L’AQUILA – Traffico illecito di rifiuti e concorso in corruzione.
Sono queste le accuse con cui i Carabinieri del Noe di Pescara, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia dell’Aquila, hanno notificato quattro ordini di custodia cautelare indirizzati al sindaco di Magliano de’ Marsi, Gianfranco Iacoboni, l’assessore, Angelo Iacomini, e due imprenditori, i fratelli Gianfranco e Sergio Celi, proprietari di alcune cave a Magliano dei Marsi, L’Aquila e Forme di Massa d’Albe.
Per tutti sono stati disposti gli arresti domiciliari.
Nell’ambito dell’inchiesta ci sono anche sette indagati a vario titolo. Si tratta del costruttore Marco Sanzi, Alessandro Arcangeli, Armando Romanelli, Marcello Accili, Luigi Morgante e di due ingegneri, Armido Frezza e Volfango Millimaggi.
Contemporaneamente alle custodie cautelari è stato eseguito il sequestro di una cava di circa 14 ettari gestita dai due fratelli nei comuni di Massa D’Albe e Magliano, di parte dell’impianto di produzione di calcestruzzo che la stesssa società ha installato nel nucleo industriale di Bazzano (L’Aquila) e sei ville a schiera situate a Carsoli (L’Aquila).
Nel complesso il valore dei sequestri effettuati ammonta a circa 10 miloni di euro. Le indagini sono state dirette dal procuratore Alfredo Rossini e dal sostituto Antonietta Picardi.
L’attività investigativa, è stato spiegato, ha accertato che gli imprenditori “abbiano inteso rapporti corruttivi con amministratori del comune di Magliano” i quali “hanno ricevuto regalie e promesse di voti per l’emanazione di una delibera di favore durante la campagna elettorale del marzo 2010”.
Altre condotte illecite vengono contestate a carico dei fratelli Celi e ad altri indagati. Tra queste la realizzazione di sei ville a schiera a Carsoli con l’utilizzo di cemento armato, fornito dai Celi, di cui non si conosce la qualità dal momento che le prove di schiacciamento previste per legge sono state falsificate per ottenere le certificazioni necessarie.
La guida del Comune di Magliano de’ Marsi passa ora nelle mani del vice sindaco, Antonio Morgante, che è anche il responsabile della segreteria del commissario delegato per la ricostruzione.
Il prefetto dell’Aquila, Giovanna Maria Iurato, ha sospeso i due esponenti del Comune marsicano.
L’operazione avviene nell’ambito di un’indagine avviata nel gennaio 2010 sul recupero e smaltimento delle macerie generate dal sisma dell’aprile 2009 che vede finora indagate 11 persone. Le misure di custodia cautelare sono state disposte dal Gip del Tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella.
LE ACCUSE DELLA PROCURA
Le accuse che vengono formulate ai quattro arrestati, tutti a domiciliari, e agli 11 indagati, sono a vario titolo di traffico illecito di rifiuti, la sottrazione di inerti in modo abusivo per avere un vantaggio economico, la frode di tributi allo Stato, false certificazioni e corruzione.
Nel traffico illecito di rifiuti ci potrebbero anche essere le macerie del terremoto dell’Aquila.
È stato il pm titolare dell’inchiesta, Antonietta Picardi, a chiarire che sotto questo punto di vista sono in corso indagini.
I CARABINIERI DEL NOE: ”RIFIUTI NASCOSTI NELLA CAVA”
Parlando del sequestro della cava di 14 ettari, il pm Picardi ha evidenziato come la stessa “sia una delle più importanti in Italia per le sue dimensioni”.
“Si prelevava troppo in quella cava – ha detto il capitano Fiorindo Basilico, comandante del Noe di Pescara – e poi si ritombava anche nascondendo gli inerti ed i fanghi di lavaggio delle lavorazioni”.
“La stessa delibera comunale – ha aggiunto – che è stata emessa, concedeva illecitamente un altro pezzo di collina da cavare, non si poteva fare perche’ non era regolare, il Comune non poteva farlo, doveva farlo la Regione che aveva richiamato più volte il Comune a ritirare la delibera”.
“Da un calcolo di massima – ha concluso Basilico – nella cava sono stati estratti 130 mila metri cubi di ghiaia per un guadagno che si aggira tra i 500 mila ed i 2 milioni di euro”.
“Siamo costretti a far fronte – ha detto il Procuratore capo della Repubblica dell’Aquila, Alfredo Rossini – a situazioni come questa, che uno non si aspetterebbe mai, di persone che sfasciano tutto per prelevare fondi leciti, violando le norme, ma noi non ci siamo fatti sorprendere”.
ROTTO ARGINI FIUME VERA
Le indagini dei carabinieri del Noe hanno accertato, inoltre, che i due imprenditori hanno rotto l’argine del fiume Vera a ridosso del loro impianto di produzione di calcestruzzo installato a Bazzano per frodare la normativa in materia di captazione delle acque per uso industriale “generando cosi’ il concreto pericolo di esondazione per le zone immediatamente limitrofe”.
Il procuratore ha quindi spiegato che “le indagini nascono dall’attivita’ info-investigativa che il Noe ha costantemente effettuato sulle operazioni i rimozione, recupero e smaltimento delle macerie che, a L’Aquila e nel ‘cratere’, sono state prodotte dal sisma del 6 aprile 2009”.
Ed è stato proprio grazie all’attività investigativa dei carabinieri che è stata scoperto un traffico illecito di rifiuti inerti perpetrato dai fratelli Celi che vedeva come terminale parte ormai esaurita della loro cava. Nella stessa cava, grazie alla collaborazione dell’Arta dell’Aquila e di Pescara, è stato scoperto che i fratelli Celi hanno sottratto ingentissimi quantitativi di inerti in modo del tutto abusivo, “generando un ingiusto vantaggio economico agli imprenditori e, grazie anche a false certificazioni prodotte da tecnici compiacenti, frodando tributi nei confronti dello Stato per centinaia di migliaia di euro”.
L’indagine ha preso la denominazione convenzionale di “Penelope” “per l’attitudine di indagati e amministrazione comunale di fare e disfare corrispondenza ufficiale tra enti e impresa concordandone i contenuti tra mittente e destinatario”.
PREFETTO SOSPENDE SINDACO E ASSESSORE MAGLIANO DE’ MARSI
Il prefetto dell’Aquila, Giovanna Maria Iurato, ha preso visione in data odierna della nota pervenuta del Nucleo operativo ecologico di Pescara dell’Arma dei Carabinieri, con la quale si informava che questa mattina sono state eseguite le ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emesse dal gip del Tribunale dell’Aquila, su richiesta della locale procura distrettuale Antimafia, nei confronti del sindaco del Comune di Magliano de’ Marsi, Gianfranco Iacoboni, e dell’assessore Angelo Iacomini.
Considerato che la previsione normativa ex articolo 59 del decreto legislativo 18.8.2000, numero 267 dispone che ai provvedimenti giudiziari di cui sopra consegue la sospensione di diritto dalla carica di sindaco e assessore comunale e accertato che nel caso di specie sussistono i presupposti per la sospensione dei predetti dalle cariche ricoperte, il Prefetto ha dichiarato sospesi di diritto, a termini di legge, Gianfranco Iacoboni e Angelo Iacomini dalle cariche di sindaco e assessore del Comune di Magliano de’ Marsi.
Il presidente del Consiglio comunale facente funzioni è stato incaricato di dare urgente comunicazione del presente atto al Consiglio medesimo.
LA SOLIDARIETÀ DEL VICE SINDACO
“A mio nome e a nome della maggioranza consiliare esprimo la vicinanza e la solidarietà nei confronti del sindaco Iacoboni e dell’assessore Iacomini”.
È il commento del vice sindaco di Magliano de’ Marsi, Antonio Morgante.
“Esprimiamo la sorpresa e il conseguente smarrimento di tutta la popolazione maglianese nell’apprendere le notizie relative alla indagine e ai relativi provvedimenti – prosegue – Siamo certi della rettezza morale e dell’onestá dei nostri colleghi di amministrazione, pertanto siamo sicuri che riusciranno a dimostrare la loro estraneità ai fatti a loro contestati”.
“Ci auguriamo che la magistratura faccia presto e che il corso della giustizia sia rapido – conclude – confidando nelle note qualità di equilibrio e di senso delle istituzioni che hanno sempre informato l’agire di chi sta conducendo le indagini”.
GLI AVVOCATI DEGLI INDAGATI: ”RICOSTRUZIONE GIP STRUMENTALE”
Gli avvocati Antonio Iannucci e Leonardo Casciere, difensori del sindaco e dell’assessore di Magliano de’ Marsi, Gianfranco Iacoboni e Angelo Iacomini, arrestati oggi, precisano in una nota che ‘i due amministratori sono totalmente estranei alle vicende per le quali risultano indagati”.
“In modo specifico – scrivono – in riferimento alle vicende relative allo sgombero degli inerti susseguenti al sisma dell’Aquila”.
“Nessun ruolo e nessuna attività – prosegue la nota dei due legali – è stata posta in essere dai due amministratori in L’Aquila, per cui appare inverosimile che siano stati inseriti in una vicenda del tutto estranea al loro operato”.
Secondo Iannucci e Casciere, “l’unica contestazione è riferita a un presunto atto contrario al dovere d’ufficio riguardante una delibera per escavazione di un terreno in Magliano de’ Marsi. Detta delibera, ritenuta illegittima dalla Regione Abruzzo e dal Gip – proseguono – non è mai stata posta in esecuzione proprio perché la Regione aveva determinato una sua assoluta ineseguibilità”.
“Pertanto – per gli avvocati – appare del tutto strumentale ciò che dice il Gip dell’Aquila nel ritenere responsabili i due amministratori per la mancata revoca della stessa”.
“Tutti sanno – aggiungono gli avvocati – che non si deve revocare una delibera che è ineseguibile. Così come le regalie consisterebbero, da ciò che emerge dal capo d’imputazione, in un presunto contributo alla Asd Monte Velino Magliano de’ Marsi, in una cena presso un ristorante in Scurcola Marsicana e nell’assunzione di un operaio presso la ditta Celi”.
“Orbene – sostiene ancora la nota – la cena è stata pagata dai consiglieri e dagli assessori intervenuti, la somma di denaro alla Monte Velino non è dato sapere se sia stata mai consegnata; l’impegno a richiedere l’assunzione di un onesto padre di famiglia appare preciso obbligo morale di un amministratore, attesa l’attuale situazione economica italiana”.
“Non si comprende perché il Gip dell’Aquila applichi costantemente provvedimenti custodiali adeguandosi pedissequamente alle richieste del Pm, senza valutare ipotesi interdittive dell’attività amministrativa in presenza di presupposti di legge”, concludono.





