L’AQUILA – Finisce ancora nel mirino della procura della Repubblica dell’Aquila la realizzazione del primo stralcio dei nuovi sottoservizi del capoluogo, una maxi commessa da circa 40 milioni di euro che vede la costruzione di 13 chilometri di “tunnel” con all’interno tutte le reti nelle principali vie del centro.
Lo scorso 22 novembre i finanzieri del nucleo di polizia tributaria si sono presentati nella sede della stazione appaltante, la società idrica del comprensorio Gran Sasso Acqua, e hanno acquisito una serie di documenti relativi all’appalto in generale, alle riserve transate in anticipo (e a lavori ancora in corso) alla società realizzatrice Asse Centrale e ai presunti danneggiamenti di un palazzo lungo corso vittorio Emanuele: aspetti, questi ultimi, tutti anticipati nei mesi scorsi da AbruzzoWeb.
Al momento sono ignote ipotesi di reato e se ci siano già eventuali iscrizioni nel registro degli indagati.
Le indagini delle Fiamme Gialle sono coordinate dal sostituto procuratore Stefano Gallo, lo stesso che guida una prima inchiesta penale con l’accusa di turbativa d’asta con 4 imputati, ancora in corso.
I finanzieri hanno chiesto e ottenuto i documenti da Raffaele Giannone, nella sua qualità di dirigente dell’ufficio amministrativo di Gsa.
Tra le carte e i file acquisiti, il contratto firmato tra la stazione appaltante e le tre imprese che si sono consorziate in Asse Centrale, la ravennate Acmar (capofila) e le aquilane Edilfrair e Taddei, comprese integrazioni successive; materiale digitale sui primi 11 stati di avanzamento dei lavori; una quindicina di file relativi alla transazione delle riserve; centinaia e centinaia di file relativi al progetto esecutivo e ai vari pagamenti effettuati.
La prima indagine del pm Gallo sull’operazione sottoservizi, venuta alla luce nel 2015, riguarda un presunto favoritismo, con accuse tutte da dimostrare, da parte della commissione che ha aggiudicato i lavori verso l’associazione temporanea di imprese (Ati) che ha vinto l’appalto rispetto ad altre ditte che sono state escluse.
Tra queste la seconda classificata, Alma Cis Srl, dell’imprenditore Enrico Marramiero, già presidente di Confindustria Pescara, che aveva inoltrato ricorso al tribunale amministrativo contro l’aggiudicazione, perdendolo.
Proprio una di queste, stando a quanto si è appreso, si sarebbe rivolta alla procura.
Il prossimo 18 gennaio, nella prima udienza dibattimentale, rinviata dallo scorso maggio, davanti al giudice compariranno in 4: Danilo Taddei, titolare di Taddei spa, l’ingegnere Aurelio Melaragni, direttore di Gsa da poco in pensione, e gli ingegneri Pieralberto Properzi e Flavio Lombardi, che erano componenti della commissione aggiudicatrice.
Altri 3 indagati sono stati assolti o prosciolti.
Lo scorso marzo AbruzzoWeb ha poi portato alla luce il caso, segnalato dai proprietari, di nuovi potenziali danni causati dagli scavi per il passaggio del tunnel, anche in questo caso contestazioni da verificare, in complessi già oggetto di ricostruzione post-terremoto 2009: il cosiddetto palazzo Guelfi, il primo dopo piazza Regina Margherita, e il successivo consorzio Cavalieri di Malta, entrambi comprendenti sia attività commerciali che abitazioni.
Sulla vicenda Asse Centrale ha negato ogni responsabilità, attribuendo invece i danni a un’infiltrazione di acqua, che, anzi, a detta dell’azienda gli scavi dei sottoservizi avrebbero contribuito a scoprire prima che fosse troppo tardi.
Asse Centrale avrebbe cercato comunque l’intesa con i committenti, dicendosi disposta a pagare entro un certo limite nuovi lavori.
L’azienda Soalco, una di quelle al lavoro nelle palazzine, ha poi annunciato di aver presentato un ricorso in tribunale teso a un accertamento tecnico preventivo in via conciliativa e a verificare la portata e la responsabilità dei danni. Non è dato sapere, oggi, se una parte della nuova inchiesta sia frutto di questa azione.
La vicenda, criticata fortemente dal Movimento 5 stelle cittadino, ha lambito la campagna elettorale per le amministrative di giugno che, invece, è stata attraversata in pieno dal caso delle riserve.
A poche settimane dal voto, infatti, si è saputo che Gran Sasso Acqua, ancora presieduta dal candidato sindaco del centrosinistra poi sconfitto, Americo Di Benedetto, aveva transato 740 mila euro di riserve, pagandole in tempo record e a lavori ancora in corso, e allungando anche i tempi di riconsegna dell’opera.
Le coalizioni di centrodestra e civica, in quella circostanza, hanno contestato a Di Benedetto una “campagna elettorale a braccetto dell’imprenditore” e un “conflitto d’interesse enorme”, dopo che Gianni Frattale, titolare di Edilfrair e coordinatore della commessa, era stato avvistato in più di un evento del candidato alla fascia tricolore, compreso quello di chiusura della campagna.
Il candidato di centrodestra, e attuale sindaco, Pierluigi Biondi, aveva bocciato l’operazione parlando di “evidente forzatura delle procedure”.
L’ex procuratore del capoluogo, poi vice sindaco con il centrosinistra e infine candidato alla fascia tricolore con la lista civica L’Aquila polis, Nicola Trifuoggi, in quel caso aveva avvisato: “Quella delle riserve è un’operazione disinvolta che potrebbe essere oggetto di indagine sia della magistratura contabile sia di quella penale”.
Il suo vaticinio si è avverato.





