PESCARA – “Il silenzio inizierà a calare dopo le 4. Non così nei prefestivi, quando la notte è più lunga e i locali possono stare aperti fino alle 4 e gli ultimi schiamazzi sono coperti, poco dopo l’alba, dai mezzi per la pulizia delle strade, inondate di bicchieri e altri rifiuti, compresi quelli organici umani. Questa è la vita a Pescara Vecchia. Tra i residenti, c’è chi ha fatto installare costosi doppi vetri, chi usa speciali tappi per le orecchie, chi tenta di addormentarsi mettendo in cuffia playlist di rumore bianco, chi si imbottisce di calmanti, chi nel weekend si fa ospitare da parenti e amici. Dicono che qui non ci abita più nessuno perché la situazione è così da anni, ma non è vero. C’è chi resta, resistendo a questa quotidiana tortura. E lo fa perché crede che questa zona meriti di più”.

E’ un passaggio di una lettera aperta del Comitato dei cittadini residenti a Pescara Vecchia, dove pullulano locali, e impazza la movida. Entrando nel merito della decisione del Comune, nell’ambito del Piano di risanamento acustico, che dal 16 marzo, prevede, il venerdì, il sabato e la domenica, il divieto di somministrazione ai tavoli all’aperto dopo la mezzanotte e il divieto di vendita per asporto, e varie misure anti rumore e anti schiamazzi notturni.

Un gruppo di gestori dei locali ha fatto ricorso al Tar, che non ha concesso la sospensiva. L’udienza di merito è fissata per il 22 maggio. I giudici comunque parlano di  “un proporzionale punto di equilibrio tra il diritto alla libertà economica e la tutela della quiete pubblica e del riposo dei residenti, mediante un’adeguata e ragionevole composizione dei contrapposti interessi in gioco”.

 LETTERA APERTA 

Sono le 11 di un qualsiasi martedì sera e siete a casa. Cosa state facendo? State per mettervi al letto? State guardando un film? Magari state tirando per le lunghe una cenetta con gli amici o con la vostra dolce metà. O forse state leggendo un libro o una favola ai vostri figli dopo avergli rimboccato le coperte? Qualunque siano le vostre abitudini, nulla di tutto è possibile nelle case di chi abita in una certa zona della nostra città. Quella zona è il minuscolo centro storico di Pescara, dove a quell’ora i locali notturni stanno iniziando a ricevere i primi clienti e ad alzare la musica.

Lo faranno fino ad arrivare al picco intorno all’una e mezza quando le strade pulluleranno di ragazzi, tutti a bere all’esterno, mentre dalle porte e finestre spalancate di diversi locali, i bassi pompano musica techno. Chiuderanno intorno alle 3, ma anche dopo la chiusura, gruppi di ragazzi continueranno ad aggirarsi per le strade dove l’alcol incoraggia cori, grida e, spesso, risse. Il silenzio inizierà a calare dopo le 4. Non così nei prefestivi, quando la notte è più lunga e i locali possono stare aperti fino alle 4 e gli ultimi schiamazzi sono coperti, poco dopo l’alba, dai mezzi per la pulizia delle strade, inondate di bicchieri e altri rifiuti, compresi quelli organici umani.

Questa è la vita a Pescara Vecchia. Tra i residenti, c’è chi ha fatto installare costosi doppi vetri, chi usa speciali tappi per le orecchie, chi tenta di addormentarsi mettendo in cuffia playlist di rumore bianco, chi si imbottisce di calmanti, chi nel weekend si fa ospitare da parenti e amici. Dicono che qui non ci abita più nessuno perché la situazione è così da anni, ma non è vero. C’è chi resta, resistendo a questa quotidiana tortura. E lo fa perché crede che questa zona meriti di più.

Giovedì 17 aprile, come cittadini della zona, siamo stati invitati dal presidente della commissione Ambiente, Alessandro D’Alonzo, a discutere insieme a consiglieri di maggioranza e minoranza la proposta della Commissione di dotare la zona di un piano di risanamento acustico. Grati di poter esporre il nostro punto di vista, abbiamo purtroppo dovuto rilevare che, con qualche eccezione, la discussione si muove sulle linee di divisione politica.

Tuttavia per noi che in quelle zone abitiamo non è questione di maggioranza o opposizione, né di destra o sinistra, è questione di tutelare i diritti di tutti i cittadini. Spesso sui media viene raccontata una guerra che vede due fronti, i residenti contro i gestori dei locali. Ma che per noi non sia una guerra lo dimostra il fatto che non facciamo lotte contro singoli esercenti. Noi ci battiamo perché tutte le attività della zona si svolgano all’interno di un contesto normativo che consenta la convivenza. E quindi è agli organi di amministrazione che ci rivolgiamo perché quel contesto normativo venga messo in piedi.

Tra i consiglieri intervenuti giovedì nessuno ha il coraggio di dirci che le nostre istanze non contano (anche se, a giudicare da quanto viene fatto per tutelarci, verrebbe facile pensarlo), ma lo scontro è sugli strumenti per tutelare i nostri diritti. Da un lato c’è chi ritiene che sia necessario un piano di risanamento acustico, dall’altro c’è chi crede che sia invece possibile agire con gli strumenti normativi esistenti. Per quanto ci riguarda, sono vere entrambe le cose e una non dovrebbe escludere l’altra.

Ben venga un piano per il futuro che ci permetta di immaginare un’altra Pescara Vecchia. Ma nell’immediato è necessario far rispettare i limiti di legge sui volumi. Le rilevazioni dell’Arta di un paio di anni fa sono considerate datate.

Noi ci cittadini ci stiamo muovendo per fare di nuove, ma la verità è che non servono rilevazioni per accorgersi che i volumi in questione sono certamente fuori legge: basta farsi una passeggiata su Corso Manthonè all’una e mezza di notte, con un paio di orecchie anche solo parzialmente funzionanti.

È un segreto di Pulcinella che molti locali rimuovono dai propri impianti i limitatori di volume obbligatori, ma perché nessuno controlla? Bisognerebbe poi accertarsi che le attività lavorino secondo i propri codici Ateco e che quindi, se sono bar, operino effettivamente da bar e non da discoteche. Bisogna inoltre assicurarsi che vengano rispettate le normative nazionali sugli orari in cui è consentito fare attività rumorose.

Bisogna controllare che i locali non servano alcol ai minorenni. Si tratta di far applicare leggi esistenti e di garantirne il rispetto. E poi incentivare le insonorizzazioni delle attività che mettono musica, far operare questi locali a porte e finestre chiuse e far ritirare i tavoli esterni da una certa ora in poi, almeno nei giorni feriali. Questi sarebbero provvedimenti di puro senso civico che, tenendo conto dei diritti di tutti, consentirebbero, appunto, la convivenza.

Al momento, invece, la convivenza non è possibile, perché chi abita tra queste vie vive una quotidiana tortura che porta all’esasperazione e, spesso, ad abbandonare la zona. Noi riconosciamo il diritto degli esercenti a svolgere le attività su cui hanno investito e per cui pagano le tasse. Ma vorremmo veder riconosciuto anche il nostro diritto alla salute e a fare una vita normale nelle case sui cui abbiamo investito e per cui paghiamo le tasse. E invece la sensazione è che i due diritti non abbiano lo stesso peso, perché, mentre i locali prosperano e i ragazzi scorrazzano, noi che ci abitiamo sopra andiamo fuori di testa.

Serve quindi prima di tutto iniziare a far rispettare le regole esistenti con tutti i mezzi a disposizione di un’amministrazione. E poi discutere i dettagli di un ragionevole piano di risanamento i cui dettagli possono essere discussi, ma le cui intenzioni non ci sembrano punitive. Riteniamo che, anzi, un piano di risanamento possa e debba essere costruttivo. Costruttivo di una migliore Pescara vecchia.

È infatti solo mettendo dei limiti a ciò che avviene oggi in quest’area che si possono creare spazi di possibilità per un altro tipo di sviluppo, incoraggiando quanto di sano esiste già e scoraggiando invece la proliferazione di locali tutti uguali. Al momento, infatti, la zona serve solo una specifica fascia della popolazione: i giovani e giovanissimi. Tutti gli altri qui non ci vengono perché qui non c’è niente per loro.

Pochissimi sono i locali aperti a pranzo, così come si contano sulle dita di una mano quelli dove poter fare un aperitivo. Fino alle 21.30 la zona è deserta, per poi trasformarsi in una discoteca a cielo aperto dopo la mezzanotte. L’offerta musicale è in larga parte monotematica e, anche questa, rivolta a fasce molto giovani della popolazione.

Nulla vogliamo togliere al diritto dei più giovani di divertirsi, anche se qui è doverosa una parentesi: quanto giovani possono essere questi giovani? Perché qui parliamo di adolescenti. Ed è pensabile che una città non sappia offrire ai propri adolescenti altri modi di stare insieme e divertirsi oltre a ubriacarsi e vomitare a un angolo di strada o attaccare rissa con altri ubriachi? Ma pur volendo accettare che questo debba essere il tipo di divertimento che vogliamo offrire ai nostri adolescenti e che sia questo il tipo di intrattenimento su cui Pescara e la sua economia vogliono crescere, non si capisce perché le conseguenze di queste scelte debbano ricadere tutte sulle spalle dei cittadini di una specifica zona.

Né ci sembra giusto e sensato che una città decida che questo sia l’unico uso possibile del suo centro storico.

È importante riconoscere che la musica a tutto volume, la bolgia notturna, le grida e le risse non sono altro che la faccia più esposta di una situazione di decadenza che è la stessa che porta agli incidenti e crimini riportati dalla stampa negli ultimi tempi (tra i più recenti, l’aggressione in pieno giorno ad una donna in via Orazio). Infatti, l’invivibilità notturna porta all’abbandono della zona da parte dei residenti e dei commercianti. La conseguenza è che di giorno questa zona è deserta ed è diventata casa per i senzatetto che vivono sotto il ponte e intorno alla ciclabile.

In una città che non vanta uno sconfinato patrimonio storico culturale, è particolarmente triste veder buttare alle ortiche un’area ricca di musei, gallerie, ristoranti storici e dove sono nati i due pescaresi più famosi, Flaiano e D’annunzio, di cui tutti amano riempirsi la bocca ma le cui case natali sono circondate da un quartiere in abbandono.

Ci piacerebbe vedere progettualità per quest’area, ci piacerebbe poter sognare un quartiere diverso. E invece ci troviamo davanti a uno scontro politico che non solo impedisce di immaginare un futuro, ma, nell’inazione, mina anche il nostro quotidiano. La situazione è esplosiva e ha bisogno della giusta attenzione delle istituzioni, perché quanto accade sotto le nostre case non è normale e non può continuare.

Questa è l’unica battaglia che noi vogliamo combattere e siamo convinti che in questa battaglia i locali che operano seguendo le regole e nel rispetto della convivenza civile possano diventare nostri alleati perché non fa bene neanche a loro che questa zona sia terra di nessuno. In una settimana di festività che si stanno traducendo in un ulteriore peggioramento della situazione tra le vie del centro storico, è quindi ai locali che seguono le regole che ci rivolgiamo, oltre che agli amministratori pubblici e a tutti i nostri concittadini, per dire che non vogliamo lo scontro, vogliamo soluzioni per poter continuare a vivere in una zona che amiamo e che merita di essere valorizzata.