L’AQUILA – “Non c’è stato nessun attrezzo esterno, lui ha utilizzato la mano per un rapporto amoroso consenziente dalla ragazza nel corso del quale lei ha riportato delle ferite”.

È una nuova versione su come sono andati i fatti tra Francesco Tuccia e la studentessa laziale stuprata nell’Aquilano quella fornita dallo stesso arrestato oggi nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip Giuseppe Romano Gargarella e al pm David Mancini e riferita ai cronisti dall’avvocato difensore Alberico Villani.

Dopo aver parlato sempre genericamente di baci e rapporto sessuale consenziente, insomma, il giovane ha ammesso l’utilizzo di una mano ma non la violenza. C’è da dire che un’ipotesi del genere era stata presa in considerazione nell’immediatezza del fatto: in particolare, sui era considerata la pratica sessuale estrema del fisting che viene esercitata con il pugno.

Per gli investigatori e per i primi rapporti medici, tuttavia, è stato impiegato un corpo estraneo, non una lama ma un oggetto che, però, ancora non viene trovato.

Ipotesi accusatoria smentita dall’indagato e dall’avvocato, quest’ultimo oltretutto ha parlato di “due paginette” di accertamento medico-legale che a suo dire necessitano di un’integrazione.

L’avvocato della giovane vittima, Enrico Maria Gallinaro, rigetta la tesi della difesa: “È stato un rapporto non consenziente e un oggetto è stato usato”, ha detto.

Fuori dall’aula D del “Palazzaccio” del capoluogo si sono presentati anche i genitori del giovane accusato, Leo Tuccia e Rita Carpentieri, distrutti per quanto accaduto. La madre ha cercato di avvicinarsi al figlio ma senza successo, mentre il padre lo ha salutato gridandogli “Francesco mio bello, papà ti vuole bene”.

IL VIDEO

L’ARRIVO E L’INTERROGATORIO

L’interrogatorio di Tuccia è durato una ventina di minuti. Il giovane militare irpino era stato arrestato giovedì scorso con l’accusa di tentato omicidio e violenza sessuale che sarebbe avvenuta all’esterno della discoteca Guernica di Pizzoli (L’Aquila)

Tuccia è giunto attorno alle 8.30 al tribunale dell’Aquila dove è stato ascoltato dagli investigatori.

All’uscita, il legale ha rilasciato alcune dichiarazioni ai cronisti. “Il ragazzo – ha detto – ha risposto alle domande: c’è stato un rapporto amoroso consenziente con la mano che ha provocato ferite che vanno approfondite. Sono d’accordo con la stampa e l’opinione pubblica: se è stato usato un oggetto non è più un rapporto sessuale ma si è andati oltre, ma questo va dimostrato con accertamenti medico-legali”.

“Il problema è che agli atti c’è solo accertamento medico-legale di due paginette fatto all’ospedale dell’Aquila, credo sia opportuno una verifica più approfondita”, ha proseguito Villani.

“Si è parlato di uno stupro di gruppo – ha concluso – che non trova conforto in niente, il ragazzo è stato l’unico ad avere un rapporto sessuale con la ragazza, gli altri commilitoni al momento dei fatti ballavano dentro la discoteca”.

Dal legale dell’indagato si è poi appreso che non ha presentato misure alternative al carcere per il suo assistito: Tuccia, insomma resterà in carcere a Teramo, dov’è rinchiuso a Castrogno, insieme a un altro indagato noto alle cronache: il caporalmaggiore dell’esercito Salvatore Parolisi, accusato dell’omicidio delal moglie, Carmela “Melania” Rea.

LO STRAZIO DEI FAMILIARI

Il giorno dell’interrogatorio del presunto stupratore Francesco Tuccia è stato anche il giorno dello strazio per i familiari del giovane militare irpino.

Nell’auto dell’avvocato Alberico Villani c’erano infatti alcuni familiari, che si sono subito avvicinati all’arrivo del cellulare della polizia penitenziaria di Teramo al cui interno c’era l’arrestato.

“Neanche per Totò Riina tutte queste fotografie”, ha mormorato il padre Leo Tuccia guardando i fotografi e operatori che attendevano l’uscita del giovane. Il padre che, guardando suo figlio sbucare fuori dal furgone blindato, mentre gli agenti lo accompagnavano in aula, è crollato, gridando solo “Perché?”.

La madre, Rita Carpentieri, ha invece cercato di avvicinarsi per stringere il figlio ma senza successo.

Poi si è seduto assieme al resto della famiglia nella piccola saletta d’attesa dell’aula D del palazzaccio aquilano, piangendo sommessamente abbracciato alla donna.

Al momento dell’uscita di Tuccia, al termine dell’interrogatorio di garanzia, anche i familiari sono usciti e mentre il giovane rientrava nel furgone blindato il padre ha fatto a tempo a gridargli: “Francesco mio bello, papà ti vuole bene”.

AVVOCATO VITTIMA: ”RAPPORTO NON CONSENSUALE E USATO OGGETTO”

“Per causare lesioni talmente gravi è ovvio che il rapporto non potesse essere consenziente e siamo convinti che il giovane militare abbia utilizzato un corpo contundente”.

È questa la risposta a distanza dell’avvocato Enrico Maria Gallinaro, legale della studentessa laziale vittima della violenza sessuale, alla difesa del militare accusato di stupro.

Inoltre, prosegue l’avvocato, “c’è il comportamento successivo del giovane che non ha soccorso la mia assistita o meglio, pare l’abbia abbandonata”.

L’AVVOCATO DI TUCCIA VA AL RIESAME

L’avvocato Alberico Villani, legale del giovane militare Francesco Tuccia, accusato di tentato omicidio e violenza sessuale ai danni di una studentessa laziale, ha presentato ricorso al tribunale del Riesame dell’Aquila per chiedere la scarcerazione del suo assistito rinchiuso nella casa circondariale di Teramo.

L’istanza è stata presentata oggi dopo l’interrogatorio del soldato di stanza al 33° reggimento di artiglieria terrestre Acqui dell’Aquila.

Il legale ha invece preferito non formulare richieste al Gip e al Pm dopo l’interrogatorio, in attesa della fissazione dell’udienza.

Per ora, Villani ha presentato solo l’istanza al Riesame, che correderà con documentazione prima dell’udienza.

Integrerà l’istanza con altri documenti, tra cui una perizia medico-legale già acquisita formalmente.