L’AQUILA – Continua a far discutere la vicenda delle opere d’arte dell’Aquila restaurate a seguito del sisma e trasferite in strutture museali o espositive di altre città, con il rischio che non possano fare più ritorno.

Una vicenda che da giorni tiene banco nel capoluogo e che ha come principale bersaglio di alcuni operatori culturali la soprintendente ai Beni storici artistici ed etnoantropologici dell’Abruzzo, Lucia Arbace, additata di essere la responsabile di queste continue “trasferte” del patrimonio culturale aquilano.

Un’accusa dalla quale la Arbace si è difesa sostenendo che “quando ci saranno all’Aquila spazi idonei ogni singolo pezzo tornerà in città”.

Sul dibattito torna a far sentire la sua la ex direttrice regionale dei Beni culturali Anna Maria Reggiani, archeologa docente all’università di Chieti e membro della fondazione Aquileia, che nei giorni scorsi aveva avuto parole di fuoco contro la Arbace commentando l’articolo di AbruzzoWeb su Facebook.

“Pare che la soprintendenza competente per i beni storici e artistici, abbia concentrato gran parte delle sue iniziative in un’intensa attività di mostre – scrive la Reggiani – Nulla da dire, sennonché questi eventi se non sono finalizzati alla riapertura del Museo Nazionale d’Abruzzo, danno l’impressione di essere effimeri e non graditi alla collettività aquilana che attende con ansia notizie sullo stato dei restauri delle opere d’arte”.

Sulla questione è intervenuta anche l’assemblea cittadina, che ha annunciato un incontro pubblico per mercoledì prossimo per preparare una manifestazione prevista per il 7 giugno.

L’INTERVENTO DELLA REGGIANI

Un vuoto da colmare nella discussione post sisma all’Aquila, è senza dubbio, quello della costituzione di una rete museale, da attuare mediante una adeguata politica.

Mi auguro che il sindaco rieletto, Massimo Cialente, che si era speso per l’apertura del polo museale di Santa Maria dei Raccomandati, voglia accogliere questa sfida.

Infatti, se il progetto che porterà il nuovo Museo Nazionale di Abruzzo nell’ex Mattatoio, è in fase di realizzazione, vanno tratte due conclusioni, che hanno attinenza con le opere che vi saranno collocate.

La prima è che la mancanza di un museo archeologico, costituisce una grave perdita. L’idea di aprire un polo archeologico all’Aquila è legittima, tanto più che nel territorio del Comune ci sono realtà importanti come Amiternum, città sabina di primaria importanza, mentre l’area industriale di Bazzano ha restituito testimonianze preziose per la ricostruzione del profilo culturale dei Vestini, che si sono aggiunte a quelle di Fossa; mai come in questa contingenza storica, un museo archeologico strettamente collegato al tema identitario, avrebbe potuto rappresentare la speranza di ricostruzione.

Il terremoto ha congelato il processo di valorizzazione dell’archeologia aquilana, mentre l’essere la soprintendenza archeologica dislocata a Chieti, piuttosto che nel capoluogo, comporta in tutta evidenza, un rallentamento per la rimessa in moto delle iniziative passate.

In secondo luogo, pare che la soprintendenza competente per i beni storici e artistici, abbia concentrato gran parte delle sue iniziative in un’intensa attività di mostre.

Nulla da dire, sennonché questi eventi se non sono finalizzati alla riapertura del Museo Nazionale d’Abruzzo, danno l’impressione di essere effimeri e non graditi alla collettività aquilana che attende con ansia notizie sullo stato dei restauri delle opere d’arte.

E qui si tocca un altro tasto dolente della ricostruzione; infatti, dopo un evento traumatico, il patrimonio di una comunità, in cui concorrono la vita comune, la storia artistica e monumentale, passa in secondo piano di fronte alla impellenza dell’intervento neoabitativo o di quello di restauro.

Solo attraverso un’adeguata riflessione critica, è possibile esplorare le modalità con cui l’evento disastroso colpisce un assetto storico-culturale e lo trasforma, modificando con esso l’auto-rappresentazione che gli abitanti hanno del loro mondo per diventare uno strumento di riaffermazione della propria identità che consenta di riaffrontare le prove successive.

In definitiva, superando una visione egoistica e particolaristica del processo culturale, le istituzioni nel ridisegno delle istituzioni museali, potrebbero riprendere il discorso interrotto dal sisma e fare lo sforzo di immaginare un centro della città che ospiti un sistema museale con più sedi, archeologiche, storico-artistiche e di arte contemporanea, una rete come in tante città d’arte italiane, che potrebbe costituire anche la base per un’auspicabile rinascita economica dell’Aquila.

LA NOTA DELL’ASSEMBLEA CITTADINA

L’assemblea cittadina, in seguito alle notizie riportate dalla stampa, relative al trasferimento in altre sedi delle opere appartenenti al Museo Nazionale d’Abruzzo, è intervenuta nel marzo del 2012, con una lettera aperta alla dottoressa Arbace, restata senza risposta.

Nella lettera veniva espressa la forte contrarietà a ogni iniziativa di allontanamento e di diversa collocazione delle opere e si sosteneva la necessità di porre in essere ogni possibile sforzo per valorizzare il prestigioso fondo collettivo, identitario per l’intero territorio aquilano.

Purtroppo la città ha subìto, nel passato, già troppe spoliazioni e, nell’attuale lentissima ricostruzione post sisma, corre il concreto rischio di subirne ancora.

Negli ultimi tempi, si sono alzate altre voci di dissenso verso la paventata sciagurata scelta, non ultime quelle manifestate nel corso della presentazione del restauro di una tela di Giovanni Paolo Cardone, alla notizia che la stessa  sarebbe stata trasferita in altra sede.

L’assemblea cittadina ritiene necessario e non più procrastinabile organizzare un incontro pubblico con tutti gli attori coinvolti nel processo di tutela del patrimonio culturale della città, nella convinzione che la salvaguardia e la fruibilità delle opere sono tra i presupposti per candidare L’Aquila a capitale europea della cultura.

L’assemblea cittadina si incontrerà mercoledì 30 maggio 2012, alle ore 17,30, nel tendone di piazza Duomo, per organizzare modi, contenuti e proposte per l’iniziativa pubblica dedicata a questo importante argomento, che si terrà il giorno 7 giugno.