L’AQUILA  -“L’Abruzzo ha fatto passi significativi sul fronte della transizione energetica, siamo anzi all’avanguardia in Italia, ma anche la nostra regione deve fare altri grandi sforzi per recuperare gli effetti nefasti della politica delle ‘non scelte’ della politica nazionale gli ultimi anni, che ci ha portato ad essere oggi dipendenti per il 40% del fabbisogno, dal gas della Russia, paese oggi in guerra e ostile. Serve pragmatismo, concretezza, puntare con grande forza all’autosufficienza, lasciandoci alle spalle la demagogia e i no a prescindere”.

La riflessione  viene formulata dall’assessore regionale con delega all’Energia, Nicola Campitelli, della Lega, che con Abruzzoweb ha inteso fare il punto sullo stato dell’arte in un ambito cruciale per l’economia e la vita dei cittadini.

Questo a maggior ragione in vista dell’importante evento nazionale in programma dal 25 al 27 maggio prossimi a Pescara, “Terrà”,   il primo Green forum della transizione energetica, organizzata dalla società di comunicazione Mirus, promossa dallo stesso assessorato regionale, dal Comune di Pescara e dalla fondazione Pescarabruzzo, e che vedrà la partecipazione dei massimi esperti, amministratori e politici, intorno a temi come l’economia circolare, le energie sostenibili nei consumi domestici, nei trasporti e nell’industria.

L’Abruzzo, come già da Abruzzoweb riferito, è una delle regioni più avanti nel cammino verso la riconversione energetica, producendo dalle rinnovabili il 26,6% del suo fabbisogno, risultando la settima in Italia. Segnatamente, quarta per l’idroelettrico, quinta per numero di pannelli fotovoltaici rispetto agli abitanti, ottava per potenza installata di eolico. Sotto la media anche il fabbisogno di gas metano, che copre solo il 30,6%. secondo il report, l’Abruzzo ha consumato – trasporti esclusi – 2.448 Ktep (l’unità di misura dell’energia che esprime la tonnellata equivalente di petrolio) di energia per i riscaldamenti e per l’elettricità, sia per le case che per le attività produttive.

“Un dato incoraggiante – spiega Campitelli  – in quanto va evidenziato che l’Abruzzo è ben sopra la media nazionale in termini di energia rinnovabile prodotta. Ma ovviamente non può bastare: oggi più che mai l’indipendenza energetica è diventata una priorità per l’intera Europa, visto il difficilissimo quadro geopolitico che si è venuto a creare dopo l’invasione dell’Ucraina e della Russia”.

E dunque, prosegue  Campitelli “queste percentuali di energia rinnovabile andranno incrementate nei prossimi anni, in termini di potenza istallata di fotovoltaico ed eolico,  prestando ovviamente la massima attenzione all’impatto paesaggistico e alla compatibilità ambientale. Ma non solo: il nostro futuro passa anche per la bioenergia, per gli impianti di valorizzazione della frazione organica dei rifiuti per produrre bio-metano, attraverso il bio-digestore anaerobico”.

Punto di svolta, per le politiche energetiche in Abruzzo, è stata poi  l’approvazione all’unanimità, nel Consiglio regionale del 3 maggio, della la legge “Interventi regionali di promozione dei gruppi di auto consumatori di energia rinnovabile e delle comunità energetiche rinnovabili”, che sosterrà con una pluralità di strumenti, finanziari e normativi, la creazione di comunità di auto consumatori di energia prodotta da fonti rinnovabili in loco, fotovoltaico ed eolico innanzitutto, potendo così godere ​dei forti incentivi ​previsti dalla norma nazionale.​La legge regionale, i​n particolare, individua i Comuni quali soggetti che dovranno farsi carico di proporre, attraverso la predisposizione di protocolli di intesa cui possono aderire soggetti pubblici e privati, la costituzione di comunità energetiche

“Siamo tra i primi in Italia a legiferare in tal senso​ – sottolinea Campitelli -​, proprio  perché vogliamo un paese meno dipendente da altri, con un ruolo attivo del consumatore​.​  E per incentivare questa filiera corta ​dell’energia​, che garantirà anche bollette meno care ai cittadini, faremo leva sulla programmazione delle risorse europee, sia del F​ers​ sia del Pnrr, e in quest’ultimo ci sono ben 94 milioni di euro da cui attingere, dedicati alle comunità energetiche e ​ai ​gruppi di autoconsumo collettivo. La Regione ha poi messo in campo 40 milioni di euro per l’efficientamento e risparmio energetico”.

Altro fronte, in cui Campitelli, la Regione Abruzzo, e l’Agenzia regionale per le attività produttive (Arap) sono in prima linea​, ​è quello dello sviluppo della tecnologia dell’idrogeno verde, che consente di immagazzinare, stoccare e rendere fruibile l’energia prodotta da fotovoltaico, eolico e idroelettrico, con zero emissioni, e in prospettiva a prezzi competitivi per imprese e famiglie, anche alla luce dell’aumento del costo del gas e petrolio, e delle incertezze geopolitiche che incombono sulle forniture.

In tal senso strategica è la sinergia con Dii Desert Energy, network pubblico-privato di dimensioni planetarie sul fronte delle energie rinnovabili, in particolare nelle regioni del Nord Africa e Medio Oriente, composto da oltre 50 imprese e organizzazioni di 25 Paesi e del cui board Arap è diventato membro a seguito della missione di Dubai di inizio marzo, e i cui vertici sono stati poi protagonisti del convegno internazionale che si è svolto il 15 aprile all’Aurum di Pescara, “Energy for the future of industrial areas”.

“L’obiettivo è rendere l’Abruzzo pioniere anche in questo settore, e con le vicine Regioni dell’Umbria e del Lazio, stiamo studiando la sottoscrizione di un protocollo in tema di sviluppo sostenibile verso la realizzazione di un Hydrogen Valley integrata del Centro Italia. La strategia è quella di utilizzare il vettore idrogeno innanzitutto per  il trasporto pubblico, sia su gomma che su rotaia. E’ una opportunità anche  per le numerose aziende del territorio, particolarmente energivore,  con una diminuzione dei costi e abbattimento delle emissioni”.

Ultimo capitolo, quello del gas: in Abruzzo ci sono giacimenti bloccati per anni da moratorie nazionali​, che hanno fatto seguito anche alle proteste di sindaci e comitati cittadini e associazioni ambientaliste.

“E’ un dato di fatto che il nostro fabbisogno è di 70 miliardi di metri cubi di gas all’anno, e noi ne produciamo solo 3 miliardi, tutto il resto viene importato. Dunque è ragionevole pensare ad un aumento della produzione nazionale, e ritengo che sia possibile farlo senza martoriare i territori, con impatto paesaggistico e ambientale accettabile, incrementando ad esempio, dove possibile, il pompaggio nelle piattaforme esistenti, senza magari realizzarne altre. Una cosa è certa, non possiamo più permetterci la demagogia, il dire no a prescindere”.