L’AQUILA – Hanno vinto una battaglia ma non la guerra, gli specializzandi abruzzesi, un migliaio di medici in formazione, metà studenti metà lavoratori che oggi hanno protestato davanti alla Camera dei deputati contribuendo a sventare l’approvazione della cosiddetta “tassa ammazza-giovani”.
Secondo un emendamento inserito nel ddl in discussione in Parlamento, le somme corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale, superiori alla somma di 11.500 euro, sarebbero state sottoposte a tassazione Irpef. Scampato pericolo, per ora.
Ai microfoni di AbruzzoWeb, due specializzandi della facoltà di Medicina dell’Università dell’Aquila. Emanuela Cecilia spiega che “siamo molto soddisfatti, abbiamo voluto ribadire la nostra posizione rispetto alla tassa che il governo voleva imporci. Per ora è stata abrogata, la protesta ha portato frutti”.
I problemi però non sono risolti e la mobilitazione continua, come spiega un altro specializzando, Emiliano Petrucci.
“Come figure professionali siamo presi come lavoratori, come figure in formazione siamo specializzandi, cioè a tutti gli effetti studenti – precisa – Si tassavano borse di studio e assegni di ricerca, condizione poco piacevole per chi affronta anche le spese del lavoro”.
“Il problema non è stato risolto ma solo rinviato, è una soluzione tampone del governo che solo demandato. Vogliamo essere adeguati agli standard europei – conclude – dove si considerano i medici in formazione come figure professionali retribuite per questi fini ma anche che producano materiale scientifico”. (alb.or.)



