L’AQUILA – Entrambi gli ingressi dell’Istituto d’istruzione superiore “Da Vinci-Colecchi” dell’Aquila, sono stati transennati perché inagibili a nove anni dal terremoto del 6 aprile. Una decisione che ha suscitato dubbi e polemiche tra gli stessi studenti della scuola, “indignati e stupiti” perché per anni “ci siamo passati senza sapere della loro pericolosità”.
La situazione, definita “paradossale” dai ragazzi che frequentano l’istituto, va ad aggiungersi all’annosa questione della palazzina inagibile del corpo centrale che “da tutti questi anni incombe sui laboratori che frequentiamo quotidianamente”.
A denunciare ad AbruzzoWeb timori e perplessità degli studenti Leonardo Lattanzi, rappresentante d’istituto.
L’ingresso su viale Aldo Moro è stato interdetto già all’inizio dell’anno scolastico, “perché il ponte pedonale che si deve attraversare per entrare è stato dichiarato inagibile e chiuso per questioni preventive, almeno così ci hanno detto”, spiega.
“Noi avevamo già chiesto di effettuare tutte le verifiche del caso, abbiamo parlato con la Provincia che però ci ha sempre tranquillizzati, eppure adesso è chiuso fino a data da destinarsi”, sottolinea il giovane.
Lattanzi, raccogliendo anche le istanze degli altri studenti, racconta di una clima a metà tra lo stupore e il nervosismo: “Siamo rimasti interdetti e a scuola sono in molti a dire ‘prima o poi ci lasceranno dentro l’istituto, in un modo o nell’altro’, e poi siamo sempre gli ultimi a sapere le cose”.
Con l’interdizione anche dell’ingresso principale, avvenuta circa due mesi fa, i ragazzi devono entrare “da una stradina secondaria, non asfaltata, che con la pioggia diventa fangosa e quasi inaccessibile”, racconta.
La nuova chiusura, secondo il giovane aquilano, si sarebbe resa necessaria perché “il rivestimento in cemento delle colonne si è staccato in pezzi molto grandi, non dovrebbe essere un problema di natura strutturale, insomma non ci cadrà il soffitto in testa, ma comunque anche in questo caso la decisione di chiudere gli ingressi è fino a data da destinarsi”.
I dubbi sono comuni a tutti gli studenti: “Com’è possibile che a nove anni si sono accorti di queste criticità? Prima il problema non c’era? Eppure noi le avevamo segnalate più volte”, gli interrogativi più frequenti.
Tornando alla spinosa vicenda del corpo centrale dell’istituto: è stato dichiarato agibile all’inizio di questo anno scolastico, dopo un’opera di messa in sicurezza della palazzina, dichiarata “da abbattere” dopo il sisma del 6 aprile 2009, ulteriormente compromessa dalla scossa del 24 agosto scorso ad Amatrice (Rieti) e ancor di più da quella di Norcia (Perugia) del 30 ottobre. Ma la “messa in sicurezza” non convince gli studenti.
“L’edificio continua ad incombere su di noi e sulle aule che frequentiamo. Non sono un tecnico e non so se se la cosiddetta ‘messa in sicurezza’ possa effettivamente evitare il crollo dell’edificio nel tempo o nel caso di un altro evento sismico, sperando che non accada ovviamente”, dice Lattanzi.
Poi, riferendosi alla Provincia dell’Aquila, il rappresentante ammette che tutti i ragazzi “si sentono un po’ abbandonati. Si preoccuperanno della questione solo quando e se accadrà di nuovo una tragedia. Aspettano di portarsi qualcuno sulla coscienza? Ci avevano promesso l’abbattimento a stretto giro, ma nulla è stato fatto; vedremo quest’estate se finalmente ci sarà una svolta”.
L’abbattimento della palazzina non è l’unica promessa non mantenuta da parte dell’Ente provinciale aquilano secondo Lattanzi: “L’inverno appena passato siamo ‘morti di freddo’, avevano promesso il cambio delle caldaie, poiché quelle esistenti sono insufficienti a riscaldare tutta la scuola, ma non è stato fatto”.
“Adesso non ci resta che aspettare una nuova promessa, l’ennesima da non mantenere”, conclude.






