ROMA – “Il nostro governo è nato come governo ecologico, fa del clima e della transizione digitale i suoi pilastri più importanti. Ma non siamo d’accordo su tutto, sul bonus del 110% non lo siamo, perché il costo di efficientamento è più che triplicato e il prezzo degli investimenti per attuare le ristrutturazioni sono triplicati, perché toglie la trattativa sul prezzo”.

Lo ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi intervenendo alla plenaria del Parlamento Europeo. Parole che per molti sono suonate come un de profundis per una delle misure che invece sono centrali per M5s.

Il nuovo Decreto aiuti, approvato in Consiglio dei ministri lo scorso 2 maggio, ha spostato dal 30 giugno al 30 settembre il termine entro cui anche i proprietari di villette monofamiliari potranno usufruire del Superbonus 110%. Sembra però improbabile che il governo continuerà su questa linea anche dopo la scadenza del nuovo limite temporale.

Ad esprimere “sgomento” in una lettera aperta a Draghi Ance Abruzzo.

“Il nostro sgomento e la nostra preoccupazione circa le dichiarazioni che ha rilasciato nel Suo intervento a Strasburgo, sul tema del Superbonus. Lei ha manifestato una contrarietà di carattere generale rispetto ad un provvedimento che, seppur ottimizzabile, ha dato già ampia prova di essere volano per la ripresa del settore delle costruzioni, per l’indotto, e, soprattutto per stimolare velocemente la crescita del Paese, in una fase in cui, purtroppo, il comparto delle opere pubbliche sconta ancora ritardi gravosissimi, di diverso livello, che non consentono la trasformazione delle risorse in cantieri, in tempo utile mettendo a rischio, tra l’altro, la partenza stessa del PNRR”.

L’associazione dei costruttori rimarca come “i dati sull’utilizzo delle misure fiscali per le ristrutturazioni, dopo poco più di un anno dalla introduzione, con successive messe a punto delle procedure, hanno mostrato una valenza straordinaria: il monitoraggio, a cura di ENEA e del Ministero della Transizione Ecologica, al 31 marzo 2022, certifica un boom di oltre 139.000 cantieri per 24 miliardi di euro di investimenti ammessi a detrazione. Il dato straordinario dei lavori conclusi riporta un valore di oltre 16 miliardi: stiamo parlando di oltre l’1% del PIL, il 4% con i settori collegati”.

Per questo il presidente della associazione Antonio D’Intino conclude rinnovando “il nostro appello a voler dedicare la massima attenzione al miglioramento del Superbonus allontanando ogni tentazione di abbandonare un provvedimento ormai maturo per la messa a punto, anche nel rispetto del notevole investimento di energie da parte di soggetti pubblici e privati che hanno faticosamente lavorato sul tema, a vario titolo, e programmato il futuro affidandosi ad un progetto strategico non solo per la messa in sicurezza sismica, e per l’efficientamento energetico del nostro vetusto patrimonio edilizio ma, soprattutto, quale leva per la ripresa economica e sociale”.

L’orizzonte della misura è stato tecnicamente ampliato, con l’ultima legge di Bilancio, con un meccanismo a calare: nella misura del 110% fino alla fine del 2023, poi del 70% per le spese del 2024 e quindi del 65% per quelle del 2025. Già in quella occasione, stendendo il Rapporto sulla politica di bilancio per il 2022, l’Ufficio parlamentare di bilancio quantificava il valore della proroga in quasi 31 miliardi di euro per il periodo 2022-2036, di cui l’84 per cento circa concentrato negli anni 2024-29. E aggiungeva che le risorse “complessivamente destinate al finanziamento del Superbonus dalla sua introduzione a oggi raggiungono un importo pari a 33,3 miliardi”

La frase di Draghi ha allertato i Cinquestelle. “Mario Draghi nel suo intervento a Strasburgo durante la plenaria del Parlamento europeo ha dichiarato di non essere d’accordo sul Superbonus; sinceramente lo avevamo già dedotto dai continui blocchi e dalle modifiche apportate alla misura nei mesi scorsi che di fatto hanno rischiato di renderla inutilizzabile. Vorrei ricordare al nostro presidente del consiglio che il Superbonus è espressione della volontà parlamentare di tutte le forze politiche, e per questo, anche se il suo giudizio personale è negativo, non può boicottare una misura che peraltro in più occasioni ha ricevuto lodi dalla stessa Unione Europea.” Così in una nota il deputato M5S Riccardo Fraccaro.

Ha dichiarato invece Maurizio Lupi, presidente di Noi con l’Italia: “Sul superbonus Draghi ha ragione non al 100, ma al 110 per cento. Non c’è più nessuno che tratti sui prezzi o chieda più preventivi, l’incentivo si è trasformato in una sorta di piè di lista pagato dallo Stato. Tutti noi, compresi i più poveri, stiamo pagando la ristrutturazione de appartamenti e villette ai proprietari di casa creando ulteriore debito pubblico e una degenerazione del mercato”.

Il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa sottolinea in una nota: “Il Presidente del Consiglio ha detto oggi di essere contrario al superbonus del 110 per cento per gli interventi di miglioramento sismico e risparmio energetico degli edifici, in quanto foriero di aumenti dei prezzi. Il problema segnalato dal premier esiste, anche se l’aumento dei prezzi è stato determinato da molteplici fattori” ma “quel che lascia perplessi è il fatto che il Governo, impossibilitato a bloccare questa misura in quanto voluta dalla quasi totalità del Parlamento, abbia introdotto negli ultimi mesi evidenti ostacoli alla sua concreta applicazione, in particolare attraverso i limiti imposti alla cessione del credito. Questo modo di procedere, oltre a non distinguersi per trasparenza, ha prodotto due conseguenze molto negative: la prima è stata quella di mettere in estrema difficoltà (in alcuni casi addirittura in crisi) imprese, professionisti e proprietari che avevano i cantieri aperti; la seconda è stata quella di bloccare l’utilizzo anche di tutti gli altri incentivi per interventi sugli immobili, per i quali il meccanismo di cessione del credito e sconto in fattura consentiva un’applicazione anche da parte di cittadini a reddito medio-basso”.