L’AQUILA – Un piccolo gioiello che risale all’anno Mille d.C. sta per essere restituito alla comunità della frazione di Onna (L’Aquila), duramente colpita dal sisma del 6 aprile 2009. Il restauro della parrocchia di San Pietro Apostolo, costato nel complesso circa 3 milioni di euro e finanziato dal governo tedesco in virtù di un “conto aperto” dovuto alla strage nazifascista dell’11 giugno 1944, ha permesso di scoprire tracce di una costruzione religiosa preesistente, databile tra il 1000 e il 1100 e modificata nel 1200 secondo le tecniche e lo stile dei monaci cistercensi.
L’inaugurazione e la nuova consacrazione al culto, domani alla presenza del ministro federale tedesco Gunther Adler, dell’ambasciatore Susanne Wasum-Reiner e dell’arcivescovo metropolita monsignor Giuseppe Petrocchi, sarà l’occasione per ammirare le linee semplici e pulite e gli interni di foggia settecentesca realizzati dopo il sisma del 1703.
La storia di questa pieve, attorno alla quale si sta pian piano ricostruendo anche l’abitato di Onna, ha riservato quindi delle sorprese, tra ritrovamenti di affreschi e resti medievali.
Monsignor Orlando Antonini, nunzio apostolico, anticipa qualche dettaglio ad Abruzzoweb sui lavori eseguiti, in attesa della prossima pubblicazione di un saggio che racconterà nei particolari la rinascita di questa antica chiesetta.
Monsignor Antonini a che epoca si può far risalire la chiesa (si parla di origine cistercense con rifacimenti trecenteschi)?
In effetti, dall’impianto ad aula rettangolare conchiusa in abside quadra si era finora pensato che la parrocchiale di San Pietro fosse di sola origine cistercense duecentesca. Il restauro ha però riportato alla luce a più di un metro sotto il pavimento attuale i resti di una chiesa anteriore, plausibilmente di XI-XII secolo, su cui nel ‘200 la chiesa cistercense si è innestata. Dunque la versione attuale, sette-ottocentesca, sarebbe la terza della serie.
È dunque valsa la pena, credo se ne siano resi conto anche i partners tedeschi donatori, che magari si attendevano una conclusione più spedita dei lavori, di aver speso più tempo al recupero dell’edificio sacro. Diversamente, ci si sarebbe preclusi la riscoperta della sua complessa variegata e dunque molto più interessante vicenda costruttiva, che l’ottimo esemplare restauro della soprintendenza, diretto dall’architetto Corrado Marsili e dalla dottoressa Biancamaria Colasacco, ha rimesso in piena evidenza.
Si può considerare come una delle chiese poste lungo il Tratturo Magno, alla stregua degli edifici simili (esteticamente) che si incontrano lungo la strada per Navelli-Sulmona?
No. Pur se localizzata lungo il Tratturo, come del resto anche San Gregorio, il San Pietro di Onna, originariamente Santa Maria, fu sempre un edificio di culto a servizio della comunità locale, dapprima come pieve, quando cioè prima del Mille la popolazione era insediata a sistema diffuso, e poi come parrocchiale quando i Cistercensi nel ‘200 la incastellarono nell’attuale borgo.
Chiese di tratturo sono piuttosto le vicine San Giovanni Battista, di origine romanica se non prima, e la seicentesca Sant’Anna dei Nannicelli, entrambe ai bordi della strada statale e sempre in territorio onnese.
Il restauro della chiesa è stato completato nel 2015. Quanto della struttura originaria è stato conservato?
Nel sisma del 2009 erano crollate la parte superiore della facciata nel suo lato destro e totalmente la torre campanaria, la quale a sua volta ha trascinato nel crollo la sottostante abside e la sacrestia. Tutto il resto, per quanto danneggiato, ha tenuto, compresi i tetti della nave centrale e di quella laterale. Nel precedente sisma distruttivo, quello del 1703, non solo non crollò la chiesa ma, contrariamente al 2009, il paese patì danni a ragione di un solo anno di esenzione fiscale rispetto ai 10 dell’Aquila o agli 8 di Civitareale e di Pizzoli, e si contò un solo decesso. Se poi si considera che nel 2009 dell’edificio sacro pur se malconce son restate in piedi le sezioni più antiche – la facciata e la fiancata nord, nonché tutto il lato Sud – dovrebbe dirsi che la chiesa si sia sostanzialmente salvata in tutti gli scuotimenti tellurici della sua storia.
Arredi ed ornati interni, manterranno lo stile ultimo della chiesa o ci troveremo di fronte a falsi storici evidenti?
Stante, come ho detto, la conservazione della maggior parte della struttura architettonica e decorativa pre-sisma, non v’è alcun ‘falso storico’, evidente o meno, che l’accurato restauro del San Pietro di Onna abbia introdotto nella chiesa rinnovata. Non v’è del resto una posizione unanime e univoca tra i critici circa il concetto di ‘falso’.
Tra gli altri Vittorio Sgarbi ha per me ragione quando, citando casi concreti di chiese padane medioevali cui furono rifatte sezioni architettoniche intere, afferma che nell’architettura viva ciò che deve prevalere è l’autenticità dell’idea, del disegno architettonico originario, non tanto il materiale attraverso cui l’idea, il disegno architettonico stesso si esprime.
Nel duomo di Milano e nelle cattedrali gotiche nord-europee, a causa della friabilità della pietra adoperata, si sostituiscono periodicamente parti costruttive e decorative come guglie e pinnacoli, perciò parlandosi di cantiere permanente. Nel San Pietro di Onna oggi sono nuovi materialmente tutto l’angolo sud-est della costruzione con i suoi ornati a stucco, e il campanile e la sacrestia che erano crollati del tutto.
Ma nessuno si farà avanti ad affermare che dunque tutte queste costruzioni si stiano progressivamente convertendo in ‘falsi storici’.
Quanto è stato possibile recuperare?
Oltre alle ricordate strutture fondazionali precedenti alla chiesa attuale, si è avuta la bella sorpresa di rinvenire lacerti scultorei romani, altomedioevali di prima del Mille, pezzi romanici del XII secolo e affreschi tre-quattrocenteschi, tutti rimessi a bella vista dal restauro e che appariranno nella predetta prossima pubblicazione. Da essi, messi a confronto con i pur rari dati documentali, ho potuto ri-delineare una vicenda costruttiva della chiesa abbastanza attendibile, inattesa e senz’altro prestigiosa.
Possa questa aumentata pregevolezza della sua chiesa parrocchiale ridondare favorevolmente sul martoriato popolo di Onna quale avvio, adesso, anche di una ricostruzione sollecita e di qualità della sua trama abitativa pre-sisma.



