L’AQUILA – “L’impressione che ho avuto qui a L’Aquila è la stessa che ho avuto in altre carceri dove ci sono detenuti in regime di 41 bis, e cioè che serve avere un’ attenzione diversa, ci deve essere piena applicazione del principio secondo il quale vanno recisi contatti tra il detenuto e le organizzazioni esterne. Ma nello stesso tempo serve maggiore flessibilità, ma vanno garantiti diritti e dignità. E in generale pensiamo anche ad alcune innovazioni tecnologiche, come ad esempio l’uso di Skype al posto della scheda telefonica, lì dove è possibile, e che debba esserci anche una maggiore collaborazione con le università e le scuole per chi desidera formarsi”.‬

Così il sottosegretario alla giustizia Gennaro Migliore, Partito democratico, ex Sinistra ecologia e libertà, al termine della visita al carcere di massima sicurezza dell’Aquila, conosciuto come “Le Costarelle”,  dove c’è una sezione riservata ai detenuti in regime di 41 bis.

Una visita condotta assieme all’altro sottosegretario alla Giustizia, l’abruzzese Federica Chiavaroli.

Nel carcere dell’Aquila sono recluse 147 persone in regime di 41 bis, di cui sette donne, su un totale di 173 detenuti. Tra di loro c’è anche Nadia Desdemona Lioce, la ex leader delle nuove Brigate Rosse, e Nella Serpa, ritenuta a capo dell’omonima cosca di ‘ndrangheta operante a Paola. Tra i reclusi eccellenti che sono stati al carcere dell’Aquila anche il superboss della camorra Raffaele Cutolo, e il boss di Cosa nostra Salvatore Madonia.

Come in altre carceri italiane e abruzzesi ci sono, anche alle Costarelle, problemi cronici di carenza di personale.

Su questo aspetto la Chiavaroli ha però annunciato che la soluzione del problema è alla portata.

“C’è una carenza di personale strutturale che chiaramente in una struttura come questa comporta che per lo svolgimento di alcuni servizi che devono essere garantiti arrivi personale in missione da altre strutture. Faremo una riflessione per capire come poter risolvere questo problema ed evitare che ci siano queste spese, che potrebbero essere evitate dotando la struttura di personale aggiuntivo”.

Per quanto riguarda la carenza di personale del tribunale dell’Aquila, la sottosegretaria ha precisato che “questi sono temi conosciuti al ministro, sulla situazione del distretto dell’Aquila abbiamo fatto una riunione qualche settimana fa. Siamo pronti a dare una risposta con la mobilità del personale delle province, la cui procedura è praticamente conclusa, e anche con la soluzione di un problema che in Abruzzo è stato particolarmente sentito, quello dei tirocinanti”.

Migliore ha poi colto l’occasione per ribadire la necessità di rivedere qualcosa nel regime carcerario del 41 bis.

“Non parliamo di revisione del 41 bis – spiega il sottosegretario – e ovviamente non intendiamo interferire su quelle che sono le prerogative della magistratura, va solo compresa quale è la finalità del 41 bis, ovvero uno strumento introdotto per realizzare piena interruzione dei contatti esterni delle persone che avevano particolare rilevanza nelle organizzazioni criminali. Ma non può essere un’interruzione di quelli che sono i diritti fondamentali. Dunque serve solo una riconsiderazione – aggiunge Migliore – di quelli che sono i regolamenti, per evitare applicazioni afflittive che non corrispondono ai dettami costituzionali, in linea con quanto individuato nell’importante iniziativa, gli Stati generali dell’esecuzione penale, con il ministro Andrea Orlando, dove abbiamo affrontato tutti i temi inerenti il mondo delle carceri”.

Infine la sottolineatura di Migliore, che suona come un complimento, del buon livello delle carceri abruzzesi rispetto alla media, comunque monto bassa, delle carceri italiane.

“La situazione abruzzese per certi versi è più avanzata rispetto ad altre realtà, anche grazie al lavoro fatto negli ultimi anni. Siamo interessati a rafforzare molto i trattamenti dei detenuti che riguardano le attività lavorative e la formazione. Pensiamo che alcune innovazioni tecnologiche, come ad esempio l’uso di Skype al posto della scheda telefonica, debbano entrare dentro gli istituti, lì dove è possibile, e che debba esserci una maggiore collaborazione con le università e le scuole per chi desidera formarsi. L’ultimo protocollo firmato a maggio tra Miur e Ministero della Giustizia va in questa direzione. Le attività di trattamento, per chi le può fare, devono essere volte a che questo spazio e questo tempo siano dedicati a rendere più sicura la società abbassando la recidiva dei detenuti una volta usciti”.

La scorsa settimana, paragonando il carcere duro alla tortura, una settantina di persone, legate alla campagna d’ispirazione politica autonoma-anarchica “Pagine contro la tortura”, ha sfilato all’Aquila in una manifestazione per protestare contro il regime del “41 bis”, e la sua natura vessatoria e disumana.

Migliore sottolinea però di “non aver saputo nulla della manifestazione, e la visita era da tempo programmata. L’obiettivo di far si che la condizione carceraria sia in linea con la Costituzione noi lo otteniamo con gli Stati generali dell’esecuzione penale, con le circolari, con le modifiche dell’ordinamento penitenziario, non certo con le manifestazioni e non abbiamo certo bisogno di essere sollecitati”. (f.t.)