L’AQUILA – “Decidere di non partecipare non è stata una scelta personale ma, unicamente, un segnale politico alla mancata attenzione riservata ai tesserati del capoluogo di Regione”.
Lo scrive la coordinatrice provinciale aquilana dell’Unione di centro, Morena Pasqualone, in risposta all’articolo di AbruzzoWeb che ha reso nota la sua assenza nel congresso nazionale di Roma dei giorni scorsi.
La protesta della Pasqualone va contro il criterio per calcolare la rappresentanza delle varie province nei congressi che ha portato a una riduzione degli aquilani e in una nota al segretario rieletto Lorenzo Cesa e al comitato dei garanti chiede appunto la revisione dei canoni.
“Invio la presente nota a seguito della lettura di quanto da Voi rilevato in merito all’assenza della sottoscritta al Congresso Nazionale dell’Udc celebrato i giorni scorsi – scrive la Pasqualone – Come si evince dall’allegata istanza, datata 30/04/2011, ciò che a Voi risulta ‘ignoto’ è invece ben conosciuto dal direttivo nazionale Udc”.
“Nessuna determinazione è stata presa in risposta all’istanza che Vi rimetto per Vs opportuna conoscenza dei fatti”, conclude.
LA LETTERA COMPLETA
Al Segretario Nazionale
On. Lorenzo Cesa
Al Comitato dei Garanti
Nazionale per il tesseramento
Il Comitato Provinciale dell’Aquila, nelle persone di Morena Pasqualone e Vincenzo Retico, rispettivamente coordinatore e presidente del coordinamento dell’Aquila, con la presente, chiedono che il Segretario Nazionale On. Lorenzo Cesa, sentito il Comitato dei Garanti, voglia concedere deroga a questo coordinamento in merito al criterio per calcolare la rappresentanza (art.20 c.1 del regolamento congressi) delle province ai congressi regionale e nazionale per i seguenti motivi.
In primo luogo non ci pare si possa equiparare la situazione dell’Aquilano a quella di tutte le altre province d’Italia, ma soprattutto alle restanti tre abruzzesi, in quanto la data della competizione elettorale delle europee, presa a riferimento, è ricaduta a ridosso del noto sisma del 6 aprile 2009, data in cui, come noto, il numero degli elettori di questa provincia era deficitario di almeno 80.000 unità.
Inoltre, quanto appena detto, nel calcolo in termini percentuali del numero dei delegati al Congresso Nazionale (si veda tabella da Voi inviata), non è stato considerato affatto: non si vede come, ad esempio, la provincia di Pescara possa “doppiare”quella aquilana in termini di rappresentanti, seppur con una percentuale quasi identica a quella dell’Aquila, se esisteva all’epoca delle elezioni il deficit appena ricordato.
Pertanto, certi che la volontà del Partito sia quella di voler mettere tutti nelle medesime condizioni, Vi preghiamo di rivedere i canoni di rappresentanza per la provincia dell’Aquila.
Certi di un Vostro riscontro attendiamo risposta alla nostra richiesta.
Distinti saluti.
L’Aquila, lì 30 Aprile 2011




