TERAMO – I 138 sindaci del cratere sismico di Abruzzo Marche Lazio e Umbria uniti in un comitato, per dare battaglia e dire basta ai clamorosi ritardi e alle infinite incertezze della ricostruzione, al palo da due anni. Da quando il 24 agosto e il 30 ottobre 1016 e poi ancora il 18 gennaio 2017 la terra ha tremato nel centro Italia provocando 303 morti, 388 feriti e 11.000 sfollati. Lasciando dietro di sè una profonda ferita in territori dell’Appennino che già subivano la marginalità economica e sociale e minacciati dall’inesorabile spopolamento. 

E’ quanto hanno deciso, ieri pomeriggio, le decine di sindaci che si sono incontrati all’università di Camerino, nelle Marce.

Tra loro anche quelli di Teramo Gianguido D’Alberto, di Montorio al Vomano Ennio Facciolini, di Cagnano Amiterno Iside di Martino, e di Montereale Massimiliano Giorgi. In rappresentanza di tutti gli altri primi cittadini del cratere sismico 2016-2017 abruzzese. 

A breve sarà redatto un documento programmatico, di cui è già pronta una bozza, da portare su tutti i tavoli istituzionali. Anche attraverso azioni eclatanti, se il governo giallo-verde, e in primis il sottosegretario con delega alla Ricostruzione Vito Crimi,  e il commissario per la ricostruzione Piero Farabollini, non daranno le risposte attese. 

La principale richiesta è quella legge speciale per le aree di tutto il cratere sismico, e intanto un’accelerazione della ricostruzione pubblica, con fondi certi ed adeguati per iniziare a riparare in tempi strettissimi almeno le abitazioni meno danneggiate, classificate “B”. E ancora l’aumento di personale negli Uffici speciali della ricostruzione, e negli uffici sisma dei Comuni, la semplificazione delle procedure. 

“Nel mio Comune – ha ricordato D’Alberto – dopo due anni abbiamo appena il 6 per cento di pratiche evase. Per sbloccare la situazione bisogna fare fronte comune, dobbiamo evitare che a livello governativo questo terremoto sia trattato ancora come di serie b”

“I sindaci sono stati estromessi completamente dalla catena della ricostruzione – ha poi ricordato Giorgi – eppure siamo il primo front office con i cittadini. Io credo che i Comuni dovrebbero essere la prima catena. La ricostruzione non può essere fatta e decisa a decine di centinaia di chilometri da dove sono le esigenze. Il Governo attuale dovrebbe rivedere l’impalcato normativo e la struttura organizzativa. In tutta la zona ricompresa fra i due crateri sismici da due anni non è stata affrontata nemmeno la ricostruzione più leggera, che sarebbe potuta partire subito facendo rientrare le persone nelle loro case. Invece siamo costretti a vedere i nostri paesi vuoti e fermi”.

Scendendo nel dettaglio, per la ricostruzione pubblica si propone di mantenere come soggetti attuatori gli enti proprietari delle strutture lesionale, costituendo una centrale unica di committenza e semplificando le procedure. 

Si chiede anche la possibilità di realizzare case provvisorie e removibili in prossimità ta dei piccoli centri inagibili, per consentire il ritorno dei tanti oriudi proprietari di seconde case. Una proposta che era partita anni fa dall’alta valle dell’Aterno. 

Tra i provvedimenti di sostegno economico vi è quella a favore di coloro che traevano reddito familiare dalla proprietà di immobili concessi in locazione, soprattutto alla popolazione studentesca e che non hanno avuto alcun tipo di sostegno economico pur avendo perduto in molti casi l’unica fonte di reddito. 

Si chiede la proroga dell’indennità una tantum anche per il 2017 e 2018 per gli operatori economici che hanno avuto attività sospese e per coloro che non sono ancora riusciti a completare le pratiche di delocalizzazione. Politiche economiche a lungo termine e di ampio respiro e istituzione di una Zona Economica Speciale; applicazione di una ‘fiscalità di vantaggio’ di più ampio respiro territoriale per imprese e professionisti che svolgeranno attività nei comuni del cratere e anche ad intensità variabile secondo i diversi livelli di danno, per una durata non inferiore a 25-30 anni. 

Il terremoto del 2016-2017 ha colpito in Abruzzo i seguenti comuni: Castelcastagna, Campli, Castelli, Civitella del Tronto, Colledara, Cortino, Crognaleto, Fano Adriano, Isola del Gran Sasso, Montorio al Vomano, Rocca Santa Maria, Pietracamela, Torricella Sicura, Tossicia, Valle Castellana, Penna Sant’Andrea, Basciano e il capoluogo Teramo, in provincia di Teramo, Montereale, Pizzoli, Barete, Cagnano Amiterno, Campotosto e Capitignano in provincia dell’Aquila,  Farindola, Catignano, Civitella Casanova e Penne, in provincia di Pescara.