L’AQUILA – Mentre cerca i fantasmi nel fascismo, pur in assenza di fascismo, la dittatura globalista tenta di porre delle “solide” basi per abolire il suffragio universale. 

Sto parlando della proposta, iniettataci a piccole dosi (ma costantemente), di voler abrogare il “voto eguale”, cioè il principio secondo il quale il voto del più umile degli uomini vale quanto quello del più grande: una testa, un voto. 

Quante lotte e quanto sangue è stato versato per ottenere questo grande traguardo democratico, ma poi arriva il cambio fisso e allora anche il voto eguale entra in crisi. 

Eh, già. Il cambio fisso.

Se l’unico aggiustamento possibile, in assenza della fluttuazione del cambio e in presenza di folli regole di bilancio, è la riduzione dei salari e la contrazione dei diritti fondamentali dei lavoratori, ecco che anche il principio democratico – nella sua accezione più vasta secondo cui “la sovranità appartiene al popolo” – diventa un ostacolo da abbattere. 

La dittatura globalista, però, in questo caso, non può farlo apertamente, dunque occorre far passare il popolo come bue e cattivo, ma soprattutto serve prima attaccare il concetto stesso di sovranità. 

Ed ecco che “populismo” e “sovranismo” passano sui grandi media come concetti “fascisti” (o giù di lì). 

Di abbattere il voto eguale se ne è iniziato a discutere dopo il referendum sulla Brexit del 23 giugno 2016, quando qualcuno, non solo in Italia (in Francia, ricorda il sito de Il Pedante, la giornalista Hélène Bekmezian, cronista politica di Le Monde, aveva scritto che “Il diritto di voto è come la patente: francamente, dopo una certa età andrebbe revocato”), aveva parlato, tra l’altro, di “voto ponderato”, cioè – per dirla breve – se sei laureato, giovane ed hai un lavoro vali 1, se sei un anziano, pensionato e con la terza media vali circa 1/4. 

Da lì se ne è parlato poco e di tanto in tanto, anche perché, in un mondo normale, una cosa del genere non sarebbe neppure da prendere in considerazione. 

In un mondo normale.

E invece, dal Salone del Libro di Torino di quest’anno, nella kermesse dalla quale è stato buttato fuori un piccolo editore perché pubblica libri ritenuti “fascisti”, arriva il sermone di Erri De Luca, scrittore napoletano di successo, che lancia la “sfida”: con simpatia partenopea, De Luca dice – mi limito a sintetizzare – che una persona anziana non può decidere col suo voto il futuro dei giovani. 

Ascoltate il video e vi renderete conto: https://youtu.be/xZVhSkKgMPM

Piazzata così, gli inconsapevoli possono pure abboccare. 

Senza dimenticare una delle ultime “botte” du Beppe Grillo, che, pure lui, anche se con la scusa di provocare, propone la stessa “minestra” di De Luca; ma non bisogna neppure scordare i vari Massimo Gramellini, Sabino Cassese, Corrado Augias.

Poi arriva addirittura un lavoro realizzato da alcuni ragazzi di un liceo di Milano, la cui notizia è stata data mesi fa – con profonda ammirazione – da il Foglio, il quotidiano tra i più europeisti di tutti: un lavoro con il quale potrebbe essere proposto il “patentino civico per poter votare”, dove – tra i requisiti – il firmatario del pezzo, Antonio Gurrado, presume vi sia quello di “aver letto la Costituzione e magari averla capita”.

Qui l’articolo apparso su il Foglio: https://t.co/PV0D5I0qeh

Bene. 

Allora, leggiamola questa benedetta Costituzione. 

L’articolo 48 recita: 

“Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge. Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge”.

Se il secondo comma definisce il voto come personale, eguale (una testa, un voto), libero e segreto, l’ultimo comma chiarisce che “Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge”. 

In poche parole, tutti gli elettori sono uguali, anche per effetto del principio di eguaglianza formale di cui all’articolo 3 della Costituzione, il quale – stante a quanto previsto dal quarto comma dell’articolo 48 – esclude categoricamente distinzioni di questo tipo.

Letta la Costituzione, il patentino civico per poter votare dovrebbe dunque prenderlo qualche giovane studente (e qui bisognerebbe aprire un capitolo su chi tenta di accaparrarsi i voti dei sedicenni), che non ha capito nulla, qualche suo insegnante e sicuramente più di un giornalista. 

E perché no, pure qualche scrittore di successo.

Pochi giorni fa ci riprova un altro personaggio molto conosciuto, Fabio Volo, che si dice d’accordo col far votare solo le persone “preparate”. 

Quindi, presumo io, che chi abbia conseguito solo la quinta elementare o la terza media non conterà più nulla. 

Conterà solo il voto dei “bocconiani”, che tanto “bene” hanno fatto a questo Paese.

Quando si vuole riempire la testa delle masse la strategia è sempre la stessa: si prendono attori, scrittori o personaggi comunque famosi, ai quali si chiede di recitare una parte scritta o “suggerita” da altri. E certi “intellettuali” di regime, si sa, vogliono continuare ad avere successo, quindi si prestano al gioco. 

Fa niente se si tratta di autentica “prostituzione intellettuale”, ciò che contano per davvero sono soldi, notorietà e successo. 

Poi arriverà il giorno che, sulla spinta  dell’emergenza perenne e del finto pericolo, si porterà a termine l’operazione. 

Servirebbe una procedura di revisione costituzionale, ma anche per la costituzionalizzazione del vincolo del pareggio di bilancio non vi furono grandi problemi. 

Il popolo, benché disorientato, non muoverà un dito, neppure se li ridimensionassero il diritto di voto.

In fin dei conti, se lo dice pure Fabio Volo…

 

*giurista e scrittore