LANCIANO – Non ci sono al momento iscritti al registro degli indagati per il suicidio di Giovanni Carbone al supercarcere di Lanciano.
Il 39enne originario di Matera lunedì scorso ha ucciso a Miglianico (Chieti), la compagna Eliana Maiori Caratella, 41 anni.
Il procuratore capo Miriana Di Serio aspetta gli atti relativi a seguito dell’indagine condotta dalla stessa polizia penitenziaria.
L’ ipotesi di reato dovrebbe essere omicidio colposo per omissione. Carbone è stato trovato impiccato in cella poco dopo le 19.30. A quanto si è appreso per compiere il gesto estremo avrebbe utilizzato i suoi pantaloni.
Carbone aveva ucciso Caratella con un colpo di pistola alla testa e si era poi costituito ai carabinieri. Il suo fermo era stato convalidato ieri dal gip del Tribunale di Chieti, Luca De Ninis.
L’avvocato di Carbone, Franca Zuccarini di Chieti, sapeva che l’uomo era sotto stretta sorveglianza in considerazione del reiterato proposito di togliersi la vita, portando a compimento l’intenzione di suicidarsi già lunedì dopo avere ucciso la compagna in casa. Proposito che poi aveva ribadito per tre volte dal giorno del delitto sempre durante i colloqui con il suo legale.
Oggi a Fermo è in programma l’autopsia sul corpo di Eiana Caratella, perché, risultata affetta da Covid: l’esame sarà effetuato nella struttura marchigiana perchè attrezzata per accertamenti su soggetti positivi al virus.
“Il pur tempestivo intervento dei poliziotti e degli infermieri non ha purtroppo permesso di salvare la vita all’uomo, che era in carcere per il reato di furto. Una brutta e triste notizia”, il commento di Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, il primo e più rappresentativo dei Baschi Azzurri.
“Come sapete, abbiamo in più occasioni detto che la morte di un detenuto è sempre una sconfitta per lo Stato”, aggiunge.
“La via più netta e radicale per eliminare tutti questi disagi sarebbe quella di un ripensamento complessivo della funzione della pena e, al suo interno, del ruolo del carcere: certo non indulti o amnistie. Fino ad ora i vertici del Ministero della Giustizia e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria non sono stati in grado di trovare soluzioni alla gravissima situazione delle carceri italiane. Chiediamo quindi al Ministro della Giustizia Carlo Nordio un netto cambio di passo sulle politiche penitenziarie del Paese”.







