ROMA – “Il Superbonus ha avuto un impatto assai significativo sul settore delle costruzioni” e “circa la metà degli investimenti che hanno beneficiato del Superbonus non si sarebbero cioè verificati in assenza dell’incentivo”.
Ma “gli oneri della misura per il bilancio pubblico restano comunque ingenti”, e sono cresciuti nel biennio, “riflettendo la forte accelerazione nel ricorso alla misura”: lo ha detto Giacomo Ricotti, capo del servizio assistenza e consulenza fiscale di Bankitalia, in audizione al Senato.
“In una prima fase, caratterizzata da una circolazione dei crediti d’imposta praticamente illimitata, si sono registrati ingenti volumi di frodi” che hanno portato agli interventi legislativi per arginare il fenomeno. Le limitazioni al numero e alla tipologia di cessioni “ha contribuito al raggiungimento di questo obiettivo, ma ha finito per penalizzare anche le imprese virtuose”: ha detto Ricotti.
Per sbrogliare la matassa del superbonus, e soprattutto quella della cedibilità dei crediti sospesa per decreto dal governo, la via maestra resta intanto quella dell’utilizzo da parte delle banche degli F24 relativi ai versamenti fiscali dei propri clienti. Ma i correttivi al provvedimento d’urgenza potrebbero includere anche un qualche slittamento rispetto alla data limite fissata allo scorso 17 febbraio. E soluzioni specifiche per le onlus e gli ex Iacp (istituti autonomi case popolari) che sarebbero penalizzati dal blocco delle cessioni. L’apertura su questi temi è arrivata da Andrea De Bertoldi (Fratelli d’Italia) relatore del decreto, che si è detto ben consapevole delle problematiche poste dalle categorie. Così come restano aperte le criticità specifiche connesse ai lavori per l’installazione di caldaie e infissi: in questo caso la difficoltà di determinare in modo formale i tempi di avvio degli interventi rischia di tagliare fuori completamente dallo sconto in fattura e dalla possibilità di cessione dei crediti chi magari nel frattempo si era già impegnato con un anticipo.
La commissione di inchiesta sulle banche, a fine giugno 2022 ha indicato che “nel biennio 2020-2022, le banche hanno assunto impegni per crediti fiscali pari complessivamente a 76.989.096.317, saturando la loro capacità fiscale”, hanno poi ricordato Abi e Ance in una nota congiunta in cui “ribadiscono che la proposta dell’F24, ha il vantaggio di essere applicabile in tempi molto rapidi, di facile realizzazione e non avrebbe alcun impatto aggiuntivo sulla finanza pubblica”.
“Abi e Ance, in vista della del tavolo tecnico annunciato dal ministro dell’Economia in tema di superbonus, ritengono che l’utilizzo degli F24 sia indispensabile per ampliare la capacità di compensazione fiscale e risolvere il problema dei crediti incagliati che sta mettendo in grande difficoltà il sistema delle imprese – hanno aggiunto -, occorre una misura tempestiva che consenta immediatamente alle banche di ampliare le capacità di acquisto utilizzando anche una parte dei debiti fiscali raccolti con gli F24”.
Sul superbonus “quello che lascia perplessi e preoccupati non è la scelta che viene fatta. Quello che non mi è chiaro e che non mi convince è perchè si devono prendere delle decisioni così affrettate gettando nel panico imprese e famiglie e poi convocare le parti. Non era meglio convocarci prima?”, sostiene poi in presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, all’assemblea degli industriali di Savona “E’ comprensibile che il Governo doveva farlo. Ma possiamo parlarne prima?”. Anche in vista della riforma degli incentivi alle imprese, avverte: “Non vorremmo trovarci nella stessa condizione”.






