L’AQUILA – “Il Mia Casa da mesi e mesi chiede al Consiglio regionale l’approvazione di una ‘Legge ad hoc sulla ricostruzione’, a cominciare da quella riparazione, ricostruzione e messa in sicurezza antisismica della edilizia residenziale pubblica che, per competenza costituzionale, attiene proprio e direttamente alla Regione Abruzzo. Per questo obiettivo pratico e concreto il Mia Casa si è fatta carico “presentare e proporre” al Consiglio una articolata e precisa ‘Legge Regionale aperta’”. A scrivere è il coordinatore del movimento degli inquilini delle case popolari Mia Casa, Pio Rapagnà.

“E’ chiaro a tutti ormai – aggiunge – che l’impegno e l’intervento legislativo, di indirizzo e di controllo del Consiglio regionale doveva essere immediato subito dopo il 6 aprile, tempestivo e preciso nel merito della ricostruzione e messa in sicurezza: ma sino ad ora, in effetti, non è stato fatto un bel niente. La questione di merito è stata sottovalutata, mentre gli appelli del Mia Casa non sono stati presi nella dovuta serietà”.

“Così, nonostante gli annunci di sedute straordinarie del Consiglio sulla ‘ricostruzione post terremoto e degli alloggi pubblici Ater, che purtroppo e guarda caso, per un motivo o per un altro e più o meno giustificato ed opportuno, si concludono sempre con un nulla di fatto, le migliaia di famiglie ancora sfollate ne stanno pagando, e ne subiranno per anni, tutte le più dirette e gravi conseguenze”.

“Purtroppo, per quanto emerge dagli eventi e dai comportamenti, sembra che né la maggioranza e né l’opposizione riescano a trovare la forza “istituzionale e legislativa” per partecipare e contribuire alla ricostruzione dell’Aquila”.

“Nel frattempo, ogni ritardo nella ricostruzione sta nei fatti incentivando e rendendo possibile tutta una serie di rinunce e di operazioni immobiliari e speculazioni urbanistiche ed edilizie sugli edifici, sulla aree verdi e su importanti e qualificati spazi “pertinenziali” di interi complessi pubblici e condominiali danneggiati o resi inagibili”.

“La Regione Abruzzo inoltre, onde prevenire ed evitare danni irreparabili e tragedie familiari e sociali enormi, aveva il compito di mettere in atto, sin dal 2003, un intervento significativo per consolidare, rafforzare e rendere più sicuri gli alloggi pubblici rispetto ai rischi sismici incombenti. Infatti, uno specifico studio sullo stato “di sicurezza antisismica” dei 23.850 alloggi pubblici delle Case Popolari Ater, elaborato negli anni dal 2003 al 2006 dalla Società ‘Collabora Engineering-Abruzzo Engineering’ conteneva, e contiene ancora, un dettagliato elenco e certificazioni di edifici residenziali pubblici e di schede tecnico-anagrafiche di accompagnamento per ogni singolo alloggio con annotati i lavori da eseguire e le spese da affrontare per rendere ‘normale e sicuro’ lo stato del patrimonio abitativo della Regione Abruzzo”.

“Tra l’altro, nel contesto di emergenza post terremoto, la utilizzabilità dei dati elaborati da Abruzzo Engineering avrebbe potuto e può ancora consentire alle varie Istituzioni competenti di avviare e realizzare nei tempi necessari una seria e rapida ricostruzione degli alloggi pubblici e lanciare una efficace e concreta ‘Operazione Casa sicura’”.

“La gravità della situazione sul campo avrebbe dovuto comportare, come minimo, una apposita seduta solenne del Consiglio Regionale, della Giunta e degli organi dirigenti delle 5 Ater della Regione Abruzzo. Eppure ci sono ben 150 milioni di Euro a disposizione del Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche e degli altri soggetti attuatori, mentre altri finanziamenti devono e possono essere richiesti al Governo nazionale e alla Comunità Europea.”