L’AQUILA – “Mettere alla gogna, attivare una piccola e scadente ‘macchina del fango’ – per altro in modo infimo – accusando me di voler mettere davvero alla ghigliottina il sindaco Biondi, è l’unica cosa realmente aberrante che si evince da tutta questa faccenda”.
E’ uno dei passaggi della nota, inviata alle redazioni, da parte di Alessandro Chiappanuvoli, scrittore e giornalista free lance aquilano, oggetto di durissimi attacchi da parte del centrdestra aquilano, e in particolare dal segretario cittadino di Fratelli d’Italia, Michele Malafoglia, per un post, in cui Chiappanuovoli, ha condiviso un articolo pubblicato da Repubblica sulla polemica del Festival degli Incontri, questione trattata dal primo cittadino anche durante Atreju, la kermesse di Fratelli d’Italia a cui Biondi ha preso parte domenica scorsa. Durante il suo intervento il sindaco ha ribadito la propria contrarietà alla presenza di Roberto Saviano e Zerocalcare nel capoluogo nell’ambito di una manifestazione che, secondo la definizione di Biondi, rappresenterebbe una “carnevalata di sinistra”. aggiungendo che non li vuole in quanto “L’Aquila è una città aristocratica”. Chiappanuvoli ha dunque commentato: “L’unica cosa che vedo è la testa del sindaco Pierluigi Biondi e come tale dovrebbe seguire le teste aristocratiche che l’hanno preceduto: cadere quindi e rotolare via”.
A seguire la replica di Chiappanuvoli.
LA REPLICA
E’ davvero con estremo rammarico che mi trovo qui costretto a farvi perdere ulteriormente tempo prezioso per smentire con forza la dichiarazione del portavoce di Fratelli d’Italia, Michele Malafoglia, pervenutavi ieri pomeriggio, riguardo un mio post apparso su Facebook due giorni fa.
Si è trattato però di un attacco personale, completamente distorsivo della realtà dei fatti, volto a mettere in cattiva luce il sottoscritto e come tale mi impone una replica decisa. Il fatto, tuttavia, che la quasi totale maggioranza di voi abbia giustamente ignorato il comunicato dà la misura, da un lato, della vostra preziosa professionalità, dall’altro, del maldestro e arrogante tentativo operato da Malafoglia.
Il mio post, di cui avete ricevuto uno sfocato screenshot, “L’unica cosa che vedo di aristocratico all’Aquila è la testa del sindaco Pierluigi Biondi e come tale dovrebbe seguire le teste aristocratiche che l’hanno preceduto: cadere quindi e rotolare via” riferito alla dichiarazione che Biondi ha rilasciato alla Festa di Fratelli d’Italia Atreju “L’Aquila è una città plurale, L’Aquila è una città nobile, è una città aristocratica, è una città bella, è una città che non merita questo genere di cose” (come se “plurale” e “aristocratica” fossero, ahimè, sinonimi…), era scritto infatti in termini – e mi pare davvero assurdo doverlo spiegare – sì, duri ma assolutamente metaforici.
Esprimevo, dunque, soltanto il mio pensiero, legato più al mio ruolo culturale di scrittore e di reporter freelance che non al mio credo politico (non partitico).
E il mio pensiero, detto fuor di metafora, è che il sindaco, data la sua maldestra gestione della cosa pubblica (vedi la perenne mancanza di numero legale durante i consigli comunali), data la mala gestione degli eventi culturali aquilani (vedi per esempio il Festival della Montagna diventato sagra di paese nella Festa della Montagna), data l’immane pessima figura che sta facendo fare all’intera città tentando di bloccare (e di fagocitare?) il Festival Internazionale degli Incontri, data la sua incapacità di rappresentare realmente la pluralità degli interessi cittadini e che parrebbe essere – si dice – più un banale tentativo di fare carriera politica, dovrebbe senza ombra di dubbio o dimettersi, e proseguire così altrove la sua personale scalata, o essere sfiduciato, perché nei fatti inadeguato al ruolo delicato che ricopre.
Questo è il significato di “la sua testa dovrebbe cadere” e non certo – come sostiene Malafoglia – che il sottoscritto si augura la morte del sindaco per decapitazione.
Pensiero, per altro, che rivendico, nonostante sia io il primo ad ammettere che i toni da me usati sono stati, sì, forti ma leciti, in un ambito, quello della comunicazione politica, ormai estremamente, pesantemente esasperato.
Nel merito delle dichiarazioni di Michele Malafoglia, invece, da un lato trovo svilente, da amante della lingua italiana quale sono, che un portavoce di partito non sia in grado di cogliere, di comprendere una semplice figura retorica, una metafora politica, e dall’altro trovo gravissimo l’uso manipolatorio delle mie parole volto a demonizzare non già e non solo il sottoscritto, ma ogni voce contraria e discordante che sempre più si sta alzando e si sta organizzando contro l’attuale Giunta comunale dell’Aquila. Dare a queste voci “della cosiddetta intellighenzia di sinistra” è aberrante.
Manipolare le mie parole facendo passare un giudizio politico per “augurio di morte” è aberrante. Dare dei “leoni da tastiera” a me e a tutte queste voci senza premurarsi, in questo caso sì, “di aver acceso il cervello” e aver compreso il messaggio è aberrante.
Accusare di “brutalismo ideologico” senza aver prima pensato a un reale confronto è aberrante.
Accusare di “mancanza di pluralismo” il sottoscritto e queste voci e poi proporre – è notizia di oggi – un programma per la Festa della Montagna completamente orientato a destra è aberrante. Scrivere frasi dall’incerto e sgrammaticato significato quali “come il potere che ritengono di dover far cadere facendo rotolare le teste in un nome di un rinnovato giacobinismo di provincia” è aberrante. Mettere alla gogna, attivare una piccola e scadente “macchina del fango” – per altro in modo infimo – accusando me di voler mettere davvero alla ghigliottina il “sindaco di Villa Sant’Angelo” (cito Cialente) è l’unica cosa realmente aberrante che si evince da tutta questa faccenda.






