L’AQUILA – “Le indagini hanno dimostrato il giro di soldi, le tangenti, cosa non facile”, ma “non si tratta di una indagine sul Comune ma su persone che ruotano intorno a esso”, ha spiegato il capo della Squadra Mobile della Questura dell’Aquila, Maurilio Grasso, nella conferenza stampa sulla nuova inchiesta sulle tangenti legate alla ricostruzione che si è abbattuta sul Comune dell’Aquila e che ha portato alle dimissioni del vice sindaco Roberto Riga, uno degli otto indagati.

Al centro dell’inchiesta l’impresa Steda srl dell’imprenditore Daniele Lago, venuta all’Aquila per accaparrarsi appalti pagando tangenti ad amministratori e faccendieri.

Tangenti pagate in contanti, “con consulenze fittizie” e addirittura con moduli abitativi provvisori come nel caso di Pierluigi Tancredi, all’epoca dei fatti consigliere comunale e delegato comunale per la ricostruzione, poi dimessosi da entrambe le cariche, al quale la Steda ha dato cinque moduli abitativi provvisori ancora da montare che secondo l’accusa Tancredi avrebbe rivenduto ricavandone 200 mila euro.

Il lavoro più importante è la messa in sicurezza in affidamento diretto, perché in piena emergenza terremoto, di Palazzo Carli, ex sede del rettorato, per un valore di circa 5 milioni di euro.

Secondo l’accusa, la Steda sarebbe stata imposta dagli ex amministratori finiti ai domiciliari alla ditta Silva che aveva avuto l’incarico, tanto che si procedette a una associazione temporanea d’impresa.

L’inchiesta nasce da un contenzioso avviato dalla stessa azienda aquilana Silva contro la Steda in particolare per lavori non pagati per un importo di circa un milione e 300 mila euro, che compaiono nell’inchiesta con l’accusa di appropriazione indebita a carico dell’impresa veneta.