L’AQUILA – Nonostante le chiare e perentorie rassicurazioni del neo presidente del Teatro stabile d’Abruzzo, Ezio Rainaldi, sulla definizione degli incarichi dell’organigramma dell’ente, il brusio delle polemiche sembra non placarsi.
Se è vero, come dice Rainaldi, che la politica ha già fatto le sue scelte, è anche vero che l’ex dirigente e direttore artistico del Tsa Federico Fiorenza conferma di aver ricevuto una proposta di collaborazione e che sulla vicenda vorrà vederci chiaro, incontrando, da quanto appreso da AbruzzoWeb, direttamente il presidente della Regione, Gianni Chiodi.
Ma è il vice presidente del Tsa Innocenzo Chiacchio a sciogliere molti dei dubbi che aleggiano sulla vicenda delle nomine e sulla conferma di Alessandro Preziosi come unico direttore artistico, fugando a termini di regolamento l’ipotesi di una co-direzione Fiorenza.
“Secondo il mio parere, che non può non essere tecnico – spiega a questo giornale – ciò che non è stato preso in considerazione è lo statuto del nostro ente. Noi ci siamo semplicemente limitati a osservarlo con la massima trasparenza e rigore possibili: di concerto con l’allora presidente Luigi De Fanis abbiamo, così come previsto, proposto al consiglio di amministrazione del Tsa il nome di Preziosi come possibile direttore, che è stato poi accolto da una regolare votazione”.
“Lo statuto parla chiaro, questi sono i passaggi – prosegue – Ma una cosa devo chiarirla: lo statuto non prevede in alcun modo la figura di un co-direttore”. Cioè proprio quella carica che, da quanto si è appreso, sembrava fosse stata studiata per Fiorenza e proposta, prima di una precipitosa marcia indietro.
“Un altro aspetto che non è stato considerato – prosegue ancora Chiacchio – è che tra tanti importanti candidati alla direzione artistica dell’ente si fecero a suo tempo i nomi di Alessandro D’Alatri e di Luca Barbareschi. Ma abbiamo preferito puntare sulla figura di Preziosi anche perché secondo me ha oltremodo meritato questo incarico, portando a casa tanti successi prodotti dal Tsa: lo dimostra il trionfo di spettacoli come il Troilo e Cressida, Igiene dell’assassino e non da ultimo il Cyrano de Bergerac“.
“Capisco che esistano considerazioni politiche e penso siano legittime – conclude Chiacchio – soprattutto perché in molte ipotesi di nomina è notoriamente l’organo politico che segnala certi nomi. Ma se esiste una valenza politica anche stavolta da non sottovalutare, io su questo non voglio esprimere pareri, ma parlare esclusivamente degli aspetti tecnici e artistici, che sono poi quelli di mia pertinenza e sicuramente quelli più interessanti”.



