L’AQUILA – Due lati di una piazza agli antipodi come due lati di una stessa medaglia: un contrasto forte sottolinea il senso di incertezza e precarietà di una città, L’Aquia, dove la provvisorietà è un’abitudine con cui convivere quotidianamente.

La piazza è quella intitolata al Battaglione degli Alpini, per intenderci dove si trova la Fontana Luminosa: da un lato l’auditorium di Renzo Piano, costruito in sei mesi e inaugurato alla presenza del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, anche se ancora chiuso perché il cantiere deve essere ancora ultimato.

Dall’altro un’impalcatura, che pare diventata un pezzo di arredamento urbano, un tutt’uno con l’edificio che abbraccia misteriosamente da più di un anno, nonostante lo stabile sia classificato “B”, quindi con danni lievi, e tutt’intorno siano ormai diversi gli immobili tornati agibili.

La storia è quella di lavori iniziati e mai terminati, di una pratica che inizialmente sembrava già smaltita e che invece è ancora chiusa in qualche cassetto, di incontri frenetici con tecnici della filiera e del Comune, di richieste di chiarimenti e di speranze di tornare a casa che vacillano di fronte al muro di gomma della burocrazia.

Una vera odissea, come racconta Patrizia Vitaliani che, con il marito, gestisce la cartoleria “Coccinella”, nello stesso immobile che ospita la storica ferramenta di Giancarlo Vitaliani e, al piano superiore, il suo appartamento e la casa materna.

Tutto è fermo da un anno, tanto che in occasione dell’inaugurazione del “cubo” di Renzo Piano, la donna esasperata ha esposto sull’impalcatura uno striscione che vale più di ogni altro commento.

“Per il Comune questo edificio non esiste. La mia pratica è in un labirinto. Ci sarà mai una via d’uscita?”, recita il cartellone.

“La mia pratica è stata presentata il 14 settembre 2011 e il contributo provvisorio è stato concesso nel mese di novembre – spiega la donna ad AbruzzoWeb – In attesa che arrivasse il definitivo la ditta ha montato l’impalcatura e ha cominciato i lavori che, però, sono stati bloccati a gennaio di quest’anno. Il definitivo non è mai arrivato, nonostante si tratti di un edificio classificato ‘B’ e la filiera ha bloccato ogni tipo di processo”.

La Vitaliani spiega anche che, “nonostante i solleciti, di questo contributo non vi era più traccia, salvo poi scoprire che Comune e filiera dovevano confermare la convenzione”: ormai ha maturato una vera esperienza tra uffici tecnici e norme.

“Sono stata anche rassicurata, in quanto l’immobile era stato inserito nella cosiddetta ‘area  breve’ (ovvero quella con priorità per l’espletamento pratiche e concessione di  contributo, ndr) – prosegue -ma poi ho scoperto che invece è stato escluso anche da lì. Il tutto attraverso continue visite in uffici e colloqui con tecnici della filiera e del Comune. Mi è stato detto persino di aver sbagliato a non essermi rivolta al Tar per ottenere quello che era un mio diritto!”.

“Ora non so quando questa pratica verrà chiusa, e mi rendo conto che nella mia situazione si trovano molti altri cittadini – si lamenta l’esercente – Io sono in affitto e mia madre in un alloggio delle new town: il mio pensiero è soprattutto per lei che mi chiede continuamente quando potremo tornare a casa e se dovrà passare un altro inverno lì”.

La questione è giunta anche alle orecchie del sindaco, Massimo Cialente: sulla sua pagina Facebook, infatti, alcuni utenti hanno pubblicato la foto dello striscione e il primo cittadino ha commentato: “Se questo proprietario vuole potrà parlarne con me o con l’assessore Di Stefano. Comunque, per esperienza, quando ci sono queste vicende dietro vi sono aspetti particolari, che chiariremo”.