L’AQUILA – Nelle aule di Camera e Senato, piombate nella palude post-referendum costituzionale, sono tanti gli onorevoli, compresi gli abruzzesi che, assicurano i boatos e titoloni dei quotidiani nazionali, imbastiscono dietro le quinte una vera e propria “strategia della pensione”, in particolare chi di loro è al primo mandato.

L’idea è quella di evitare a ogni costo lo scioglimento delle Camere prima del 15 settembre 2017, e tirare a campare con governi tecnici, politici, del presidente o delle larghe intese, quel che sia, pur di non votare subito.

Questo allo scopo di potere, così, raggiungere il limite dei 4 anni, 6 mesi e 1 giorno di legislatura e conquistarsi diritto all’agognato vitalizio. In caso contrario si andrebbe tutti a casa, senza stipendio, senza pensione, e per di più senza nemmeno la possibilità, in virtù delle nuove regole, di riprendersi quanto versato per l’assegno pensionistico.

In molti casi, oltretutto, con scarsa possibilità di essere rieletti, salvo miracoli, specialmente se si andasse a un votare con una legge elettorale che preveda preferenze e conta dei voti singoli piuttosto che listini bloccati.

Contattato da AbruzzoWeb, conferma questo scenario il senatore di Forza Italia Antonio Razzi che non fa che ribadire quello che disse nel famoso fuorionda al Senato, “qui, amico caro, tutti pensano ai cxxxi loro!”. Sulla stessa linea Gianluca Vacca, deputato del Movimento 5 stelle, che parla di “desolante teatrino” di chi ha il terrore di tornare a casa, senza pensione e per di più senza nessuna possibilità di essere rieletto.

Di parere opposto Gianni Melilla di Sinistra ecologia libertà, che bolla come “barbarie mediatica” la campagna che dipinge i parlamentari come “mangiapane a tradimento”, che pensano solo alla loro pensione.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Antonio Castricone del Partito democratico. La sua priorità e quella dei suoi colleghi, assicura, è innanzitutto l’interesse del Paese, e di evitare rovinosi salti nel buio.

CHI RISCHIA E CHI NO

Comuque sia, gli onorevoli abruzzesi al primo mandato che rischiano di perdere il vitalizio in caso di elezioni ravvicinate sono 9 alla Camera, ovvero Gianluca Fusilli, Maria Amato, Vittoria D’Incecco e Yoram Gutgeld (quest’ultimo eletto in regione ma non abruzzese) del Partito democratico, Andrea Colletti, Daniele Del Grosso e Giulio Sottanelli di Scelta civica, oltre ai citati Gianluca Vacca e Antonio Castricone.

Al Senato sono invece alla prima legislatura in 4: Stefania Pezzopane del Pd, Enza Blundo e Gianluca Castaldi del Cinque stelle, Federica Chiavaroli del Nuovo centro destra, che è anche sottosegretario alla Giustizia.

Hanno almeno un assegno vitalizio assicurato, in quanto alla seconda legislatura, i 5 deputati Fabrizio Di Stefano (Forza Italia), Filippo Piccone e Paolo Tancredi (Nuovo centro destra), Tommaso Ginoble del Pd oltre al citato Melilla. Al Senato sono in 3, i forzisti Paola Pelino, Gaetano Quagliariello (abruzzese solo d’adozione) e lo stesso Razzi.

Con le nuove regole della spending review di Mario Monti, nel 2012 è stato introdotto anche per i vitalizi il metodo contributivo, e non più retributivo, seppure più vantaggioso rispetto agli altri lavoratori.

Gli assegni, più vicini per importo a quanto versato, sono stati dunque notevolmente ridotti rispetto agli anni passati: versando circa 1.000 euro al mese, l’8,8 per cento dell’indennità, un parlamentare con una sola legislatura avrà una pensione compresa tra i 900 e i 970 euro al mese dopo i 65 anni.

Con due legislature si arriva a circa 1.500 euro al mese, a partire, però, dai 60 anni.

Se si resta in carica meno di 4 anni, 6 mesi e un giorno, come sarebbe per gli esordienti qualora le Camere fossero sciolte prima di metà settembre prossimo, non solo non sarà riscossa la pensione, ma si perderanno anche i contributi fiono a quel monento versati versati, al massimo 58 mila euro, che non potranno essere ricongiunti ad altri profili previdenziali, né riscattati perché non soddisfano il requisito minimo della continuità dei versamenti per il periodo previsto.

Per chi ha maturato il diritto al vitalizio prima del 2012 gli assegni erano invece di oltre 2 mila al mese per una legislatura, di oltre 4 mila per più legislature. E bastava anche un solo giorno di legislatura per maturare la pensione. A essere beneficiari dei vitalizi sono oggi circa 2.600 ex parlamentari, per una spesa di 190 milioni di euro l’anno, circa 150 milioni superiore rispetto ai contributi versati. E c’è chi percepisce anche il doppio vitalizio, da ex parlamentare italiano e da ex consigliere regionale o da europarlamentare. In Abruzzo i fortunati sono circa una ventina. Qualcuno ha anche una pensione da lavoratore di enti pubblici o aziende private, affilando tre assegni al mese.

RAZZI (FI): “LO DISSI E LO RIPETO, PENSANO SOLO AI C…. LORO”

Se si parla di vitalizi non poteva non essere interpellato Antonio Razzi, che è diventato personaggio a metà tra la politica e lo spettacolo, a seguito del famoso fuori onda in cui confidò a un collega: “Così anche a te ti manca un anno… meno di un anno? Meno di un anno e entra il vitalizio. Che c… me te fotte, dico io! Tanto questi sono tutti malviventi. Questi pensano solo ai c… loro. A te non ti pensa nessuno, te lo dico io, caro amico!”.

Dopo due anni, Razzi rivendica quella sua rivelazione, seppure involontaria. “Per quelle affermazioni fatte in confidenza – spiega ad AbruzzoWeb – mi volevano linciare, sono andato in giro con la scorta per oltre un anno. Ebbene, oggi ribadisco quello che ho detto: qui in Parlamento sono in tanti, troppi, anche nel mio partito, che pensano sono ai c… loro, e sono quelli che a votare non ci vogliono andare, perché non vogliono perdere il vitalizio”.

Razzi, che però il suo assegno già ce l’ha, dal canto suo assicura che “a votare ci andrei anche domani mattina, bisogna accorciare i tempi, a meno che il presidente Mattarella non dia l’incarico a l’unico che può salvare l’Italia, Silvio Berlusconi“.

E ribadisce, “prenderò il vitalizio, l’ho già maturato, ma io ho lavorato 60 anni, e ho fatto di tutto, non sono un pivello, ho versato contributi tutta la vita. E se non sarò rieletto per me non c’è nessun problema, resterò a casa con mia moglie, e anzi tornerò a zappare la terra, ho tante campagne abbandonate – ipotizza – Il problema, però, è che qui in Parlamento sono in tanti che a zappare la terra non ci vogliono andare, hanno il terrore di tornare a casa, di cercarsi un altro lavoro, perché non saranno rieletti”.

MELILLA (SEL): “CAMPAGNA BARBARICA, DOVREBBERO LODARCI”

“Questa campagna mediatica che insinua che i parlamentari della Repubblica siano solo mangiapane a tradimento, che pensano solo al loro vitalizio, è una vergogna, una barbarie”, sbotta Melilla, che tiene a far valere l’onorabilità dei rappresentanti del popolo, davanti a quello che definisce il populismo dilagante. Melilla è alla seconda legislatura, e il diritto al vitalizio, come Razzi, lo ha già maturato.

“I vitalizi intesi come privilegio non ci sono più, sono stati aboliti – spiega il parlamentare pescarese – Ora è in vigore il sistema contributivo, gli importi sono stati drasticamente ridotti. Il Paese ci dovrebbe lodare, abbiamo tolto i vitalizi anche a chi è stato condannato con sentenza passata in giudicato. Se non raggiungiamo i 4 anni e mezzo di legislatura  si perde tutto, anche i versamenti fatti, non viene restituito un euro, e io quest’ultima regola non la ritengo giusta”.

Basta, insomma, protesta Melilla, gettare discredito sulle istituzioni, basta parlare di privilegi. Alla domanda, meramente politica, su che cosa prevede accadrà nei prossimi giorni, Melilla risponde  che “è tutto incerto, e non dipende da noi senatori. L’unico punto fermo è che siamo nelle mani di una persona saggia, il presidente della Repubblica”.

VACCA (M5S): “PENSANO ALLE PENSIONI, NON AL PAESE”

Il grillino Vacca assicura che della necessità, anzi dell’imperativo di arrivare a metà settembre 2017 nei corridoi se ne parla eccome. E quella di perdere il vitalizio non è la sola paura.

“Il vero terrore di molti parlamentari – rimarca – è in realtà quello di non venire ricandidati e quindi rieletti: certi treni passano solo una volta nella vita ed è dunque ovvio che ciò costituisca un forte stimolo per non andare al voto, per allungare il più possibile questa legislatura. In Parlamento si assiste a un desolante teatrino e gli attori sono ben assortiti, dagli onorevoli del Pd a quelli di Forza Italia, passando per quelli di Scelta civica e Ncd”.

Vacca che invece il voto lo vuole subito, il prima possibile. “Questo è un atteggiamento tipico della casta che, per mantenere i suoi privilegi, non rispetta la volontà popolare, che vuole tornare a decidere e votare – rivendica – Anche io, come tutti i miei colleghi del Movimento, con il voto anticipato perderò la pensione, ma assicuro che a nessuno mai è passato per l’anticamera del cervello di anteporre i nostri interessi a quelli del Paese”.

CASTRICONE: “IL VITALIZIO NON E’ UNA PRIORITA'”

“Maturare il diritto o meno al vitalizio non è un problema rilevante, l’unica cosa che interessa a me e ai miei colleghi è fare le scelte giuste per il bene del Paese”.

Ad assicurarlo è infine Castricone del Pd, anche lui alla prima legislatura, e dunque con il vitalizio a rischio.

“Personalmente sono contrario a un governo tecnico, serve infatti un governo politico”, fa notare. Una cosa per Castricone è certa, non si può votare subito, e i vitalizi non c’entrano nulla.

“Ricordo che non abbiamo un legge elettorale omogenea per camera e Senato, tornare alle urne così è una follia – sbotta – E ricordo anche che ci sono problemi urgenti da risolvere, che non hanno trovato risposta con l’accelerazione della legge di Bilancio. Tra questi i provvedimenti per la ricostruzione post-sisma abruzzese rimasti al palo”.

“Ma nulla e perduto, se si va avanti qualche mese potremo porci rimedio. Sono questi i temi che mi appassionano, non certo i vitalizi”, conclude.