L’AQUILA – Stabilità di lavoro garantita fino al 2020 per circa 200 lavoratori con contratti a termine, confermata la chiusura degli uffici periferici della ricostruzione 2009 (Utr) con tentativo di spostarla da metà 2018 alla fine del prossimo anno.
Ad annunciarlo oggi, nel corso di un incontro con la stampa, la senatrice aquilana del Partito democratico Stefania Pezzopane, che ha fatto il punto sui provvedimenti inseriti nel decreto fiscale e nella legge di bilancio in relazione ai terremoti 2009 e 2016.
“Ci sono 53 precari storici, 50 lavoratori a tempo determinato del ‘concorsino’ e circa 100 cococo che potranno stare tutti tranquilli fino al 2020, il governo ha accettato il principio che abbiamo bisogno di una base stabile per svolgere tutto questo lavoro”, ha spiegato.
“Per 3 anni c’è un pacchetto definito, è la prima volta ed è stata una battaglia importante – ha rimarcato – A queste persone ora bisognerà dare un compito di accelerazione che non puoi pretendere se la loro unica preoccupazione è il rinnovo di 3 mesi in 3 mesi come avveniva fin qui”.
A questo, ha specificato, si abbina “una strategia di stabilizzazione e di sedi stabili per i Ripam, per fare in modo che, entro la data ipotetica di ricostruzione del 2023, possano avere sede stabile di lavoro invece di finire in mobilità”.
Per quanto riguarda gli uffici territoriali per la ricostruzione (Utr), “la loro soppressione non nasce da emendamenti ma è stata voluta dal sottosegretario Paola De Micheli, ci sto lavorando per apportare delle correzioni”.
La Pezzopane non ha risparmiato critiche a una misura che, ha rilevato, “sarebbe stata giusta in una fase più avanzata, ma adesso crea solo disorientamento. Speriamo di trovare una soluzione nella lettura alla Camera, al Senato non si è potuto correggere”.
“Ho già passato testo di possibile emendamento al deputato Antonio Castricone, l’ipotesi è di prorogare a fine 2018 la misura ora ipotizzata per il 1° maggio del prossimo anno per predisporre, capire e riorganizzare. In ogni caso, la governance dei sindaci non si tocca”, ha concluso. Alberto Orsini



