L’AQUILA – “Salvare le ‘casette’ antisismiche? C’è un problema di emergenza e di legge. Se ci danno delle norme d’appiglio è bene, altrimenti come si fa? Nel nuovo piano regolatore qualche disposizione c’è, ma il Comune non può fare una norma per tutti come avvenne nel 2009”.

Lo spiega l’assessore alla Ricostruzione e alla Pianificazione del Comune dell’Aquila Pietro Di Stefano, in risposta alle nuove sollecitazioni del Comitato 58 che si batte per la stabilizzazione dei manufatti temporanei in legno o altri materiali, realizzati dopo il terremoto del 2009.

Una replica che Di Stefano non avrebbe troppa voglia di dare ora, “la tragedia di Rigopiano e dei nostri paesi è ancora in corso e già ci si sbraccia a chiedere i condoni? Nessuno sta forzando la mano o accelerando sugli abbattimenti – rimarca – questo non è il momento né delle ruspe, né dei condoni”.

Il punto è che la famosa delibera 58 che autorizzò le costruzioni anche in cemento armato, anche su terreni agricoli, è stata fatta in regime emergenziale “e si appoggiava a delle leggi nazionali, perciò chiamava quei manufatti temporanei”.

Sono state circa mille le autorizzazioni concesse, ma secondo le stime mai smentite le “casette” sono arrivata a 2 mila nel territorio comunale e 4 mila nel “cratere” dei Comuni colpiti dal sisma 2009.

La delibera fu poi ritirata, nel 2012 sono scadute le autorizzazioni triennali e chi non avesse ancora casa inagibile, in quel caso infatti valeva la proroga fino a fine lavori, è stato costretto o a regolarizzare i manufatti con autorizzazioni edilizie, oppure a buttarle giù.

Nello stesso anno si è usciti dallo stato commissariale di emergenza e la “pacchia” di ordinanze e di norme locali con forza di legge è finita.

La musica, insomma, è decisamente cambiata, di qui la difficoltà anche solo a pensare a una proroga, al di là della linea politica che, nelle parole del sindaco, Massimo Cialente, e del vice, Nicola Trifuoggi, è sempre stata quella della “tolleranza zero”, ossia di ‘spallare’ le case abusive.

Gli abbattimenti, per la verità, sono in corso, “ma solo delle casette realizzate in zona a rischio esondazione – precisa Di Stefano – Dicono che le ‘casette’ siano più sicure, ma immaginate che succederà in zone a rischio ora che si scioglierà tutta queste neve? Si rischiano allagamenti certi”.

Dopo le cinque forti scosse in serie di Montereale, comunque, molti aquilani sono rientrati nelle loro “casette”. Il rischio è quello di non uscirne più, avendo paura non dei crolli, ma anche solo di percepire le scosse nelle case ricostruite.

“È una paura che capisco, siamo provati dopo sette anni di stress continuo, tutti noi non ne possiamo più – dice Di Stefano – Chiaro che la soluzione migliore sarebbe la casa di legno, ma tanto le scosse mettono paura perfino lì dentro, perfino in tenda, perfino all’aperto, tanto siamo logorati”.

Ecco perché, secondo l’assessore, “non è possibile assecondare questo istinto, non si può avere da una parte una casa bella e da una parte una casa come rifugio. Concentriamoci piuttosto – l’invito – ad avere una sola casa sicura. Si stanziano anche 10 milioni di euro per aggregati che in condizioni normali mai avrebbero visto lavori, le città italiane sono vecchie mentre noi abbiamo una chance e avremo una città migliore di prima”.

“Vedo che i proprietari non ci pensano più molto, così come i tecnici: ci sono contributi stanziati da un anno e progetti ancora non depositati, è assurdo – conclude Di Stefano – Questo è il messaggio, qualcuno non lo ha capito ed è grave, qualcuno se ne è dimenticato ed è anche peggio”.

Parole che ricordano quelle dello psichiatra Vittorio Sconci, che a questo giornale ha evidenziato che “bisogna riacquistare la fiducia nei confronti di chi ha pensato alla nostra vita ricostruendoci la casa. Non si può pensare che i lavori siano stati fatti male, è una dietrologia che non fa parte di una relazione civile tra persone che guardano avanti”.

“In Giappone dovrebbero crearsi situazioni di raccolta tutti i giorni, perché il fenomeno è di gran lunga superiore e di gran lunga più frequente – la risposta – Questa della paura è una reazione umana che, però, è scollegata da un dato di realtà cambiato rispetto a dieci anni fa”, le parole del medico che si sposano con quelle dell’assessore.