L’AQUILA – “Le dichiarazioni del sindaco Massimo Cialente, che pare essersi accorto solo ora che i subappaltatori ed i fornitori dell’edilizia non vengono pagati pur risultando dichiarazioni che attestano il contrario, seppur tardive non possono che trovarci finalmente soddisfatti”.
Questa l’importante presa di posizione del segretario generale di Apindustria L’Aquila Massimiliano Mari Fiamma, che interviene nel merito della vicenda portata alla luce da AbruzzoWeb dei subappaltatori dei lavori di ricostruzione post-sisma che denunciano di non essere mai stati pagati per la loro opera da imprese in difficoltà che, invece, attestano falsi pagamenti per vedersi liquidati gli stati di avanzamento dei lavori (Sal), soldi freschi con cui magari ripianare difficoltà aziendali.
Sulla scorta degli articoli di AbruzzoWeb, il sindaco dell’Aquila Cialente, ha avvalorato e confermato il fenomeno, annunciando una riunione operativa in Comune e l’invio di tutta la documentazione di cui dispone in procura per l’apertura di un’indagine. Come del resto faranno le aziende non pagate.
Una presa di posizione, quella del sindaco, che non può non incontrare il favore di Apindustria, la quale, però, allo stesso tempo accusa Cialente di essere stato oltremodo tardivo.
Apindustria ha infatti sollevato il problema già all’indomani del terremoto attraverso il proprio collegio edile, Confapiedil, presieduto dall’ingegnere Massimo De Luca, ed ha costituito al suo interno il Cfe, Comitato della filiera dell’edilizia, coordinato da Carmine Scimia.
“Dopo anni di denunce, proposte, incontri ed azioni positive per sollevare il problema – afferma polemicamente Mari Fiamma – sembra che il primo cittadino abbia finalmente compreso la portata del fenomeno ma, al solito, mentre ne prende coscienza cerca al contempo di scaricare su altri le colpe di un immobilismo e della mancata comprensione delle dinamiche della ricostruzione “.
“I nostri organismi – prosegue – hanno sollevato il problema sia pubblicamente, con diversi comunicati stampa che hanno anche registrato un certo interesse, sia con incontri diretti nel tempo in particolare con l’assessore Pietro Di Stefano, la senatrice Stefania Pezzopane, l’intera Quinta commissione del Comune, che aveva anche elaborato una proposta oggetto di discussione in Consiglio. Il Cfe aveva anche elaborato uno studio di fattibilità su proposte concrete per scongiurare questa pratica disdicevole, regolarmente consegnato, e lo stesso assessorato alla ricostruzione ha nel tempo recepito alcune delle proposte fatte elaborando strumenti che hanno migliorato (non risolto) le situazioni incresciose che si andavano registrando.
Un documento articolato è stato anche affidato alla discussione in corso sulla legge della ricostruzione.
Il solo che sembra non avere coscienza dei problemi esposti sembra quindi essere Massimo Cialente quindi leggere che le organizzazioni datoriali sarebbero state a guardare dopo una tale reiterata azione da parte nostra lascia stupiti ed anche un po’ soprattutto, per il tempo che si è perso”, conclude Mari Fiamma.
LA CGIL: ”URGENTI NUOVE REGOLE”
Sulla vicenda interviene anche il sindacato Cgil, con una nota a firma del segretario generale dell’Aquila Umberto Trasatti, in cui si auspica “norme nuove e regole certe, con le relative sanzioni a carico dei furbi e dei disonesti che aumentano i loro conti in banca a scapito di altre imprese evidentemente ricattabili o in posizione subalterna”.
A seguire la nota completa.
“ Scrivevamo un anno fa: ‘prevedere quando si autorizza il versamento del Sal a favore di un’impresa una certificazione inerente gli avvenuti pagamenti (ai subappaltatori e ai fornitori) da parte di quell’impresa è certamente corretto. C’è da chiedersi però se aziende scorrette o mafiose, alle quali… si affida la responsabilità di autocertificare la propria correttezza, dinanzi al denaro si lascino intimidire dal reato di responsabilità penale legato alle autocertificazioni false’.
Quello che oggi non ci convince, quando è venuta a galla la vicenda dei falsi pagamenti dei subappalti, è il fatto che non si ricorda (o si finge di non ricordare) che il rischio che scoppiasse uno scandalo come questo fu segnalato proprio dalla Cgil.
Era il 31 luglio 2013, e in una nota alla stampa (quella riportata in apertura) spiegavamo già allora di aver evidenziato il problema ma che nessuno, a partire dalla politica, aveva dato ascolto alle nostre preoccupazioni.
Al punto che la legge in vigore oggi fu approvata senza tenere in nessuna considerazione i nostri timori, senza modificare le norme sul pagamento dei Sal (gli stati di avanzamento dei lavori), e persino tornando indietro rispetto al dialogo e al confronto che avevano contraddistinto i rapporti con i sindacati sui temi della ricostruzione.
Non sono le aziende che frodano i subappaltatori e i fornitori (oltre i lavoratori, naturalmente…) a poter autocertificare la bontà dei propri comportamenti, e neppure si può rivolgere un generico appello alla correttezza alle ditte iscritte a questa o quella organizzazione imprenditoriale. Ciò che serve sono norme nuove e regole certe, con le relative sanzioni a carico dei furbi e dei disonesti che aumentano i loro conti in banca a scapito di altre imprese evidentemente ricattabili o in posizione subalterna.
Se davvero vuole cambiare rotta la politica ha davanti a sé una grande occasione: la nuova legge sulle regole della ricostruzione che il Parlamento discuterà all’inizio del prossimo anno. E’ quello il momento per mettere nero su bianco, una volta per tutte, i compiti di ciascun attore della ricostruzione, rivedendo anche (nelle procedure di pagamento dei Sal) la responsabilità e il ruolo dei presidenti dei consorzi, del direttore dei lavori e degli amministratori di condominio. In modo che l’autocertificazione non resti il sistema più comodo per le aziende disoneste”.



