L’AQUILA – “Io farei entrare la musica nelle scuole, andare lì e spiegarla ai giovani come avviene  nei paesi nordici. La musica classica è un concentrato di valori, di morale ed etica. Farei studiare ai ragazzi Giuseppe Verdi, ma come persona, prima che musicista. Valori come la Patria, la Nazione, la giustizia sociale: cose che i giovani vogliono e cercano e potrebbero trovare nella musica classica”. 

Questo l’appello di Vincenzo Mariozzi, direttore artistico dell’associazione musicale I Solisti Aquilani, lanciato durante un’intervista ad AbruzzoWeb: musica, valori, giovani e terremoto spiegati da un uomo che fa della musica e della cultura il suo pane quotidiano e vorrebbe che “tutti potessero goderne. Perché – ha dichiarato – la cultura è di tutti e lo Stato dovrebbe investire sempre di più in questo campo”.
 
La musica per Mariozzi è il senso, il fulcro dell’esistenza, attraverso cui l’uomo riesce a trasmettere e fare propri valori sociali e politici, superare i confini della parola, “la musica – ha spiegato il direttore artistico de I Solisti Aquilani – è stata e deve continuare a essere la portavoce della situazione dell’Aquila dopo il terremoto: i musicisti hanno questo compito”.
 
Mariozzi ha raccontato della situazione della musica all’Aquila, della mancanza di uno spazio dove poter agire e della speranza che il nuovo Auditorium del Conservatorio, donato dal Giappone, possa diventare “la casa della musica per tutte le associazioni musicali aquilane”.
 
Come ha superato il terremoto l’Associazione musicale I Solisti Aquilani?
 
Devo dire brillantemente. Poco prima del terremoto i Solisti Aquilani stavano vivendo un momento di ascesa, che purtroppo ha subito un duro arresto con il sisma. Abbiamo perso la nostra sede storica nell’Oratorio di San Giuseppe dei Minimi, prestigiosa struttura andata completamente distrutta, ma ci siamo ripresi e bene perché siamo andati oltre L’Aquila, facciamo molti concerti fuori città.
 
E invece in città dove trovate gli spazi per fare musica?
 
Molte associazioni non hanno più una sede stabile, anche la stessa Sinfonica. Noi solitamente facciamo le prove e i concerti a Casa Onna (struttura polivalente realizzata nella frazione di Onna donata dal Governo tedesco, ndr). Poi il Conservatorio è stato molto disponibile ad aprirci le porte in questa difficile situazione: sia per le prove sia per i concerti. Stiamo aspettando l’apertura del nuovo Auditorium donato dai giapponesi. Mi auguro che sia una “casa della musica” per tutte le associazioni musicali: per far sopravvivere la musica aquilana bisogna unire forze e fondi, lavorare in sinergia. 
 
Il direttore del Conservatorio “A. Casella”, Bruno Carioti, in un’intervista a questo stesso giornale, ha ipotizzato la creazione di una “Città della Musica” all’Aquila, sulla falsa riga del Parco della Musica di Roma. Lei cosa pensa al riguardo?
 
La vedo come un’idea positiva e geniale, soprattutto se vi fosse anche un auditorium all’interno. Ma oggi, innanzitutto, dobbiamo costruire il pubblico, altrimenti questo progetto rischierebbe di restare una “cattedrale nel deserto”. 
 
La musica classica a che genere di pubblico aspira?
 
Io credo che la musica classica si debba avvicinare ai giovani: spiegare i valori, l’etica e la morale che questo genere musicale nasconde. È importante costruire una nuova entità di un pubblico, un pubblico giovane. Senza fruitori, con una sala vuota e pochi spettatori, un’orchestra non ha senso.
 
Ma i giovani, abituati al sound pop e rock contemporaneo, possono capire la musica classica?
 
A mio parere il rock è molto più incomprensibile della musica classica. I giovani chiedono giustizia, equità sociale, dignità, meritocrazia e la musica classica è il simbolo di questi valori. Bisogna fargli capire in cosa consiste la “concertazione”, spiegare ai ragazzi cos’è una partitura di Palestrina o Monteverdi: sono la realizzazione massima della socialità e della socializzazione. Si dovrebbe studiare Giuseppe Verdi, ma come persona: la sua vita è l’espressione di valori attuali come Patria, Nazione e giustizia sociale. Si dovrebbe andare nelle scuole come si fa nel Nord Europa, sdoganare la musica classica e far decidere ai giovani se amarla o meno.
 
Voi come associazione musicale vi state muovendo per avvicinarvi ai giovani?
 
Siamo stati in una scuola di Brindisi per parlare proprio di questo. È stato un grande successo e i ragazzi erano molto curiosi. Il problema è che non conoscono la musica classica, anche in Tv non vedono mai concerti o spettacoli teatrali. Dobbiamo portarla noi nelle scuole.
 
Musica e terremoto, quanto la prima è stata e continua a essere utile al secondo?
 
Molto è stato fatto con la musica. Questa è un veicolo per far capire al Governo e all’Italia il disagio che sta vivendo L’Aquila. La cultura è il mezzo e spesso anche la soluzione per superare determinate situazioni e drammi.
 
Può spiegarsi meglio…
 
Noi facciamo concerti nel Lazio, a Roma, due anni fa siamo stati anche in Giappone. In tutte queste occasioni siamo stati i portavoce dell’Aquila. Possiamo far capire la reale situazione della città. Proprio per questo ruolo che ha la musica, io mi aspetto un maggiore aiuto da parte delle Istituzioni. Perché si rinasce dalla cultura e questo non vale solo per L’Aquila ma per tutta l’Italia.
 
Le istituzioni vi hanno aiutato a far fronte all’emergenza terremoto?
 
Come tutte le altre orchestre beneficiamo di fondi statali. C’è una legge che sostiene la cultura, speriamo che continui a resistere. Credo fermamente che tutti debbano poter godere della musica e per questo lo Stato deve farsene carico, o meglio deve finanziare la cultura in generale. Se all’Aquila non ci sarà una rinascita culturale non avranno più senso le scuole di musica. Invece ci sono tanti talenti locali che vanno aiutati e fatti conoscere a livello nazionale.
 
In questo momento state portando avanti qualche progetto in particolare?
 
Sì a breve partirà una rassegna di concerti in collaborazione con il famoso violinista Uto Ughi: gli Itinerari Benedettini. Una serie di concerti nelle abbazie benedettine del Lazio: lì è nato il primo Umanesimo e di conseguenza la cultura europea contemporanea. Si parte con l’abbazia di Subiaco, poi quella di Trisulti, a confine con l’Abruzzo, Fossanova, Casamari e per finire quella di Montecassino, dove e vissuto e morto il fondatore dell’ordine, Benedetto da Norcia. Abbiamo in mente di concludere la rassegna proprio all’Aquila, nel bellissimo chiostro del Convento di San Domenico, d’altra parte L’Aquila ha avuto a che fare con un monaco benedettino d’eccellenza, quello che sarebbe diventato papa Celestino V. (a.c.)