L’AQUILA – Una delle chiese più devastate del centro storico dell’Aquila, quella di Santa Maria Paganica, scoperchiata dal sisma del 6 aprile 2009, che diventa terreno di caccia per faccendieri senza scrupoli, pronti a guidare la mano del sacerdote con gravi disturbi cognitivi e falsificarne la firma pur di firmare l’accordo per l’affidamento diretto dei lavori da 19 milioni.

È una delle parti più pesanti tra le 55 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella su richiesta dei pubblici ministeri Antonietta Picardi e David Mancini, che ha portato a 5 arresti, 2 in carcere e 3 ai domiciliari, nell’ambito dell’operazione “Betrayal” su tangenti e appalti nella ricostruzione dei beni culturali.

Per questo filone gli indagati Massimo Vinci, Patrizio Cricchi e Antonio Ciucci sono accusati di falso ideologico commesso da privato in atto pubblico continuato e in concorso.

Vinci viene indicato come “dominus della ditta individuale Cai di Incontro Cristiano, ancorché risulti essere soltanto dipendente di quest’ultima, con qualifica di impiegato di 6° livello”. Questo faccendiere, per il giudice, “ha sfruttato la malattia del parroco della chiesa, don Renzo Narduzzi, e l’amicizia con il vice parroco, don Stefano Rizzo” per accaparrarsi quella ghiotta commessa.

“Con contratto del 27 luglio 2011, nella qualità di legale rappresentante dell’ente parrocchia Santa Maria Paganica, Narduzzi ha affidato all’impresa edile Cai di Incontro Cristiano l’esecuzione dei lavori di riparazione con miglioramento sismico del complesso edilizio”. In questa vicenda “opererà tutti i suoi interventi per ottenere scritture private retrodatate al fine di aggiudicarsi i lavori”.

Gli investigatori hanno parlato con il direttore sanitario della clinica che ha ospitato don Narduzzi dal 7 maggio 2013 stesso, che ha riscontrato da subito uno “stabile e grave difetto dell’orientamento spazio temporale” e, poi, a giugno, lo ha giudicato “ulteriormente deteriorato dal punto di vista cognitivo”.

Il dettaglio significativo è che “nel giorno del ricovero, il consenso informato a procedure diagnostiche e terapeutiche è stato sottoscritto da Stefano Rizzo, in quanto il paziente era inabile ad apporre la propria firma”.

Tutto questo il 7 maggio 2013 mentre il parroco è morto il successivo 19 dicembre.

“Lo stato di salute del parroco e la sua capacità di intendere e di volere sono elemento estremamente rilevante – sottolinea Gargarella – in quel periodo lo stesso ha firmato le scritture private nell’ambito della costituzione dell’Ati (associazione temporanea d’impresa, ndr) tra le società Cai di Incontro Cristiano, Cricchi Carlo e Ircop Spa”.

La Ati viene formalizzata in documenti che riportano date del 2012, ma “se le trattative sono iniziate a maggio 2013, sono stati logicamente retrodatati”, fa presente il Gip.

E la conferma arriva dallo stesso Vinci in un’intercettazione ambientale con Vito Barozzi della Cobar, quest’ultimo non indagato ed estraneo all’appalto per questi lavori.

“Qua la data la dobbiamo mettere – dice – perché il prete mi diceva se potevamo mettere una data almeno antecedente a un mese fa, 15-20 giorni fa. Siccome è dissociato, lo abbiamo quasi accompagnato con la mano a firmare quindi la Curia sa che ha questo problema mentre un mese e mezzo fa non ce lo aveva”.

Ecco perché, secondo Gargarella, “i documenti richiamati nell’atto costitutivo dell’Ati non solo sono stati retrodatati, ma recano la firma falsificata del parroco don Renzo Narduzzi, in quanto all’epoca della formazione dei documenti (maggio-giugno 2013) era impossibilitato a sottoscrivere un qualsivoglia atto”.