ROMA – La stretta sul Superbonus, “non è una questione di austerità, ma di serietà”. Una misura che era stato stimato sarebbe costata 30 miliardi, ne ha “bruciati” oltre 70, che salgono a più di 110 se si aggiungono anche gli sconti sulle facciate e gli altri bonus edilizi. E questo immane sforzo finanziario per le casse dello Stato “per efficientare meno del 4% degli edifici, di cui gran parte seconde case, scaricando su ogni italiano un debito di 2 mila euro, anche su quelli che una casa non ce l’avevano, per aiutare le banche a lucrarci sopra”.
Questo ha spiegato senza mezzi termini la premier Giorgia Meloni durante le comunicazioni in Parlamento sul prossimo Consiglio europeo, difendendo la stretta introdotta sul superbonus al 110%, che ha finora consentito di efficientare le abitazioni a costo zero,. con il meccanismo del credito di imposta, cedibile anche a terzi. Nelle stesse ore la Guardia di Finanza di Avellino e Napoli ha svelato una truffa sui crediti d’imposta edilizi – Ecobonus e Bonus facciate – da 1,7 miliardi di euro con 21 indagati in tutta Italia che avevano creato un sistema di imprese inesistenti per riscuotere i crediti. Si tratta del sequestro di crediti d’imposta più alto di sempre.
Ora però davanti alle veementi proteste di costruttori e associazioni di categoria, si cerca di mitigare la misura. Ieri è cominciato il Commissione finanze della Camera, il voto sugli emendamenti alla misura, con in prima fila tre abruzzesi: il vice presidente Alberto Bagnai della Lega, Guerino Testa di Fratelli d’Italia, segretario, e Luciano D’Alfonso del Partito democratico. Na norma dovrebbe arrivare in aula lunedì prossimo.
Uno dei provvedimenti emendativi che riguardano più da vicino l’Abruzzo, all’attenzione della Commissione finanze, e sul quale il Governo si è espresso positivamente, è la proroga del Superbonus 110% fino al 31 dicembre 2025, per gli interventi di efficientamento energetico e di miglioramento sismico effettuati nelle aree colpite da eventi sismici sia nel 2009 che nel 2017, dove è stato dichiarato lo stato di emergenza. Un nodo da risolvere riguarda le abitazioni danneggiate dal sisma, ma che sono fuori dal perimetro dei crateri sismici.
C’è poi il tema dirimente dei credito incagliati delle banche, che hanno esaurito la capienza fiscale per portare in detrazione i titoli acquistati, per circa 19 miliardi, L’ipotesi di una compensazione con gli F24 presentati dai contribuenti agli sportelli bancari è stata bocciata dal Mef. Altra ipotesi è dunque quella di spalmare su dieci anni, e non più su cinque anni, il periodo durante il quale portare in detrazione le spese.
Per “assorbire” in sole quattro rate lo sgravio, infatti, servirebbe un reddito minimo di 40 mila euro. Portando la detrazione in 10 rate anche i redditi più bassi sarebbero in grado di assorbirla.
Altra ipotesi è quella di convertire i nuovi crediti acquisiti in titoli pubblici portando a compensazione non solo le imposte ma anche i contributi previdenziali.
Ma intanto molti istituti di credito sono pronti a riaprire alla cessione dei crediti, bloccata da mesi proprio per le continue incertezze del sistema, ma anche per la responsabilità solidale in caso di truffe. Una norma del nuovo decreto però la esclude espressamente per gli istituti che dimostrino di aver acquisito il credito e siano in possesso della documentazione richiesta.
Lo sconto in fattura, infine, tornerà per le case popolari e le Onlus, oltre che per l’installazione di dispositivi per abbattere le barriere architettoniche.
Un altra norma riguarda i proprietari di villette o abituazioni unifamiliari che avevano completato il 30% dei lavori entro il 30 settembre scorso. Per continuare ad avere il massimo dell’agevolazione anche nel 2023 attualmente la scadenza per il completamento dell’intervento era fissata al 30 marzo. In campo due ipotesi: la prima allunga il termine fino al 30 giugno. Ma il governo e la maggioranza starebbe pensando ad un ulteriore allungamento dei tempi fino al 30 settembre.
Il decreto prevedeva una deroga al taglio della detrazione e allo stop per lo sconto in fattura per chi aveva già presentato la Cila. Per l’edilizia libera, cioè per gli interventi che riguardano, ad esempio, caldaie, infissi o per l’impianto fotovoltaico, però non era richiesto alcun titolo abilitativo, tanto che diventava effettivamente difficile certificare l’avvio dei lavori. L’emendamento predisposto dalla maggioranza prevede che per attestare la data di inizio dei lavori sarà sufficiente il versamento di un acconto con bonifico parlante o due autocertificazioni (una del venditore e una dell’acquirente) relativamente all’esistenza di un contratto. In pratica, una sorta di ‘autocertificazione’.
Confermata anche la decisione di allungare fino a novembre, pagando una sanzione di 250 euro, la possibilità di comunicare all’Agenzia delle Entrate la cessione del credito. Anche questo termine sarebbe scaduto a fine marzo, rendendo impossibile nuove cessioni per i crediti maturati nel 2022 ma non ancora scontati.






