 2,14 per cento per la provincia di Teramo,  rispetto all’1,84 per cento del giugno 2009.
 
Il sisma dell’aprile  2009 ha avuto un effetto depressivo sul sistema turistico provinciale che ha trovato solo una parziale compensazione con l’andamento registrato nel corso del 2010. Si rileva, infatti, solo un parziale recupero rispetto all’anno precedente sia in termini di arrivi (+ 18,1 per cento) che di presenze (+ 16,2 per cento), ma dal confronto con i risultati ottenuti nel 2008, la dinamica risulta ancora negativa ( – 5,5 per cento per gli arrivi, – 2,2 per cento per le presenze).
 
La fase recessiva che ha investito pienamente l’economia provinciale negli ultimi due anni ha determinato una decisa frenata nel processo di produzione di ricchezza, riportando alcuni indicatori macroeconomici ai livelli di molti anni fa. Nel corso del 2010 il PIL pro capite è diminuito in provincia di Teramo del 1,6 per cento, passando da 20.945,5 euro del 2009 a 20.604,47 euro del 2010.

Tale risultato ha trascinato Teramo in fondo alla classifica regionale con contemporanea retrocessione di 2 posizioni nella classifica nazionale (dal 72° al 74° posto).