L’AQUILA – Alta tensione in Regione Abruzzo durante la seduta della commissione Bilancio, a seguito del tentativo, non andato a buon fine, da parte della maggioranza di reintrodurre la possibilità per i politici non rieletti o cessati dalla carica di ricoprire l’incarico di revisore dei conti e di membro del collegio sindacale negli enti regionali.

Un emendamento del Movimento 5 stelle ha poi proposto di estendere, per tutte le nomine, il divieto di conferimento degli incarichi anche ai condannati in primo grado, e non solo per quelli condannati in via definitiva.

La proposta di modifica della maggioranza portava la firma del presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, del Partito democratico, nel contesto del progetto di legge sulle procedure di nomina negli enti regionali, in vista dei bandi pubblici, di imminente emanazione.

Cantano vittoria il capogruppo di Forza Italia Mauro Febbo, e il consigliere forzista, Gianni Chiodi, l’ex presidente della Regione, che rivendicano il merito di aver bloccato la “sveltina” minacciando l’ostruzionismo in Consiglio, con una pioggia di di migliaia di emendamenti, costringendo la maggioranza alla ritirata.

“All’ordine del giorno – spiega Febbo – era stata inserita una modifica alla legge regionale 4 del 2009, sulla disciplina degli enti regionali, che già il centrodestra nella passata legislatura aveva non solo adeguato alla normativa nazionale, ma aveva anche provveduto a inserire ulteriori casi di inconferibilità degli incarichi. L’attuale maggioranza, invece, voleva cancellare queste restrizioni, riaprendo le porte degli enti regionali ai professionisti degli incarichi”.

La legge regionale 4 del 2009, recependo la normativa nazionale sull’anticorruzione, approvata nel novembre 2012, dal governo di Mario Monti ha reso incompatibili per la “carica di  direttore  generale,  sanitario  e amministrativo delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere”, e per “gli incarichi di amministratore di enti pubblici e di enti di diritto privato sottoposti a controllo pubblico”, coloro che “sono stati condannati, anche con sentenza non passata in giudicato”, e per coloro che “per un congruo periodo di tempo, non inferiore ad un anno, antecedente al conferimento, abbiano fatto parte di organi di indirizzo politico o abbiano ricoperto cariche pubbliche elettive”.

Ovvero, al di là dell’algida prosa del diritto, il piccolo esercito di ex amministratori, candidati non rieletti, e professionisti della politica che ambiscono a strappare un strapuntino nel giro di giostra dello spoil system che enterà nel vivo a settembre, con la nomina di amministratori graditi alla maggioranza ai vertici dei tanti enti e agenzie regionali.

“La proposta di modifica della maggioranza – prosegue Febbo – allargava le maglie di questa norma, permettendo agli ex amministratori ora incompatibili di ricoprire eventualmente l’incarico di revisori dei conti e di membro dei collegi sindacali degli enti controllati dalla Regione. Un primo passo ne siamo convinti per stravolgere ancor di più la norma”.

Il Movimento 5 Stelle come accennato ha presentato un emendamento al progetto di legge  sulle procedure di nomina negli enti regionali, per garantire la massima trasparenza nell’affidamento degli incarichi.

“Questo emendamento – sottolinea il consigliere regionale Domenico Pettinari – ha portato alla sospensione della discussione sul progetto di legge presentato dalla maggioranza e prevede di estendere, per tutte le nomine, il divieto di conferimento degli incarichi anche ai condannati in primo grado. La maggioranza ha però rinviato tutto e l’auspicio è che nella prossima seduta della Commissione, con un gesto di responsabilità, la maggioranza faccia propria la nostra proposta, pensata unicamente nell’interesse degli abruzzesi”.