L’AQUILA – “Eravamo i genitori di 13 universitari morti sotto le macerie. Ci univano il dolore immenso e la stessa voglia di capire perché un figlio sano e intelligente era morto in quelle circostanze. Qualcuno diede del valium a quei 54 fuorisede che non conoscevano la storia martoriata da terremoti di quella terra”.
E’ un passaggio dell’intervista, a firma del giornalista Umberto Braccili, a Sergio Bianchi, presidente della onlus Avus 6 aprile 2009, che ha perso nel sisma del 6 aprile 2009 il figlio Nicola, studente all’Aquila,
IL DOLORE DI UN PADRE, “HO PERSO NICOLA, CI DISSERO CHE LA CASA IN AFFITTO ERA SICURA”
Davanti agli studenti del Cotugno de L’Aquila, Chiara Franchi , ingegnere – architetto di Pontedera, ha ricevuto il premio per l’undicesima edizione del premio Avus 2009 .
Va avanti dal 2014 “la competizione per la migliore tesi sulla prevenzione sismica tra le università italiane.
Sergio Bianchi di Monte San Giovanni Campano in provincia di Frosinone, che ha perso nel sisma il figlio Nicola, afferma quanto segue: “Pensammo allora che coinvolgere con un premio i neolaureati era il modo migliore per coinvolgerli per costruire meglio la nostra Italia. Noi moriamo ogni giorno, un genitore non può lasciare questa terra prima di un figlio”.
È’ il presidente di una onlus, Avus 6 aprile 2009 che nacque qualche giorno dopo il sisma de L’Aquila.
“Eravamo i genitori di 13 universitari morti sotto le macerie. Ci univano il dolore immenso e la stessa voglia di capire perché un figlio sano e intelligente era morto in quelle circostanze. Qualcuno diede del valium a quei 54 fuorisede che non conoscevano la storia martoriata da terremoti di quella terra”.
Sergio parla dell’appartamento dove viveva Nicola insieme ad altri compagni di studio.
“Quando incontrammo il proprietario per stilare il contratto ci disse che quell’ edificio era stato ristrutturato sei anni prima. Sottolineò che era praticamente nuovo”.
Il presidente di Avus 2009 è stato giorni fa a Palazzo Teodori, una sede della Camera in piazza del parlamento a Roma per incontrare la politica. Iniziativa di “noi non dimentichiamo” che riunisce un coordinamento che vede la partecipazione di tante associazioni.
Dal Ponte Morandi a Viareggio, da San Giuliano di Puglia a Rigopiano, dall’Aquila alla Torre piloti di Genova ed altri .
“Erano presenti Debora Serracchiani e Simona Bonafè del Pd e Valentina Dorso per il M5s. Abbiamo proposto interventi per la prevenzione dei disastri colposi, l’accelerazione dei processi e l’annullamento della prescrizione”.
La storia di Sergio e del “suo” Nicola è l’esempio di quello che non deve succedere :” Chi aveva redatto gli interventi da effettuare sullo stabile dove è morto mio figlio ammise nel processo di primo grado di non averne presentato uno. Fu condannato ad oltre tre anni e poi in secondo grado la pena fu ridotta sotto i due. La cassazione chiese di riaprire il processo: il quesito verteva sull’importanza dello studio mancante. Si tornò in corte d’appello. Nella prima udienza fu comunicato che per il processo era scattata la prescrizione.”
Chi ascolta Sergio Bianchi capisce perché dice di morire ogni giorno. “ In sede civile, nel processo alla commissione grandi rischi la giudice ha sancito che la colpa della morte è tutta di Nicola e degli altri ragazzi. Alla penultima scossa dovevano fuggire da casa. Loro erano convinti che il terremoto sarebbe presto andato via da L’Aquila”






