L’AQUILA – Dopo l’Abruzzo, anche la Regione Marche ha ufficialmente presentato il ricorso alla Corte costituzionale contro il decreto Milleproroghe nella parte riguardante la cosiddetta “tassa sulle disgrazie”.

La notifica del ricorso, entro i termini previsti per legge, è stata formalizzata ieri al presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi.

La decisione di opporsi al “milleproroghe” riguarda la parte in cui è previsto che debbano essere le Regioni, con l’utilizzo massimo della leva della fiscalità, a dover sostenere i costi delle calamità naturali.

La decisione dell’amministrazione guidata da Gian Mario Spacca è supportata dal parere del presidente emerito della Corte costituzionale Valerio Onida, da una risoluzione pressoché unanime dell’assemblea legislativa delle Marche e dalla posizione della Conferenza delle Regioni.

Oltre ad Abruzzo e ora Marche, anche la Basilicata ha deciso di presentare lo stesso ricorso alla Corte Costituzionale.

Tre regioni con maggioranze diverse che arrivano alla stessa “grave decisione di aprire un conflitto costituzionale”, si osserva in una nota della Regione marchigiana.

La cosiddetta “tassa sulle disgrazie” stabilisce che per sostenere le spese conseguenti all’emergenza le Regioni debbano intervenire, in maniera progressiva, con manovre di bilancio, aumentando, sino al limite massimo consentito dalla vigente legislazione tributi, addizionali, aliquote ed elevando l’accisa sulla benzina fino a un massimo di cinque centesimi per litro, ulteriori rispetto alla misura massima attualmente consentita.

Nei giorni scorsi il governatore abruzzese, Gianni Chiodi, ha spiegato che “abbiamo deciso in Giunta di impugnare la legge perché non è così giusta e presenta anche profili di incostituzionalità”.

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