L’AQUILA – Una parte della sede regionale aquilana di via San Bernardino non sembra avere tutti i requisiti di sicurezza per cui, da circa un mese, 20 dipendenti (dei Servizi DPC022 e DPC032), sono costretti a lavorare tra smart working e postazioni temporanee, senza una definitiva indicazione su quali locali possano essere utilizzati e quali debbano invece rimanere interdetti. Si tratta, più in generale, di locali che ospitano uffici del dipartimento opere pubbliche, territorio e ambiente e assessorato alla cultura.

Una situazione che si protrae da quasi un mese e sta provocando crescente insofferenza tra il personale, soprattutto per il protrarsi dell’incertezza sulle prospettive di rientro nelle ordinarie postazioni. Tra l’altro chi lavora a casa, casomai contro voglia, non ha diritto a fruire dei buoni pasto.

La vicenda ha inizio il 1° settembre, quando nei locali adibiti ad archivio regionale al piano -1, situati al di sotto dei Portici di San Bernardino, sono state riscontrate criticità nei solai sovrastanti.

L’intervento dei Vigili del Fuoco ha evidenziato “distacchi e fenomeni di sfondellamento, pignatte non integre e armature esposte con segni di ossidazione”, rendendo necessari ulteriori accertamenti tecnici.

Nell’immediatezza dell’evento, il direttore del Dipartimento Territorio-Ambiente, l’archietetto Pierpaolo Pescara, ha disposto in via precauzionale l’allontanamento del personale interessato dei Servizi DP entrambi affidati al dirigente Andrea Liberatore, in attesa che le strutture competenti definiscano l’effettiva estensione delle criticità e le condizioni per il successivo utilizzo degli uffici.

I Vigili del Fuoco, all’esito di una verifica carattere “temporaneo e speditivo”, hanno ordinato che “i locali sottostanti i solai di cui trattasi non dovranno essere praticati”, chiedendo gli approfondimenti tecnici necessari.

Il giorno successivo, anche il Comune dell’Aquila ha dato atto che il funzionario dei Vigili del Fuoco “non ha rinvenuto cause di instabilità tali da determinare nell’immediato l’interdizione all’uso pubblico dei sovrastanti portici”, ferma restando la necessità delle verifiche strutturali e la cautelativa non praticabilità dei locali sottostanti i solai interessati.

Da quel momento nasce  un secondo problema, questa volta tutto interno all’Amministrazione regionale: quali siano esattamente le aree da mantenere interdette e quali uffici possano invece essere utilizzati.

Il Dipartimento Territorio-Ambiente ha chiesto una risposta al Dipartimento Risorse, diretto da Fabrizio Giannangeli, al cui interno opera il Servizio Patrimonio e Datore di Lavoro, guidato da Pasquale Di Meo. Secondo quanto ritenuto da Pescara e Liberatore, le risposte  richiamano le prescrizioni dei Vigili del Fuoco, gli accertamenti in corso e le misure precauzionali già adottate, senza tuttavia fornire l’indicazione richiesta: quali locali possono essere utilizzati e quali no.

È proprio il protrarsi di questa situazione ad avere indotto Pescara e Liberatore a rivolgersi ai vertici regionali con una nuova nota, nella quale la questione viene posta ormai anche sul terreno delle competenze e delle conseguenti responsabilità.

Nel frattempo, infatti, è intervenuto il Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche  comunicando di avere attivato «con la massima tempestività» verifiche e approfondimenti specialistici sul solaio per accertarne le condizioni di sicurezza e definire gli eventuali interventi necessari.

Ma è soprattutto un passaggio della comunicazione ministeriale che Pescara e Liberatore pongono al centro della loro nota: in attesa della conclusione degli accertamenti, il Provveditorato ha raccomandato alla Regione Abruzzo di attenersi alle indicazioni dei Vigili del Fuoco relativamente all’adozione delle “misure cautelative ritenute necessarie” per prevenire possibili situazioni di rischio.

Ed è proprio su quel “ritenute necessarie” che si concentra la contestazione dei due dirigenti. Secondo Pescara e Liberatore, il Ministero sta facendo ciò che gli compete sul piano degli accertamenti strutturali, mentre quella formulazione rimette alla Regione una diversa valutazione da effettuare nell’attesa: stabilire quali misure cautelative siano necessarie per i  lavoratori, quali locali debbano rimanere interdetti e quali possano essere utilizzati  con specifiche prescrizioni.

Una valutazione che, sostengono i due dirigenti, compete al Dipartimento Risorse e, in particolare, al Servizio Patrimonio e Datore di Lavoro. Il regolamento regionale, a loro dire,  attribuisce  a quest’ultimo le attività di previsione e valutazione dei rischi negli ambienti di lavoro, la vigilanza e il monitoraggio delle sedi regionali per la tutela e la sicurezza, oltre agli interventi finalizzati alla sicurezza dei luoghi di lavoro.

Ed è a questo punto che, nella ricostruzione di Pescara e Liberatore, assume  rilievo la posizione del direttore del Dipartimento Risorse, Fabrizio Giannangeli. Dopo aver ricevuto la comunicazione del Provveditorato, infatti, il Dipartimento Risorse si è limitato a trasmetterla al Territorio-Ambiente “per opportuno aggiornamento”, comunicando che le verifiche tecniche sono ancora in itinere e che dei successivi sviluppi verrà data tempestiva notizia.

Ma quella comunicazione non è firmata dal solo Di Meo, nella sua qualità di responsabile del Servizio Patrimonio e Datore di Lavoro: porta anche la firma dello stesso Giannangeli.

Il punto sollevato dai due dirigenti è dunque molto preciso: il Provveditorato sta effettuando gli accertamenti strutturali sull’immobile; ma chi deve decidere cosa fare nel frattempo con i lavoratori regionali? Per Pescara e Liberatore la risposta è già contenuta nell’organizzazione della Regione; e proprio per questo contestano che, a quasi un mese dall’evento, continui a mancare una determinazione espressa del Dipartimento Risorse che stabilisca se gli uffici di DPC022 e DPC032 possano essere utilizzati e, in caso contrario, quale sia esattamente il perimetro dell’interdizione.

Secondo i firmatari, attendere gli esiti delle verifiche strutturali ministeriali non può significare attendere anche per decidere le misure cautelative regionali: è proprio perché quelle verifiche sono ancora in corso che qualcuno deve stabilire, nel frattempo, quali siano le «misure cautelative ritenute necessarie» richiamate dal Provveditorato.

La situazione, sottolineano ancora Pescara e Liberatore, appare difficilmente comprensibile anche sotto un altro profilo: mentre i dipendenti di DPC022 e DPC032 continuano a non poter utilizzare le proprie ordinarie postazioni, altri uffici regionali e ministeriali presenti nello stesso edificio risultano regolarmente operativi ai piani superiori e il porticato pubblico sovrastante i locali interessati dalle criticità continua ad essere aperto al transito.

I due dirigenti non traggono da questa circostanza conclusioni sulla sicurezza dei propri uffici; al contrario, sostengono che sia proprio questa situazione a rendere ancora più urgente una delimitazione tecnica e datoriale chiara delle aree interessate e di quelle utilizzabili.

C’è poi quello che nella nota viene sostanzialmente descritto come un corto circuito amministrativo. L’allontanamento del personale era stato disposto da Pescara il 1° settembre, nell’immediatezza dell’evento, come misura precauzionale in attesa delle valutazioni della struttura competente.

Secondo Pescara e Liberatore, non sarebbe quindi possibile trasformare quella decisione emergenziale in una soluzione destinata a protrarsi indefinitamente: la misura provvisoria continua perché manca la valutazione chiamata a confermarla, modificarla o superarla, mentre la struttura chiamata a effettuare quella valutazione continua a richiamarsi proprio alla misura originariamente adottata in attesa del suo intervento.

Dopo l’ultima comunicazione del Provveditorato, sostengono pertanto i due dirigenti, non sarebbe più possibile ricondurre la mancata decisione alla necessità di attendere una risposta dell’Amministrazione competente sull’immobile: il Provveditorato ha  comunicato di avere avviato le verifiche di propria competenza e, nel frattempo, ha espressamente richiamato la Regione all’adozione delle misure cautelative “ritenute necessarie”.

Per questo Pescara e Liberatore hanno chiesto l’intervento dei vertici regionali affinché venga finalmente indicato, in maniera inequivoca, quali locali debbano rimanere interdetti, se quelli assegnati ai Servizi DPC022 e DPC032 possano essere utilizzati e quali eventuali cautele debbano essere osservate.

La richiesta formulata da Pescara e Liberatore ai vertici regionali si riduce, in definitiva, a un punto: non un’ulteriore interpretazione delle prescrizioni già impartite, ma una decisione della struttura cui compete assumerla.

Le verifiche strutturali del Provveditorato avranno i loro tempi. Ma, sostengono i due dirigenti, nel frattempo la Regione deve stabilire quali misure cautelative ritenga necessarie e dire con chiarezza ai propri dipendenti dove e a quali condizioni possano lavorare.