L’AQUILA – “È una porcata, una tangente legalizzata”: non usa mezzi termini Nino Bruno, presidente della Libera cooperativa di garanzia dell’Aquila che boccia senza appello la novità contenuta nel nuovo accordo tra Regione e Ance che prevede la corresponsione di un contributo da parte delle imprese che consentirà di pagare nuove unità di personale che saranno immesse al Genio civile per velocizzare l’esame delle pratiche di ricostruzione post-terremoto.
All’indomani della nuova inchiesta che ha portato la Guardia di Finanza a denunciare un imprenditore che avrebbe dichiarato falsamente di aver pagato due fornitori per ottenere a sua volta dal Comune il pagamento di due Sal (stati di avanzamento lavori), Bruno rilancia poi la battaglia, di cui è stato tra i pionieri, a difesa dei subappaltatori.
Bruno torna a ripetere che occorre pretendere sia la fattura quietanziata che il tracciamento finanziario che dimostri l’effettivo pagamento, perché solo la prima è insufficiente visto che un piccolo creditore potrebbe essere indotto a dichiarare di essere stato pagato per non essere escluso da futuri lavori.
“Le associazioni di categoria dov’erano quando hanno scritto la legge? O dormivano o erano in malafede”, tuona il presidente della cooperativa, che ricorda con rabbia quando il sottosegretario alla Ricostruzione Paola De Micheli intervenne in Consiglio comunale all’Aquila “recitando una pappardella senza ascoltare, il tavolo di confronto al quale fummo invitati era inesistente, sono arrivati con un piatto pronto andandosene senza ascoltare”.
“Stanno facendo di tutto per agevolare le grandi imprese e stritolare le piccole – aggiunge Bruno – dovevano mettere a disposizione una struttura per agevolare le piccole aziende locali in modo che si consorziassero”.
A proposito dei lavori di riparazione degli immobili danneggiati dal sisma, considera poi “assurdo che l’appalto vada solo alla ditta edile, visto che ci sono diversi capitolati”. E accusa: “Le imprese edili sono messe nelle condizioni di ottenere utili da lavorazioni per le quali non c’entrano nulla!”.
“Se ci sono 10mila euro per gli impianti elettrici – spiega – l’impresa di costruzioni avendo le mazze in mano decide di mettersene in tasca la metà, subappaltando il lavoro a 5mila. Un utile di azienda del 20 per cento ci può stare, ma gli altri 30 non esistono!”.
A proposito del cosiddetto corrisposto, il contributo che le imprese avranno facoltà di pagare per l’istruttoria delle pratiche del sisma e che sarà proporzionale alla volumetria dell’intervento, ma comunque non superiore a 500 euro, Bruno spiega che “non è questione di 500 euro, è sbagliato il principio”.
“Una possibilità che sulla legislazione nazionale non esiste, è qualcosa che trascende la legislazione – accusa – ma comunque è qualcosa che non ritengo sia corretto”.
Il timore sembra poi essere quello che diventi uno strumento di pressione nei confronti del Genio civile e finisca per agevolare le grandi imprese, visto che “le aziende più grandi pagheranno più contributi e quindi le loro pratiche saranno più rapide”.
Carlo Saggese, presidente della Fenailp (Federazione autonoma imprenditori e liberi professionisti), rincara la dose: “Accade che il contratto tra proprietario e impresa venga sottoscritto dopo il decreto del Genio civile, c’è quindi il rischio che questo contributo diventi un’arma di ricatto, comunque la si veda, sia da parte del condominio che dell’azienda”.



