L’AQUILA – La Confederazione nazionale artigiani (Cna) e la Confartigianato respingono piccate le accuse dei subappaltatori della ricostruzione post-sisma che le hanno chiamate in causa per non aver tutelato le piccole imprese edili.
Come disvelato da AbruzzoWeb, i subappaltatori sono in rivolta perché continuano a non essere pagati dalle ditte che si sono aggiudicati appalti milionari con pesanti ribassi, e che hanno incassato dai comuni del “cratere”, in primis quello dell’Aquila, gli stati di avanzamento dei lavori (Sal), ovvero quattrini ottenuti con false certificazioni di pagamento dei lavori in subappalto in realtà mai effettuati.
Già anticipata da questo giornale, con la minaccia di rivolgersi alla procura di una massa critica di 150 imprese, l’accusa, sostenuta per la prima volta mettendoci la faccia da Nino Bruno, presidente della Libera cooperativa di garanzia della provincia dell’Aquila, associazione di espressione della Confartigianato, ha coinvolto anche le associazioni di categoria, additate di essersi mosse tardivamente e non aver difeso gli associati, soprattutto quando sono state scritte le norme che regolano la ricostruzione.
Interpellato da AbruzzoWeb, Agostino Del Re, direttore della Cna L’Aquila, respinge sdegnato queste ricostruzione dei fatti.
“Bruno non è iscritto alla Cna, la sua opinione non rappresenta quella della stragrande maggioranza dei nostri associati, la verità è che abbiamo fatto tante iniziative contro questo drammatico fenomeno – sbotta – Da sempre invitiamo gli associati a collaborare, li invitiamo a non avere paura di possibili ripercussioni negative sulla loro attività, li esortiamo a fare denunce, anche in sede legale, visto che la Cna li tutela pagando le spese processuali”.
Dello stesso tenore la replica ai piccoli artigiani di Angelo Taffo, presidente di Confartigianato Abruzzo. “È un problema che denunciamo da anni, e sono anni che cerchiamo di far approvare norme a tutela delle nostre piccole imprese, sin da quando nell’immediato post-terremoto era commissario straordinario Guido Bertolaso”, rivendica.
Un problema noto da anni, che ha portato al fallimento tanti piccoli artigiani, ma che è esploso e si è imposto all’agenda politica, solo quando è uscito allo scoperto sulla stampa.
E a proposito di nuove regole a venire, Taffo assicura di avere le idee chiare, e di averle più volte illustrate all’ex sottosegretario all’Economia con delega alla Ricostruzione, Giovanni Legnini, ora non più nel governo perché vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, per farle inserire nella bozza della nuova legge sulla ricostruzione. In particolare, il riferimento è alle modifiche sostanziali al meccanismo dei ribassi.
“Lo scenario attuale – illustra la proposta Taffo – è il seguente: io general contractor prendo qui all’Aquila un appalto da milioni di euro senza nessun ribasso, a prezzario pieno, come previsto dalle norme che regolano la ricostruzione, però poi il general contractor può imporre ribassi ai subfornitori. Se nel progetto è scritto che per gli impianti elettrici saranno erogati 100 mila euro, non vedo perché il general contractor debba imporre anche il 40 per cento di ribasso, strozzando l’elettricista a cui si è rivolto, che non può permettersi di perdere la commessa”.
“Questo non è giusto, va impedito per legge. Il ribasso deve essere minimo, e comunque i risparmi ottenuti, trattandosi di soldi pubblici, dovrebbero andare allo Stato, non nelle tasche dell’appaltante”, sottolinea.
Anche Del Re chiede nuove regole, in particolare sul pagamento dei Sal. “Avevamo fin da subito evidenziato che non bastava una semplice dichiarazione per avere diritto al pagamento del Sal – conclude – bisogna far si che il general contractor non possa ricevere neanche un euro per lo stato di avanzamento lavori senza che prima non vengano verificati gli avvenuti pagamenti alle ditte subappaltanti”. Filippo Tronca



