L’AQUILA – “Non esistono coefficienti agevolati per persone con disabilità presenti nei nuclei familiari che intendono procedere con l’uso delle agevolazioni Superbonus”.
Lo evidenzia un’analisi di Dario Verzulli, presidente di Abruzzo Autismo Onlus.
“Le agevolazioni – spiega Verzulli ora sono ridotte al 90% e sono sottomesse al valore di 15mila di ‘quoziente familiare’. Una famiglia di 4 persone può avere lo stesso coefficiente di una famiglia con componenti disabili o anziani. Credo che questa sia una cosa lesiva, anche perché va a ridurre le possibilità di migliorare la fruibilità per tutti, magari anche abbattendo le barriere architettoniche”.
L’analisi parte da quanto stabilito nella tabella 1bis (Articolo 119, comma 8 – bis.1) che stabilisce i coefficienti da applicare per ogni membro della famiglia.
“Per ottenere il quoziente familiare – sottolinea Verzulli – bisogna considerare i valori da applicare a ogni membro della famiglia: 1 al contribuente, 1 al coniuge, 0,5 al primo figlio, 1 al secondo figlio, tre o più familiari si aggiunge 2. Dividendo la somma dei redditi familiari per la somma dei coefficienti si ottiene il ‘Quoziente familiare’.
“E così – aggiunge Verzulli – se hai una famiglia con 4 persone (2 genitori e 2 figli) il coefficiente finale da applicare è pari a 3,5 (1+1+0,5+1). Lo stesso coefficiente che viene attribuito ad una famiglia con uno o più persone disabili”. Una situazione relativa anche al reddito. “Se lavori e hai un reddito familiare complessivo superiore a 52.500 euro lordi e hai uno dei 2 figli disabile – sottolinea Verzulli – resti fuori da quell’agevolazione che per per 2 anni ha visto miliardi diffusi sul territorio nazionale senza alcuna regola o limitazione”.
Discorso a parte va fatto per le onlus che intervengono sui propri immobili.
“Ho letto – prosegue Verzulli – che la finanziaria riconosce fino al 2025 le agevolazioni superbonus al 110% per le associazioni che agiscono su immobili di proprietà o su quelli concessi in comodato gratuito. Tanti Comuni hanno immobili inutilizzati che andrebbero riqualificati e questa potrebbe essere un’opportunità oltre che un segnale di attenzione verso il terzo settore e la disabilità tutta. Uno Stato avrebbe dovuto considerare per le organizzazioni riconosciute (onlus – odv – aps) un percorso semplificato e duraturo nel tempo”.






