L’AQUILA –  “Intendo far emergere, con le mie parole, un sistema sanitario nazionale becero, arretrato, paludoso e anti-meritocratico. Elementi che emergono quotidianamente in Italia, non soltanto a L’Aquila”.

Così Francesco Ricca, il fratello della chirurga catanese che si è tolta la vita il 29 dicembre all’Aquila, città in cui aveva scelto di vivere e lavorare, controreplica alla Asl di Avezzano-Sulmona-L’Aquila, ribadendo di voler continuare la sua battaglia e incontrare il ministro della Sanità Beatrice Lorenzin.

“In Italia si è spesso costretti a cedere il posto a chi viene dopo di te, nella sanità non esiste meritocrazia ma si va avanti per amicizie, favori e simpatie”, aveva denunciato il professionista ad AbruzzoWeb. “Nessun favoritismo, abbiamo profuso il massimo impegno per valorizzare la dottoressa”, è stata la difesa della Asl.

“Non ho iniziato e non voglio certamente iniziare una diatriba inutile, immotivata e fine a sé stessa contro la Asl abruzzese”, controreplica Ricca a questo giornale.

“Stiano tranquilli i Silveri o Colizza, i De Blasis – aggiunge – Io ho solo denunciato, perché andava e va fatto fermamente, ciò che era lo stato d’animo di Luana, le mie parole non sono certamente infondate. Di Luana Ricca nel nostro paese ce ne sono a centinaia! A tutti loro dico di tenere duro e se ce ne fosse la necessità di denunciare questo mal governo tutto italiano”.

“La mia battaglia, che era quella di Luana già dall’anno precedente, non è certamente contro la direzione sanitaria abruzzese bensì contro il sistema sanità in Italia. Per questo utilizzerò ogni mia forza, qualunque opportunità per poter un giorno, quanto prima, conferire con il ministro Lorenzin, affinché la morte tragica di mia sorella non resti invana ma sia determinante per cambiare una volta per tutte le pastette italiane e i meccanismi obsoleti della pubblica amministrazione”.