L’AQUILA – “Rabbrividiamo di fronte a un segnale che, se venisse confermato, metterebbe in seria difficoltà la credibilità di tutto il processo della ricostruzione, fatto anche di tecnici, progettisti, amministratori di condominio, impiegati pubblici, direttori dei lavori eccetera”.
Così in una nota il presidente provinciale dell’Associazione nazionale costruttori edili, Gianni Frattale, torna sulla vicenda portata alla luce da AbruzzoWeb dei subappaltatori dei lavori di ricostruzione post-sisma che denunciano di non essere mai stati pagati per la loro opera da imprese in difficoltà che, invece, attestano falsi pagamenti per vedersi liquidati gli stati di avanzamento dei lavori (Sal), soldi freschi con cui magari ripianare difficoltà aziendali.
Frattale chiede che i subappaltatori coinvolti in questo circolo vizioso, 150 secondo una stima, escano allo scoperto: “Sollecitiamo vivamente gli interessati a non tollerare soprusi e ricatti e a rivolgersi alle associazioni di categoria”.
Inoltre dice no a un irrigidimento delle norme a partire da questo e altri casi di cronaca, “le regole ci sono e sono stringenti, non è moltiplicandole che si inibisce chi le aggira, ma attivando gli strumenti di controllo già esistenti”.
Dubbi, da Frattale, anche per il clamore mediatico che ha avuto la vicenda, “invece di rivolgersi alle autorità preposte, di far valere i propri diritti in termini di legge, di segnalare quantomeno il fenomeno al front-office della ricostruzione per bloccare il pagamento dei Sal irregolari, i vessati si rivolgono, in forma anonima, a un organo di stampa tramite il quale la notizia giunge sul tavolo del primo cittadino”.
AbruzzoWeb naturalmente ha fatto solo il proprio dovere, ricevendo, verificando e pubblicando una notizia riscontrata anche da esponenti istituzionali, e già nella reazione a caldo di Frattale, stupefatta e un po’ scettica, si è evidenziato come sia singolare che il presidente di un’associazione di categoria non conosca un argomento che coinvolge i suoi associati.
Anche se va sottolineato come tra i “piccoli” non pagati figurano non solo iscritti all’Ance, ma anche imprese artigiane.
Sulla scorta degli articoli di AbruzzoWeb, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha avvalorato e confermato il fenomeno, annunciando una riunione operativa in Comune e l’invio di tutta la documentazione di cui dispone in procura per l’apertura di un’indagine.
Passo che, evidentemente, sono pronte a fare anche tantissime tra le ditte coinvolte.
Sempre oggi, sulla propria bacheca della rete sociale di Facebook, il sindaco ha inteso evidenziare ai suoi amici virtuali le modalità in cui, sul sito Internet del Comune che amministra, si possono trovare e scaricare le documentazioni per il rilascio dei Sal.
“Come vedete il Comune aveva da tempo provveduto. Invito aziende che non sono state pagate a comunicarcelo, ma ufficialmente”, la sua esortazione. (alb.or.)
Centinaia di certificazioni falsificate, 150 subappaltatori raggirati e il tutto si svolge nel silenzio e nella rassegnazione dei vessati, i quali, invece di rivolgersi alle autorità preposte, di far valere i propri diritti in termini di legge, di segnalare quantomeno il fenomeno al front-office della ricostruzione per bloccare il pagamento dei Sal irregolari, si rivolgono, in forma anonima, a un organo di stampa tramite il quale la notizia giunge sul tavolo del primo cittadino.
Quest’ultimo si rimette alla sacrosanta azione della procura agitando, senza verifiche preliminari, ancora una volta lo spettro del malaffare e di un territorio votato alla furberia di basso cabotaggio, quando non alla conclamata truffa.
Fa una casistica enorme 150 subappaltatori e il sindaco, per di più, lo moltiplicherebbe verosimilmente per tre o per quattro.
Come associazione di categoria, che tutela la legalità e la correttezza del libero mercato e che mai si è sottratta ai richiami alla collaborazione del sindaco e ai numerosi tavoli istituzionali a essi dedicati, rabbrividiamo di fronte a un segnale che, se venisse confermato, metterebbe in seria difficoltà la credibilità di tutto il processo della ricostruzione, fatto anche di tecnici, progettisti, amministratori di condominio, impiegati pubblici, direttori dei lavori eccetera.
Nondimeno ci preoccupa che anche uno solo di questi anonimi segnalatori non sia pagato per il lavoro prestato.
Sollecitiamo vivamente gli interessati a non tollerare soprusi e ricatti e a rivolgersi alle associazioni di categoria di riferimento e nei casi estremi alla procura, come suggerito dal sindaco Cialente, per far valere i propri diritti con i mezzi di cui la legge già ci dota.
Basta una segnalazione al Comune dell’Aquila, infatti, per bloccare un pagamento non dovuto.
Inoltre, mentre la certificazione vale per i fornitori, per i subappaltatori è il Comune stesso a richiedere il Durc prima di erogare il dovuto.
Le regole ci sono e sono stringenti, non è moltiplicandole che si inibisce chi le aggira, ma attivando gli strumenti di controllo già esistenti.
Eppure, a ogni nuovo fatto di cronaca torna il refrain del rafforzamento delle norme. Temiamo che questo possa concretizzarsi in vuote formule che, più che sortire effetti apprezzabili, appesantiscano una già pachidermica burocrazia.
Restiamo convinti che enfatizzare oltre il realistico gli allarmi sia autolesionista per questa comunità alle prese con una delicatissima prova di efficienza, fatta anche di immagine e reputazione nei confronti del Paese e già fortemente attenzionata dal Governo, che deve decidere di quali e quante risorse dotarci.
Le imprese scorrette vanno chirurgicamente individuate ed escluse da ogni appalto e affidamento senza allarmismi vaghi e generalizzati, nell’interesse dei cittadini e della categoria, fatta di operatori virtuosi a centinaia.
E queste centinaia sì che sono realistiche e certificate.



