PESCARA – Una rivoluzione, destinata a sconvolgere il mondo non più dorato delle televisioni locali abruzzesi, imposta dall’Europa, che porterà a rottamare molte frequenze che interferiscono con quelle utilizzate dagli stati esteri confinanti. Con tante emittenti che si troveranno dunque ad un bivio: chiudere o traslocare in altre frequenze prese in affitto.
Un cambiamento imposto dalla legge, dunque, che però può essere letto anche in termini non del tutto negativi, come sostiene ad Abruzzoweb il presidente del Corecom Abruzzo Filippo Lucci che è anche componente dell’esecutivo nazionale e delegato ai rapporti con il Ministero dello Sviluppo economico: un pungolo per per ripensare il sistema televisivo locale chiamato a fare un salto di qualità.
Le alternative del resto non ci sono. Sono anni che l’Unione europea ha aperto una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, minacciando una multa da centinaia di milioni di euro, perché le troppe frequenze occupate nel Bel paese, moltiplicatesi con l’avvento del digitale terrestre, interferiscono con quelle dei paesi confinanti.
In Abruzzo avviene con quelle dell’Albania e la Croazia in particolare, che negli ultimi anni grazie allo sviluppo economico hanno visto il moltiplicarsi di emittenti televisive, e il bisogno di frequenze.
Attesa da tempo, il 9 giugno è arrivata la determina del ministero dello Sviluppo Economico, a firma del direttore Antonio Lirosi, che anche per l’Abruzzo, come già accaduto per altre regioni, impone un taglio secco delle frequenze.
Secondo il provvedimento, a restare in attività, con copertura regionale, saranno solo le emittenti Antenna 10, Tvq, Telemax, Rete 8 e Tv6, anche in virtù di accordi già stretti per l’affitto di frequenze da altri operatori televisivi, anche extraregionali.
Il governo si riprenderà invece le frequenze oggi utilizzate da Telemare, Tvrsp, Tele A, Tele Ponte, Vera Tv, Tv uno, Onda Tv, Tele 9 e Tv Atri.
Frequenze che saranno messe a bando, quasi sicuramente destinate agli operatori della telefonia mobile, che a differenza del settore televisivo in crisi, hanno invece fame di etere.
A questo punto le tv locali rimaste “senza casa” potranno semplicemente traslocare, pagando un affitto negli appartamenti liberi, ovvero nei canali inutilizzati del digitale terrestre, delle tv più grandi che potranno mantenere tutto il loro palazzo. E che dovranno affittare a prezzi calmierati.
E alla fine potrebbe convenire a tutti, perché la tv affittuaria con quegli appartamenti non sapeva cosa farci, visto che non aveva la forza di riempirla di contenuti, e trovava difficoltà a cederla. Le piccole tv locali in cerca di nuova casa si sgraveranno dei costi di manutenzione delle frequenze, tenuto anche conto che a breve saranno tassati i ripetitori accesi, e non sarà più conveniente il mantenimento di canali inutilizzati.
Altre tv locali, indebitate e che stentano a reggere botta alla crisi, semplicemente scompariranno, dopo aver intascato la buonuscita dell’indennizzo. E ci saranno probabili conseguenze negative sul piano occupazionale, ad aggravare la situazione di un settore già in profonda crisi.
Lucci del Corecom, invita però a guardare alle conseguenze positive.
“Non c’è dubbio che l’emittenza televisiva locale anche in Abruzzo – spiega il presidente – si trovi davanti ad un bivio. Con l’avvento del digitale terrestre si sono moltiplicati i canali a disposizione, una rivoluzione di fronte alla quale alcuni editori si sono trovati impreparati, anche per mancanza di risorse economiche e professionali, con il risultato di proporre programmi non sempre originali e di qualità. Molti canali sono rimasti così vuoti, o utilizzati solo per replicare i contenuti del canale principale. Questa riforma, oltre che obbligatoria, può diventare un reale incentivo a tornare a produrre informazione locale, con una maggiore e capillare presenza delle emittenti sul territorio, nelle piazze, nei piccoli paesi che troppo spesso restano fuori dall’agenda dei media. Lo dico anche da giornalista che per oltre un decennio ha lavorato all’interno delle Tv abruzzesi: ci sono delle potenzialità inespresse che vanno valorizzate”.
Del resto ricorda Lucci, c’è anche una seconda rivoluzione in arrivo, quella della riduzione dei contributi pubblici alle emittenti locali, e soprattutto la loro rimodulazione in base a nuovi criteri.
“In Abruzzo come altrove – sottolinea Lucci – i contributi ministeriali potrebbero diminuire sensibilmente, rispetto alla cifra attuale che si aggira attorno al milione di euro. La riforma in atto sta inoltre vagliando la possibilità di introdurre nuovi criteri di assegnazione dei punteggi, attraverso i quali vengono erogati i fondi alle emittenti, ad esempio la rilevazione degli ascolti attraverso l’Auditel e l’assunzione obbligatoria di giornalisti iscritti all’Ordine. Si tratta di linee di indirizzo da me sempre sostenute, anche in qualità di presidente nazionale dei Corecom, in quanto vanno ad interrompere la prassi dei finanziamenti a pioggia, che finora non ha favorito la crescita del sistema”.





