CHIETI – “Non siamo contrari a priori al partner cinese, il punto è capire cosa verrà a fare, se dovrà gestire solo la commercializzazione del prodotto Sixty o se invece si approprierà anche di parte del know-how del gruppo tessile”.

Le parole sono del segretario provinciale Filctem Cgil, Giuseppe Rucci, che ha organizzato la manifestazione di protesta questa mattina davanti ai cancelli dello stabilimento teatino della Sixty, in via Piaggio allo Scalo.

Si è trattato di un presidio di lavoratori che ha esposto una scritta eloquente: “Welcome to you and Good bye to us”, come a sottolineare il fatto che l’arrivo della delegazione cinese potrebbe significare un addio alla gran parte delle maestranze locali.

La dirigenza Sixty, nella conferenza stampa di ieri in Confindustria, ha detto chiaramente che non sarà così e che anzi il nuovo partner cinese, il gruppo Trendiano, è occasione di sviluppo e di rilancio dell’azienda e servirà soprattutto a commercializzare il prodotto non solo in Cina, dove Sixty è presente da tempo, ma in tutta l’Asia, con un occhio particolare al Giappone.

Sia l’amministratore delegato Piero Bongiovanni, sia il nuovo direttore generale Michel Lhoste, che il direttore risorse umane Domenico Gentile hanno assicurato che in Cina non si esporterà la testa e il cuore dell’azienda, ovvero la parte che si occupa dell’ideazione del prodotto, che invece resterà saldamente a Chieti.

Nonostante le rassicurazioni, però, Cgil continua ad avere dubbi. “Se è vero ciò che hanno detto – chiede Rucci – perché si prevedono circa 250 esuberi? Visto che lo stabilimento Sixty di Chieti non ha mai fatto produzione in senso stesso, occupandosi invece soprattutto dell’ideazione del prodotto, cosa che, è stato ribadito, resterà a Chieti, non capiamo perché ci sia bisogno di tagliare così tanti posti di lavoro”.

“Non capiamo inoltre – continua il sindacalista – perché si sta procedendo alla dismissione e alla cessione della logistica, dal magazzino materie prime al magazzino che si occupa del prodotto finito. Ci chiediamo cos’è che rimarrà effettivamente a Chieti, forse solo una sede di rappresentanza?”

“Il sindacato – ribadisce Rucci – è pronto a venire incontro alle esigenze della dirigenza aziendale anche facendo sacrifici, purché sia vero che non ci sarà il trasferimento all’estero del know-how e delle competenze. Cosa sulla quale nutriamo purtroppo forti dubbi. Tanto è vero che alcune stiliste che prima lavoravano qui ora sono già a casa, perché il loro lavoro lo sta facendo qualcun altro da qualche altra parte”.

Il direttore delle risorse umane Gentile, ricontattato nuovamente, pur non volendo parlare del numero degli esuberi, conferma che si tratta di un numero consistente. Ma non perché, come temono i sindacati, si vuole delocalizzare la testa dell’azienda, ma semplicemente perché “stante il business attuale, l’azienda deve procedere per forza a un ridimensionamento importante”.

“Ciò non toglie – ha aggiunto Gentile – che, se il mercato dovesse riprendere come auspichiamo, non si possa tornare a numeri di altro tipo”.

Per quanto riguarda infine la prima visita della delegazione cinese in via Piaggio, al termine dei due giorni di permanenza a Chieti, Gentile fa sapere che lo stabilimento teatino ha “lasciato una bella impressione sui nostri partner. È stato rintracciato un plusvalore che ha certamente colpito tutti in maniera favorevole”. (ar. ia.)