CHIETI – “Ero seduto nel mio ufficio con i gomiti appoggiati alla scrivania, quando l’ho sentita roteare per quattro o cinque secondi. Ho guardato subito il mio collega di fronte a me e ho capito che anche lui ha avvertito quella scossa. Non ho avuto alcun dubbio nel pensare che si trattasse di terremoto”.
Marco Salerno, originario di Ari, piccolo centro in provincia di Chieti, è responsabile ingegneria Vodafone. Era nel suo ufficio al quarto piano quando ha avvertito il tremolio ma, “da buon abruzzese, che di scosse sismiche ne ha sentite molte”, dice di non essersi agitato più di tanto. Ha fatto un giretto in corridoio per scambiare qualche impressione con i colleghi di lavoro e poi è ritornato alla sua scrivania, per controllare su internet se la rete dava notizia della scossa sismica. Alle 9.09 c’era già un’ultim’ora che parlava del sisma.
“Noi abruzzesi siamo purtroppo abituati alle scosse di terremoto, ma qui a Milano è un’altra cosa – riferisce ancora – infatti in molti sono scesi in strada e ci sono rimasti per un po’. La scossa è stata avvertita da tutti, gli unici che non se ne sono accorti sono quelli che viaggiavano in macchina o in metropolitana, come mi hanno riferito colleghi che in quel momento stavano arrivando a lavoro”.
Anche Ilaria Raridi, teatina trasferitasi a Milano per lavoro, conferma di aver avvertito la scossa tellurica. “Ero già al lavoro quando ho sentito il tremolio – ricorda – ho capito subito che si trattava di terremoto e, appena mi sono tranquillizzata, non ho potuto non pensare al terremoto abruzzese del 6 aprile 2009”.
Stessa reazione anche da parte di Cristiana Di Felice, avvocato di Pescara che da tempo vive e lavora a Milano. Per lei, che si trovava in ufficio in zona Cadorna, prima di tutto un bello spavento:
“Ho avvertito la scossa – racconta – e subito sono scattata dalla sedia della mia scrivania fino alla porta dell’ufficio, rimanendo ferma sotto l’architrave della porta, secondo le indicazioni sulle cose che bisogna fare in queste occasioni. Poi, però, sono subito tornata alla mia scrivania e al mio lavoro. E subito dopo il pensiero è corso al terremoto che ha sconvolto la mia terra”. (ar.ia.)





