L’AQUILA – Il giorno dell’interrogatorio del presunto stupratore Francesco Tuccia è stato anche il giorno dello strazio per i familiari del giovane militare irpino.
Nell’auto dell’avvocato Alberico Villani c’erano infatti alcuni familiari, che si sono subito avvicinati all’arrivo del cellulare della polizia penitenziaria di Teramo al cui interno c’era l’arrestato.
“Neanche per Totò Riina tutte queste fotografie”, ha mormorato il padre Leo Tuccia guardando i fotografi e operatori che attendevano l’uscita del giovane. Il padre che, guardando suo figlio sbucare fuori dal furgone blindato, mentre gli agenti lo accompagnavano in aula, è crollato, gridando solo “Perché?”.
Poi si è seduto assieme al resto della famiglia nella piccola saletta d’attesa dell’aula D del palazzaccio aquilano, piangendo sommessamente abbracciato alla donna.
Al momento dell’uscita di Tuccia, al termine dell’interrogatorio di garanzia, anche i familiari sono usciti e mentre il giovane rientrava nel furgone blindato il padre ha fatto a tempo a gridargli: “Francesco mio bello, papà ti vuole bene”. (alb.or.)






