L’AQUILA – Denuncerà l’Eni Pierino Giorgi, responsabile del Movimento Celestiniano dell’Aquila, perché per oltre una settimana ha staccato il gas per un disguido burocratico alla mensa di Celestino di piazza d’Armi, la stessa che continua, con crescenti difficoltà a offrire un pasto caldo, a distribuire derrate alimentari e, ironia della sorte, a pagare le bollette ai sempre più numerosi poveri della città.
Poveri che, secondo gli ultimi dati su base provinciale, sono molti di più di 400 nuclei familiari, circa mille persone con reddito Isee sotto degli 8mila euro annui intercettati dalle politiche sociali del Comune dell’Aquila.
“La denuncia al fornitore del gas – spiega Giorgi – è una questione di principio noi le bollette le abbiamo sempre pagate puntuali, per una volta abbiamo ritardato di qualche giorno, avvisando poi però tempestivamente il bonifico da noi effettuato, non si sono fatti scrupoli”.
Ad ammettere un senso di impotenza istituzionale, l’assessore comunale alle Politiche sociali Emanuela Di Giovambattista, l’amministrazione “non ha alcuna possibilità di fornire risposte adeguate al crescente fenomeno della povertà che peraltro, nel nostro territorio, si assomma alle conseguenze del sisma sul tessuto sociale ed economico”.
Del resto in Italia, attesta l’ultimo rapporto Caritas del 2013, le persone in povertà assoluta risultano essere 6 milioni e 20 mila; le famiglie 2 milioni e 28 mila.
L’incidenza della povertà risulta in continua crescita, attestandosi oggi al 9,9% per gli individui e al 7,9% per le famiglie.
Dal 2007, anno di inizio della crisi economica e dell’accentuazione delle politiche di austerity e rigore di bilancio dell’Unione Europea, i livelli di povertà risultano più che raddoppiati.
In questo quadro a tinte fosche, Giorgi continua a fornire assistenza ai meno fortunati, ma comincia a dare segni di scoramento.
L’episodio del gas staccato lo ha vissuto come una conferma di solitudine di fronte ad un’emergenza sociale sempre più difficile da contenere e alleviare, che riguarda a L’Aquila oltre che pensionati e disoccupati con famiglia da mantenere, anche tante partite iva piegate dalla crisi e dalle tasse, piccoli imprenditori sommersi dai debiti, precari non più giovani, madri single con prole, divorziati che devono pagare gli alimenti.
La mensa di Celestino è la cartina di tornasole cittadina di questa drammatica situazione.
“Ogni giorno – conferma Giorgi – serviamo un pasto a 120 persone minimo, in buona parte aquilane. E poi ci sono circa 250 persone a cui distribuiamo pacchi cibo e aiutiamo come possiamo a pagare appunto le bollette. L’anno scorso i nostri utenti erano la metà. In tanti fino a poco tempo fa non avevano problemi economici, ora sono improvvisamente caduti in miseria”.
“Negli ultimi mesi si scopre anche che tra chi non paga le bollette di luce acqua e riscaldamento sono sempre di più i cittadini che vivono nel progetto C.a.s.e.. E non lo fanno certo per partito preso, per protesta – ma perché semplicemente non ha i soldi”, polemizza Giorgi.
Intorno alla vicenda, quella delle utenze del C.a.s.e., è esplosa in queste settimane la polemica tra Comune e i comitati di inquilini che contestano ferocemente l’emendamento allo Sblocca Italia che autorizza l’amministrazione a far pagare i consumi secondo le superfici, e non secondo i reali consumi.
Criterio giudicato dai cittadini incongruo e iniquo.
I volontari della mensa di Celestino, nel frattempo, rilevano che tanti cittadini appartenenti alla fu classe media, con redditi Isee comunque superiori alla soglia degli 8 mila euro l’anno, di fatto queste bollette non riescono a più a pagarle.
Ci sono poi casi di pensionati che nella loro casa terremotata si scaldavano con stufe a legna e potevano fare economia dei loro consumi per farsi bastare il magro assegno mensile, cosa che non possono più fare perché nel C.a.se. le utenze del riscaldamento sono centralizzate e le bollette calcolate al metro quadro.
“La situazione è surreale – osserva Giorgi – arrivano ragazze madri, pensionati con la minima disoccupati con bollette a cui non sono affatto in grado di far fronte e temono anche lo sfratto. Lo facciamo presente al Comune questo problema, ma ci risponde che non ci si può fare nulla, e qualcuno ci chiede se possiamo aiutarli noi”.
Infine, Giorgi denuncia a conferma della crescente solitudine della sua mensa l’inadeguatezza delle politiche di assistenza sul territorio aquilano.
Un esempio è la Rete locale dei Servizi di prossimità, voluto fortemente dalle Politiche sociali dell’Aquila, un programma sperimentale, spalmato sui prossimi 12 mesi, su cui il Comune ha investito 200 mila euro e che coinvolge 18 organizzazioni che operano nel territorio a livello di volontariato, tra cui l’associazione Fraterna Tau, la 180 amici L’Aquila Onlus, la Bibliobus ad Abitare Insieme, la A.i.s.m., il Comitato territoriale Arci, la Croce Bianca e la Comunità XXIV luglio.
“Rischia di essere un pannicello caldo rispetto ad un’emergenza sempre più drammatica – osserva Giorgi – l’assessore Di Giovambattista sci sta mettendo buona volontà, ci vediamo spesso per organizzare la rete di assistenza, offrendo ciascuna associazione la sua competenza, ma se poi i soldi da mettere a disposizione sono così pochi, è tutto inutile. Con 200 mila euro l’anno in un bacino di utenza così grande non si copre l’assistenza nemmeno dei casi più disperati”.





