L’AQUILA – “Mi preme sottolineare che, allo stato, nessuna decisione risulta adottata e, in ogni caso, il riordino della geografia della giustizia tributaria sarà oggetto di apposito provvedimento delegato, sottoposto al vaglio parlamentare, nel quale il governo terrà conto dei dati oggettivi e delle valutazieni prese dal consiglio di presidenza della giustizia tributaria”. Lo ha detto il ministro delle Finanze Giancarlo Giorgetti  rispondendo a una interrogazione parlamentare nella quale si chiedeva conto dei forti tagli al comparto previsti in un progetto di riordino che riguardano tutta Italia, soprattutto il nord,  ma  che penalizzarebbero anche le sedi di Pescara, Teramo e Chieti. Si tratta di una giurisdizione importante in quanto il valore delle liti in Italia per il 2o24 è stato di quasi 24 miliardi.

Il ministro, dunque, rassicura,  ma i dipendenti di questi uffici, i tributaristi e i commercialisti non si sentono del tutto tranquillizzati. Anche perchè il ministro ha pure  aggiunto che. dopo studi e analisi valutando dati oggettivi a cominciare dai flussi dei ricorsi  “è emerso come le corti di giustizia di primo grado presentino una distribuzione disomogenea del contenzioso e alle stesse valutazioni si giunge per le corti di appello sempre nel triennio 2022-2024. Il riordino è un processo che deve tener conto del dato della dotazione organica prevista dal decreto 545 del 1994 oltre che fattori di innovazione come la digitalizzazione”. Queste considerazioni  lasciano spazio a interpretazioni discordanti.

L’ipotesi a livello nazionale è di un taglio di 64 sedi su 103 totali, progetto  che tocca l’Abruzzo che ha sedi nelle 4 città capoluogo.

Il piano prevede che la sede di Chieti sia accorpata a Pescara e quella di Teramo all’Aquila per quanto riguarda gli uffici del primo grado di giudizio. Questo piano, comunque, non prevede tagli di posti di lavoro.

I problemi, ammesso che questa riforma da approvare entro fine agosto vada a buon fine, riguardano non solo i dipendenti (una trentina  oltre ai giudici) che comunque dovranno spostarsi, ma soprattutto i commercialisti e i tributaristi che hanno rapporti stretti con gli uffici. Ma è a rischio anche la sede staccata di Appello di Pescara (non quella di primo grado) che verrebbe accorpata all’Aquila.