L’AQUILA – La Regione Abruzzo rischia di dover “riaprire” i conti dal 2008 al 2013 e ritrovarsi con una nuova, maxi tegola nel bilancio da 300 milioni di euro complessivi.
Questo lo scenario che si va profilando alla luce della recente approvazione in Giunta della proposta di legge sul rendiconto generale dell’ente per l’esercizio 2013, primo passo per colmare un vergognoso gap nella certificazione dei conti che va avanti da oltre tre anni, dovuto in parte alla precedente amministrazione di centrodestra e in parte all’attuale di centrosinistra, che ha portato i giudici contabili a minacciare lo scioglimento coatto del Consiglio.
Come già rilevato nei giorni scorsi da AbruzzoWeb, nel documento passato in Giunta, che verrà presto sottoposto al vaglio del Consiglio regionale, l’esecutivo certifica un disavanzo aggiuntivo di 235 milioni di euro ai conti di tre anni fa.
Di questa somma, 174 milioni sono dovuti all’impropria registrazione contabile, un errore avvenuto in varie Regioni italiane, della liquidità prestata dallo Stato per far fronte al pagamento dei debiti così da ridurre i tempi di attesa per le imprese. Questa somma verrà restituita allo Stato e il deficit che si è creato sarà riassorbito in trent’anni.
Gli altri 61 milioni, e qui è il cuore dell’inghippo, costituiscono il recupero a deficit dell’utilizzo per ulteriori finalità, diverse da quelle originarie, delle economie vincolate già assegnate nel tempo all’ente.
In sostanza, la Regione ha preso la parte avanzata dei fondi bloccati che ha speso in un certo settore, per esempio l’ambiente, e l’ha deviata usandola per andare a riempire i buchi e pareggiare il bilancio.
Un uso improprio, secondo la Corte dei conti che, lo scorso febbraio, nella sentenza al termine dell’udienza sulla parificazione del rendiconto 2013, ha censurato questo trucchetto, promuovendo anche un ricorso alla Corte costituzionale.
In questi giorni, senza attendere che la Consulta si pronunciasse, la Giunta regionale ha fatto marcia indietro, considerando quelle somme stanziate qui e lì tre anni fa, e quindi impossibili da recuperare, un nuovo deficit, “arrendendosi” alle contestazioni dei giudici contabili e rendendo, di fatto, probabilmente inutile il ricorso.
Ma questa scelta apre una voragine sui conti precedenti, dal momento che tale tecnica per pareggiare il bilancio è stata utilizzata almeno per 6 anni, dal 2008 al 2013, per decine di milioni di euro annuì, dai 50 ai 70.
Si è scelto di farla finita con l’escamotage solo per le censure che, a quel punto, sono state mosse dai giudici contabili nel corso della parificazione.
Ma potrebbe essere già troppo tardi: se con la deliberazione approvata qualche giorno fa dalla squadra degli assessori si corregge l’errore per il 2013, che cosa accadrà per il quinquennio precedente?
Se si procedesse con la stessa modalità, che a questo punto parrebbe dovuta, dato che la Giunta lo ha fatto per il 2013, il deficit peggiorerebbe di un ulteriore importo di circa 300 milioni di euro.
Tema che verrà approfondito in aula quando arriverà in discussione il famigerato rendiconto 2013.





