L’AQUILA – Il ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca difende a spada tratta l’emendamento-killer che vuole cancellare la legge sull’abbattimento delle tasse per le popolazioni dell’Aquila e del “cratere” sismico: “è il solo modo in cui gli aiuti possono essere effettivamente percepiti”.

Una posizione che stride con quella espressa questa mattina dalla totalità delle categorie e degli ordini professionali nel corso di un incontro presso il Comune dell’Aquila, alla presenza del sindaco, Massimo Cialente, e del deputato del Partito democratico Giovanni Lolli.

Un vertice in extremis nell’ultimo giorno utile prima che diventino efficaci le circolari di Inps e Inail che chiedono la restituzione del 100% dei contributi previdenziali precedentemente sospesi.

“Il governo si è calato le braghe nei confronti dell’Europa, si interessano più a loro che a noi”, hanno tuonato alcuni.

Il riferimento è alla Commissione di Bruxelles che ha aperto una procedura di infrazione per l’Abruzzo e altre regioni colpite in passato da calamità, e non solo una richiesta di chiarimenti come si pensava, per quelli che ritiene aiuti di Stato, a meno che non venga giustificato il nesso di causalità con il danno subito.

Un’evenienza che le imprese non vogliono neanche prendere in considerazione visto che, tra l’altro, l’emendamento stabilisce debbano essere certificate entro il 30 gennaio 2013, un termine “praticamente impossibile da rispettare”, come spiegato dai numerosi tributaristi, commercialisti e consulenti del lavoro presenti.

Ma per Barca “la disciplina comunitaria prevede una deroga agli aiuti di Stato solo a coloro il cui reddito da attività produttive sia stato effettivamente danneggiato dall’evento naturale, in modo proporzionale a tale danno.

L’emendamento, che lunedì sarà all’esame del Senato – prosegue – limita correttamente l’ambito di applicazione di tali aiuti in relazione alle calamità di Marche e Umbria nel ‘97, di Molise e Umbria nel ‘92, e Abruzzo nel 2009, prevedendo che il beneficio sia riconosciuto a coloro che dimostrino il nesso di causalità diretto con i predetti eventi sismici”.

Facile, quindi, prevedere che si andrà al muro contro muro: da un lato le “partite Iva” del territorio, dall’altro il governo.

In mezzo la politica che dovrà fare da cuscinetto tra l’interpretazione prettamente burocratica della vicenda da parte dell’esecutivo nazionale e il grido di dolore delle imprese e dei professionisti che chiedono di non dover subire “la mazzata finale sull’economia cittadina”.

Sono 7 mila, infatti, i soggetti interessati dal provvedimento che dovranno, eventualmente, restituire una somma che si aggira sui 4-500 milioni di euro, anche se una stima precisa non c’è.

Lolli, questa mattina, ha dichiarato che farà di tutto per bloccare l’emendamento, dopo che ieri notte ne ha ottenuto la sospensione, però ha anche chiesto di non alzare troppo i toni con il governo, con il quale, almeno per un altro po’, bisognerà comunque dialogare.

Alla fine la speranza di tutti è che le cose restino come sono (“almeno adesso abbiamo una legge a cui appigliarci”, era il sentimento diffuso), salvo verificare in seguito l’evolversi della situazione.

Nel frattempo i contribuenti verranno invitati a non pagare e per difendersi da eventuali recuperi coattivi verrà messa loro a disposizione una squadra di avvocati. Legali che saranno utilizzati anche per preparare i ricorsi contro i documenti unici di regolarità contributiva (Durc) negativi rilasciati da Inps e Inail, certificati indispensabili alle aziende edili per partecipare alle gare pubbliche e ottenere gli affidamenti della ricostruzione da parte dei privati.

Qualcuno si è spinto anche oltre: “questa situazione delle tasse è comune a tante altre, l’Italia riceve continuamente notizie di avvio di procedure di infrazione, al limite faremo come gli allevatori del Nord con le quote latte, solo che, invece del letame (con cui venne inondata l’autostrada A4 per protestare contro la Ue, ndr), porteremo le nostre macerie sulla A24”.

La prossima puntata ci sarà lunedì, quando il tavolo tornerà a riunirsi per definire nel dettaglio la strategia comune, sempre che, nel frattempo, l’emendamento-killer attaccato in zona Cesarini alla legge sulla stabilità non sia stato approvato.

Allora sarà battaglia vera. Pierluigi Biondi

IL COMUNICATO DEL MINISTRO BARCA

“È all’attenzione del Parlamento, nell’ambito della Legge di Stabilità da approvare entro la settimana prossima – dichiara il ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca – un emendamento teso a chiudere la procedura di infrazione (di cui è bene ricordarne il numero: SA308333085), che concerne la limitazione degli aiuti illeggittimamente concessi alle popolazioni colpite dalle calamità naturali negli ultimi 20 anni. Infatti la legislazione italiana ha finora concesso esenzioni fiscali e contributive a tutti gli operatori che risiedevano nelle aree colpite”.

“La disciplina comunitaria prevede invece – aggiunge il ministro – una deroga agli aiuti di Stato solo a coloro il cui reddito da attività produttive sia stato effettivamente danneggiato dall’evento naturale, in modo proporzionale a tale danno. L’emendamento di cui sopra, che lunedì sarà all’esame del Senato, limita correttamente l’ambito di applicazione di tali aiuti in relazione alle calamità di Marche e Umbria nel ’97, di Molise e Umbria nel ’92, e Abruzzo nel 2009, prevedendo che il beneficio sia riconosciuto a coloro che dimostrino il nesso di causalità diretto con i predetti eventi sismici”.  

“È questo il solo modo in cui gli aiuti possono essere effettivamente percepiti, come è giusto, dagli operatori colpiti – conclude Barca – affinché essi non debbano invece restituirlo, vivendo nei prossimi mesi in condizioni di grave incertezza e precarietà: cosa che, nel caso dell’Abruzzo che seguo personalmente, sarebbe gravemente lesiva dello sforzo accellerato di ricostruzione che nei prossimi giorni, con atto formale, si estenderà ai centri storici”.

IL TESTO INTEGRALE DELL’EMENDAMENTO

All’emendamento 2.0.2000, aggiungere, il fine, i seguenti commi:

1. Al fine di dare sollecita e coerente attuazione alla Decisione di esecuzione della Commissione 17 ottobre 2012, con riferimento alle calamità naturali che hanno colpito Marche e Umbria nel 1997, Molise e Puglia nel 2002, Abruzzo nel 2009, la riduzione al 40 per cento del carico tributario e contributivo di cui all’articolo 3, comma 2, del decreto legge 23 ottobre 2008, n. 162, convertito, in legge 22 dicembre 2008, n. 201 e all’articolo 33 comma 28 della legge 12 novembre 2011, n. 183 trova applicazione alle imprese che hanno subito danni diretti in conseguenza di tali calamità e nei limiti degli stessi, tenuto conto anche degli aiuti previsti attraverso altre misure.

2. Per stabilire i danni e dimostrare un nesso di causalità diretto con le predette calamità, i beneficiari devono presentare, entro il 30 gennaio 2013, agli uffici territorialmente competenti di Agenzia delle Entrate, Inps ed Inail, dichiarazione sostitutiva ai sensi dell’articolo 47 del decreto del Presidente della repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 corredata dalla perizia redatta da un professionista autorizzato che attesti:
a) la tipologia dei danni subiti dal beneficiario e la loro quantificazione;
b) gli eventuali aiuti ricevuti dal altre fonti per il risarcimento degli stessi danni;
c) l’ammontare complessivo della misura di aiuto che si percepirebbe applicando per intero le disposizioni di legge di cui al comma l e la congruità fra il danno subito e la misura dell’aiuto.

3. La riduzione del carico tributario e contributivo di cui al primo comma, per essere compatibile con l’articolo 107, paragrafo 2, lettera b), del TFUE, non può tradursi in un aiuto il cui ammontare non sia proporzionale all’importo dei danni e che ne comporti una sovracompensazione.

4. L’Agenzia delle Entrate, l’Inps e l’Inail, mediante apposita convenzione, da stipularsi entro il 15 gennaio 2013, definiscono le modalità tecniche per effettuare il monitoraggio ed il controllo dei dati acquisiti ai sensi del secondo comma.

5. Per effetto della Decisione della Commissione 17 ottobre 2012, fatta salva l’applicazione del Regolamento (CE) 1998/2006, la riduzione del carico tributario e contributivo di cui al primo comma è sospesa nei confronti delle imprese che:
a) entro il 30 gennaio 2013 non presentano la dichiarazione di cui al secondo comma o la cui dichiarazione risulta, in tutto o in parte, non veritiera ad un successivo controllo;
b) hanno già pagato l’intero ammontare dei tributi e contributi, e in tal caso l’eventuale domanda di rimborso non può essere accolta;
c) non hanno titolo al beneficio.

6. Le imprese di cui al precedente comma riprendono il pagamento dei tributi e contributi nella misura integrale, fatto salvo il beneficio della rateizzazione.

7. Per impresa si intende, secondo la giurisprudenza comunitaria, qualsiasi ente o soggetto che, esercita un’attività economica consistente nell’offrire beni o servizi su un determinato mercato.