Anche perché, proprio in questa stagione, si è verificato un fatto storico per l’Abruzzo: la prima partita (Flacco Pescara-Chieti Asd di Promozione) giocata a porte chiuse per motivi di ordine pubblico. Si tratta certamente di un fenomeno isolato e riguardante una realtà, Chieti, con un seguito di tifosi consistente e per nulla compatibile con la realtà dilettantistica. Ma la sensibile diminuzione di episodi di violenza che vedono protagonisti i tesserati non significa che non ce ne sono stati. Al contrario, sono avvenuti – in numero minore – e spesso hanno visto nel mirino i direttori di gara, quelli che solitamente rischiano di più sui campi minori.
E dalle motivazioni delle sentenze dei giudici sportivi emerge uno spaccato allarmante in cui i buoni propositi lasciano lo spazio allo scontro fisico. Nemmeno il clamore suscitato dalla morte dell’ispettore di polizia, Filippo Raciti, durante Catania-Palermo è servito da deterrente. Nemmeno le misure adottate dal governo e i fiumi d’inchiostro sprecati nell’occasione.
Botte dopo lo stop. Addirittura, uno degli episodi più gravi della stagione è avvenuto proprio l’11 febbraio scorso, in occasione della ripresa dei campionati di calcio dopo la domenica di stop imposta dal commissario della Figc Pancalli.
La partita Castiglione Messer Raimondo-Marina di Montesilvano (girone E di Seconda categoria) è stata sospesa per rissa tra i tesserati sul terreno di gioco. Squalifiche per giocatori e dirigenti e sconfitta a tavolino per la formazione di casa.
Falso allarme. Nello stesso giorno un’altra sospensione. Durante Oratoriana-Piana del Cavaliere, in Prima categoria, il direttore di gara ha rimandato tutti negli spogliatoi dopo un battibecco tra giocatori e pubblico. Ma il giudice ha ordinato la ripetizione del match dal momento che, a suo avviso, la situazione venutasi a creare non era talmente grave da richiedere un provvedimento così drastico.
Dal Brasile con furore… Sempre a febbraio, e quindi dopo i sermoni distribuiti in ogni salsa sulla necessità di abbassare i toni, un altro episodio ha visto protagonista un giocatore della Tiburfuoco, militante in Promozione: l’attaccante brasiliano Rodrique Dottore è stato squalificato prima fino al 31 dicembre 2010 (e poi fino al 2009) per aver colpito l’arbitro con un calcio all’altezza della colonna vertebrale.
Derby crocevia. Ad aprile, in Seconda categoria, durante San Giovanni-Villa Rosa, un giocatore della squadra di casa, Emidio Valentini, secondo il referto, alla notifica del cartellino rosso «ha preso a calci e pugni l’arbitro». Che per i colpi ricevuti è stato costretto a sospendere la gara. Una decisione che ha poi determinato un’ulteriore aggressione ai suoi danni. Il giudice ha squalificato Valentini fino al 30 giugno 2011, ma soprattutto ha ordinato la sconfitta a tavolino del San Giovanni e la penalizzazione di due punti in classifica. Al tirare delle somme quella partita (il San Giovanni era in vantaggio al momento della sospensione) è costata la retrocessione diretta ai teramani ed è servita alla squadra di Martinsicuro per conquistare la promozione.
I casi del Pucetta. Scendendo nella Terza categoria dell’Aquila un paio di episodi hanno visto protagonisti i tesserati del Pucetta, una formazione marsicana. Nello scorso mese di febbraio il giocatore Giuliano Taglieri è stato squalificato fino al 30 maggio 2008 per una presunta aggressione ai danni dell’arbitro. Ma l’inibizione è stata ridotta (fino al 31 dicembre prossimo) dalla Disciplinare che ha riconosciuto a Taglieri l’attenuante della provocazione da parte del direttore di gara. A Sante Di Biase, invece, è andata peggio. Nel senso che è stato inibito fino al 6 maggio 2009 perché, secondo la motivazione del giudice, «ha aggreddito l’arbitro dopo il gol segnato dagli avversari». Sempre in Terza categoria, il calciatore Simplicio Baruffa ricorderà a lungo la partita 8000 Calcio-Ortigia, l’ultima prima di una lunga squalifica. Inizialmente comminata fino al 28 febbraio 2009 e poi ridotta al 31 agosto 2008. Baruffa, secondo le motivazioni addotte dai giudici, ha ingiuriato, minacciato e colpito l’arbitro con un calcio a una gamba.
Un masseur focoso. In Prima categoria, nel mese di marzo, protagonista è stato addirittura un massaggiatore: Giuliano Amicuzzi del Paterno di Avezzano. Durante il derby San Pelino-Paterno, a seguito di un gol della formazione avversaria, secondo il referto, «è entrato in campo e si è diretto verso il “fischietto” di turno per spintonarlo e dargli una manata in faccia che gli ha provocato la fuoriuscita di sangue». Il giudice lo ha squalificato fino al 30 dicembre del 2008.
C’è anche chi ha cercato di farsi giustizia da solo con un avversario in mezzo al campo. E’ accaduto a un giocatore del New Archi 2005 che ha dapprima insultato e poi tentato di aggredire l’avversario, rimediando una squalifica fino a tutto il 2007.
Le curiosità. Ma ci sono anche casi di intemperanza che non vengono puniti con inibizioni, ma con multe sostanziose. Al Mosciano (Promozione), per esempio, un pugno rifilato a un assistente di gara durante la partita è costato un’ammenda di 800 euro. Al Casoli di Atri, invece, gli sputi rivolti all’assitente e un mozzicone di sigaretta finita sulla sua testa sono costati 600 euro di ammenda. Sono accaduti anche altri episodi curiosi. Ad esempio, in Promozione, il ritardato inizio di Virtus Cupello-Chieti Asd è stato punito con una multa ai neroverdi: l’arbitro non aveva potuto fischiare il via alle ostilità perché i tifosi erano ancora in mezzo al campo impegnati a sistemare gli striscioni…





