L’AQUILA – “Gli operatori del settore turistico in Abruzzo sono abbandonati al loro stessi. La nostra è una realtà che potrebbe emergere, considerate le bellezze che ci sono, ma che purtroppo non viene gestita in maniera illuminata dalle istituzioni”.
Questo il commento di Giuseppe De Matteis, un giovane imprenditore di 26 anni che ha aperto il Bed&Breakfast “Il Gatto” a San Giovanni, una delle sette ville che costituiscono il comune di San Demetrio ne’ Vestini (L’Aquila).
Dopo il terremoto del 6 aprile 2009 De Matteis ha scelto di buttarsi nel mondo del turismo per “il desiderio di recuperare la memoria storica di un borgo poco conosciuto”.
“Amo il contatto con la gente, ma è stato il desiderio di onorare la memoria di mio nonno, di realizzare il suo sogno, che mi ha spinto in questa iniziativa, senza nessuna paura”.
Dove nasce l’idea di aprire un Bed & Breakfast?
Ho conosciuto questo tipo di strutture nei miei viaggi in giro per l’Italia e mi sono reso conto che all’Aquila ce ne sono davvero poche. Così ho pensato di investire su questo settore. La mia iniziativa nel concreto nasce anzitutto dal desiderio di recuperare la memoria storica di un borgo, San Giovanni di San Demetrio, al quale la storia della mia famiglia è indissolubilmente legata, dal desiderio di onorare la memoria di mio nonno Silvio De Matteis e del suo amore per il paese e poi dalla necessità concreta di ripristinare una proprietà della mia famiglia. La struttura apparteneva a mio zio Arturo Pelliccione, attualmente presidente della Camera di commercio di Toronto, in Canada, che, a seguito del terremoto ha deciso di venderla a me.
La struttura è stata danneggiata dal terremoto?
Per fortuna no, l’avevamo ristrutturata nel 1996 con la ditta di famiglia.
Che tipo di clientela ha?
Al momento principalmente operai. Si tratta del personale che arriva da tutta Italia per lavorare nei cantieri della ricostruzione post-terremoto, del resto dalle mie parti al momento ci sono davvero poche strutture ricettive, quindi la gran parte di questi operai viene da me. Nel weekend e durante le festività, invece, arrivano anche i turisti.
Ha intenzione di allargarsi, prima o poi?
Spero di sì. Ho altre proprietà a San Giovanni e mi piacerebbe creare un’impresa ricettiva ispirata all’albergo diffuso; del resto in questo modo potrei occuparmi concretamente della rivalutazione del borgo, recuperando gli scorci più suggestivi. Inoltre mi piacerebbe recuperare anche la casa di mio nonno, sempre in paese, distrutta dal terremoto, e aprirci un ristorante in cui offrire prodotto tipici.
In Italia il turismo sembra in una fase di stallo, le istituzioni non sembrano in grado di rinnovare la proposta turistica. Crede che all’Aquila la situazione sia differente?
No, al contrario. Il turismo all’Aquila c’è ma più che altro d’estate, ce ne potrebbe essere di più se solo il territorio fosse adeguatamente valorizzato. La colpa, secondo me va attribuita a decenni di politiche sbagliate che non si sono affatto preoccupate di curare e gestire le risorse, di creare servizi, di incentivare il turismo. Il problema reale è che tutto ciò sia di fatto diventato una realtà, parte integrante della mentalità degli aquilani.
Quali sono le attrazioni sulle quali si dovrebbero puntare i riflettori?
Ci sono molte attrazioni a San Giovanni, e nei paraggi, sulle quali si dovrebbe puntare: la sorgente Acquatina, Villa Malinpietri, una struttura, quest’ultima, privata, e molto danneggiata dal sisma che, adeguatamente ripristinata, potrebbe rappresentare una risorsa importantissima; Palazzo dei Preti a San Demetrio e tutte le proprietà della famiglia Cappelli, ora proprietà della Chiesa. Non bisogna poi dimenticare il lago Sinizzo che manca di qualunque tipo di servizio al pubblico e le Grotte di Stiffe, tra i più bei siti naturali d’Italia. Purtroppo si tratta di attrattive molto poco conosciute dagli aquilani stessi, se solo si fosse in grado di sfruttarle, creerebbero un mercato notevole, che permetterebbe di rilanciare l’economia.
Lei cosa propone di fare concretamente per incentivare il turismo nella sua zona?
Mi sto adoperando per creare un evento il 20 giugno prossimo, la Notte di San Giovanni, sulla falsariga della Notte delle Streghe a Castel del Monte, per far conoscere il paese un po’ meglio. Dal canto mio, mi impegnerò sempre per migliorare le cose. Il problema all’Aquila è che gli operatori del settore turistico sono lasciati a loro stessi, in un totale isolamento. Al momento riusciamo a tirare avanti grazie agli operai che lavorano per la ricostruzione ma quando tutto questo sarà finito e potremo contare solo sul turismo, chissà come andranno le cose.
A seguito del terremoto, l’Abruzzo ha i riflettori puntati, è una regione nuova su cui puntare, bisognerebbe impegnarsi attivamente per alimentare il mercato del turismo, creando servizi, ora più di prima. Inoltre è importante puntare sui giovani e su progetti seri che permettano di raggiungere degli obiettivi. Bisogna accantonare lo scetticismo con cui si guarda al nuovo.
Come “combatte” la concorrenza?
Punto tutto sul rapporto con il cliente. Cerco di fornire ai miei ospiti molte informazioni, trasmettendo tutto il mio entusiasmo per i prodotti e le bellezze locali, così da fornire uno strumento di lettura del territorio. Sono sempre presente, servo la colazione agli ospiti, non risparmiando in qualità e quantità, perché è il rapporto di tipo familiare che si instaura con i clienti che li spinge poi a tornare.
Il suo B&B è presente anche su Facebook?
Certo, Facebook e gli altri social network sono dei mezzi pubblicitari straordinari perché arrivano in posti dove fisicamente è molto difficile arrivare. Li ritengo molto importanti.



