L’AQUILA – La procura della Repubblica dell’Aquila ha aperto un nuovo filone d’inchiesta per valutare l’ipotetica pericolosità, la presenza di cartelli nei posti opportuni e tutto quanto gira intorno agli impianti sciistici di Campo Imperatore sul Gran Sasso.
Si tratta di un filone che nasce dall’indagine aperta dalla procura, affidata al sostituto procuratore David Mancini e seguita dalla squadra Mobile della questura del capoluogo dopo la tragica morte di un giovane specializzando in Ginecologia, Mario Celli, a causa di una slavina provocata dopo una sciata in fuoripista in località Scontrone.
Le indagini sono state affidate al Corpo Forestale che, secondo quanto riporta il quotidiano Il Centro, cominceranno i loro accertamenti tra qualche giorno.
Celli era stato travolto da un’enorme coltre nevosa mentre con il fratello Paolo scendeva in un impegnativo fuoripista nella zona dei “Valloni”.
A ritrovarlo per primo era stato proprio il fratello, grazie all’Arva (l’apparecchio per la ricerca di persone travolte da valanga) di cui entrambi erano muniti.
Inizialmente si pensava che il giovane fosse deceduto subito. L’ipotermia aveva raggiunto 26 gradi ma, una volta tirato fuori dalla slavina lentamente, grazie ai medici, il cuore aveva ripreso a battere e la temperatura tornata normale.
Tuttavia le sue condizioni si erano subito aggravate e dopo qualche giorno è sopraggiunto il decesso all’ospedale “Mazzini” di Teramo, dov’era stato ricoverato.
Il pm Mancini aveva subito aperto un fascicolo contro ignoti per accertare che cosa possa aver provocato la slavina, il passaggio degli snowboardisti o un distacco spontaneo.
I due fratelli sono figli di Silvano Celli, radiologo in pensione dell’ospedale “San Salvatore”, molto noto in città.




