L’AQUILA – “Così chiudiamo e andiamo via dall’Aquila. Su di noi si abbatte un nuovo terremoto. Siamo stati traditi dalla politica locale, regionale e nazionale, è un bel regalo di Pasqua e un bel messaggio per il nono anniversario della tragedia”.
Rabbia, sconcerto e sconforto la fanno da padroni tra imprenditori e professionisti che si sono visti recapitare le cartelle esattoriali per il recupero delle somme milionarie relative alla sospensione delle tasse nel cratere del terremoto dell’Aquila del 2009.
Somme che per la Commissione Europea sono aiuti di Stato.
Proprio nei giorni immediatamente precedenti la Santa Pasqua e a pochi giorni dal nono anniversario di una tragedia che il 6 aprile 2009 ha devastato il territorio aquilano facendo 309 morti e 1500 feriti. E tra le centinaia di imprese e partite Iva è mobilitazione: tra le iniziative blocchi stradali e scioperi.
Mentre c’è chi dalla minaccia di andare via è passato ai fatti: secondo una indiscrezione clamorosa potrebbe delocalizzare e lasciare L’Aquila il gruppo farmaceutico Menarini che insieme a Dompé e Sanofi costituisce uno dei pochissimo poli industriali virtuosi del panorama regionale.
Quello che si è sperato per anni non dovesse accadere, ha avuto un’accelerazione visto che la presidenza del Consiglio dei Ministri anziché farsi notificare l’infrazione, ha nominato un commissario incaricato del recupero, Margherita Calabrò, dirigente dell’agenzia delle entrate. Questo nonostante le rassicurazioni date dalla politica nazionale di allungare i tempi a dopo il 6 aprile.
Secondo quando si è appreso sono state notificate circa 350 istanze di pagamento, tutte al di sopra dei 100mila euro, ma con picchi di milioni di euro, con la scadenza perentoria di 30 giorni. C’è chi parla di 300 milioni complessivi comprese multe e sanzioni.
Insomma oltre al danno la beffa. Imprenditori e professionisti titolari di partite Iva si sono riuniti fisicamente e si tengono in contatto addirittura con un gruppo su wa aperto al momento.
La speranza viene riposta nel ricorso collettivo curato dall’avvocato Roberto Colagrande, al quale si sono rivolte tutte le associazioni di categoria, che presenterà ricorso il 6 aprile, giorno della commemorazione del sisma, contro la nomina del commissario ad acta.
Per il 18 aprile è prevista la discussione davanti ai giudici amministrativi.”Saremo in 3mila sotto la sede del tribunale amministrativo regionale all’Aquila – spiega un imprenditore che chiede di mantenere l’anonimato -. Abbiamo allertato i politici sui quali peraltro non confidiamo più, ma la nostra speranza è che i giudici amministrativi decidano secondo coscienza e dando una interpretazione umana alla norma”.
L’imprenditore si mostra disperato: “Devo pagare entro 30 giorni circa 600 mila euro – attacca -, se non riusciremo a bloccare le cartelle esattoriali, i miei trenta operai rimarranno senza lavoro oppure dovranno seguirmi perché andrò via dall’Aquila. C’è tanta rabbia e nervosismo tra di noi, comunque prima di arrenderci, ci faremo sentore con proteste clamorose”.
L’imprenditore aquilano rimarca “la cattiveria di inviare la cartelle prima di Pasqua e con il 25 aprile la scadenza, significa che avremo 15 giorni per trovare una soluzione”.
“Se il Tar non dovesse concedere il blocco – spiega ancora – , imprese e professionisti dovrebbero dimostrare con una perizia i danni di 9 anni fa. la somma verrebbe così scalata. Ma mi chiedo: quale commercialista, ingegnere o perito si assumerà una responsabilità del genere? Quindi o paghi o sarà fallimento sicuro. Infatti, con la cartella esattoriale, le banche bloccheranno l’accesso al credito, non si farà più attività e la ricostruzione si fermerà”.
Sulla tematica, sulla quale si sono susseguite iniziative nel corso degli anni anche con visite all’Aquila di parlamentari europei, tra cui David Sassoli, Pd, vice presidente del Parlamento europeo, c’è stato un summit nei giorni scorsi promosso dal vice presidente della Giunta regionale Giovanni Lolli. In quella occasione è stata inviata
Una diffida al presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni, e ai sottosegretari Paola De Micheli e Sandro Gozi, tesa a bloccare il processo della restituzione delle tasse nella quale è contenuta la minaccia di rivalersi sulla filiera autorizzativa, quindi anche sugli alti dirigenti dello Stato, ed un ricorso al Tar contro la nomina del commissario ad acta per il recupero delle somme.
Azioni che si sono rivelate infruttuose. Alla riunione sono intervenuti la senatrice del Pd Stefania Pezzopane, il senatore di Noi con l’Italia-Udc Gaetano Quagliariello, e i deputati di Forza Italia, Antonio Martino e della Lega Luigi D’Eramo.
I parlamentari abruzzesi hanno annunciato la clamorosa forma di protesta del lutto al braccio nel corso della prima seduta, il 23 marzo scorso, attuata solo in parte, cioé davanti alle telecamere dal deputato forzista.
Nella diffida inviata indirizzata anche al capo del dipartimento per le Politiche Europee, Diana Agosti, al coordinatore della Struttura di Missione per le Procedure di Infrazione alla Normativa UE, Massimo Condinanzi, si è rimarcato “come la decisione, se eseguita, avrà effetti irreversibili su un territorio che ha avviato la ricostruzione del proprio tessuto economico e sociale dopo il devastante sisma del 2009 e nel pieno di una congiuntura economica negativa”.
La lista conosciuta sul territorio era di 126 imprese che avrebbero dovuto restituire circa 75 milioni che con le sanzioni diventerebbero circa il doppio. Ma con l’avvento del commissario, che ha chiesto gli indirizzi ai Comuni, sono diventate circa 350. Contro la restituzione delle tasse Regione, Comune dell’Aquila ed associazioni di categoria hanno già presentato un ricorso al Tar contro il provvedimento dell’Ue dell’agosto scorso con cui ha intimato al Governo la restituzione della tasse. (b.s.)



